Wallis Bird la tempesta irlandese

Siamo entrati All’Una e Trentacinque Circa, un live pub di Cantù in un seminterrato, che ricorda alcuni bar dei film americani: vinili appesi, luce soffusa e quella strana prospettiva che sembra che il locale si allarghi, come se avessimo occhiali con lente a “fish-eye”. Non c’è nessuno sul palco, ma il posto è pieno. In mezzo alla gente gira una ragazza non tanto alta, ha una lunga treccia che gli scivola sulla spalla, sembra uscita da un racconto fiabesco; è vestita leggera e si guarda intorno come un ragazzino che per la prima volta entra in un bar per “grandi”. Poi si gira e la riconosco, Wallis Bird la cantante folk rock irlandese, che dispensa sorrisi e saluti a tutti i presenti; wikipedia ne parla come un mix tra Ani DiFranco e Janis Joplin.

Impossibile non notare l’incidente che le ha mutilato la mano sinistra, motivo per cui stupisce come possa suonare la chitarra in maniera così favolosa, lo stesso incidente che in qualche modo le ha concesso di avere un marchio di fabbrica unico e inconfondibile: il suono di una chitarra destrorsa semplicemente girata alla mancina. Da poco è uscito il suo album Architect (2014) un vero mix di generi, spazia dall’elettronica al funk, che si può trovare anche in versione deluxe con un cd a parte di cover.

Il momento è arrivato, Wallis sale sul palco, interagisce un po’ con il pubblico e inizia a suonare. La cantante è una vera tempesta, è scatenata e coinvolgente.

Il live è acustico, senza il resto del gruppo, eppure la Bird non fa sentire la mancanza della sezione ritimica: percuote la chitarra come un tamburo e sbatte i piedi a terra così forte che il groove di cassa della batteria non manca mai. Il pubblico è completamente rapito dallo show, sulle note di Hardly Hardly, (pezzo quasi impossibile da immaginare in versione unplugged), la giovane songwriter da il meglio di sé, seguono Girls, I Can Be Your Man e molte altre hit dove non si può fare a meno di intonare i ritornelli con lei. Wallis ha la capacità di trasformare un concerto in una sorta di festa tra amici, tutti cantano insieme mandandosi reciprocamente occhiatine; tra sorrisi e pelle d’oca, lo show dura quasi due ore con anche le immancabili corde rotte, battute e piccoli sketch, ma tutti abbiamo l’impressione di essere lì da non più di dieci minuti.

L’ora è tarda e la piccola irlandese è sempre lì in mezzo ai fan, sorride, firma autografi e abbraccia tutti; le chiediamo se ci concede cinque minuti per un’intervista, lei non si fa nessun problema e ci accompagna nel camerino sempre sorridente.

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