“Weekend”

Il secondo lungometraggio del britannico Andrew Haig è arrivato sui nostri schermi a cinque anni dall’uscita negli U.S.A. e nel resto d’Europa. Inoltre, a causa del giudizio negativo espresso dalla Conferenza Episcopale Italiana, è uscito all’inizio solo in pochissimi cinema d’Essai; poi la programmazione, grazie agli alti incassi nei primi giorni, è arrivata anche in altre città.

Nel mio piccolo mi permetto di condividere, come premessa, quanto dichiarato da Tom Cullen, uno dei protagonisti: “Weekend è un film sull’amore, e sul desiderio, e sul bisogno. E non sulla sessualità”. La storia, infatti, si svolge nel brevissimo tempo di un fine settimana e racconta l’intreccio amoroso tra il timido Russell (un tipo molto pudico, eccessivamente autocontrollato, che cela la sua omosessualità) e l’espansivo Glen (autore di un progetto artistico finalizzato a cogliere l’autenticità delle emozioni provate dalle persone durante gli incontri sessuali). Quella che si prospetta come l’avventura di una sola notte diventa, invece, l’inattesa occasione per un importantissimo viaggio interiore, grazie al quale i due riescono a fondersi, a trovare quelle risposte di cui avevano bisogno, ad abbattere quelle barriere che avevano loro impedito di esprimere in pieno la propria identità sessuale. La solidità del film trova la propria base nella sceneggiatura, scritta da Haigh, perché mai banale o prevedibile; essa, infatti, permette agli spettatori di avere le stesse informazioni che l’uno ha dell’altro e di accrescerle insieme ai due nel corso dei 96 minuti della visione; se, nel corso del primo tempo, è Russell ad apparire più fragile, è poi Glen a sembrare quello meno sicuro. La storia risulta assolutamente credibile, perché i personaggi vivono la loro piccola quotidianità senza dare nulla al pubblico di scontato. La regia è coinvolgente, appassionante e non appare invasiva nemmeno quando mostra i corpi nel letto o le chiacchiere sul divano. Un sincero applauso va, sia a Tom Cullen, capace di caratterizzare con pochi e brevi cenni la timidezza e l’autocontrollo di Russell, sia a Chris New nei panni di un Glen intrigante, a volte strafottente e spiazzante. Ovviamente senza Andrew Haigh questa pellicola non sarebbe stata realizzata ed è suo il merito di aver trovato il modo di catturare l’attenzione del pubblico attraverso un piccolo melodramma comune alla maggior parte delle persone (se etero od omo è indifferente). Senza cadere in un’affermazione retorica, “Weekend” non può essere liquidato come opera gay, perché i protagonisti, intenti a voler comprendere chi siano davvero, si muovono su tematiche che riguardano tutti, ma proprio tutti. Il film è in versione originale con sottotitoli in italiano.

Consigliato a: chi vuole farsi sorprendere da un lungometraggio non comune, chi vuole sentirsi vicino a due ritratti non cinematografici, ma reali, davvero reali. Voto: 7.

Alessandro

Da Riccione col furgone.

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