Westworld, l’etica umana raccontata dai robot

25 gennaio 1974, in Italia usciva uno dei più ispirati film di fantascienza: Westworld.
Per chi non sapesse di che pellicola si tratti, l’importante da sapere è che racconta la storia di un parco interattivo a sfondo storico, suddiviso in 3 principali ere: Medioevo, Impero Romano e Western.

I due protagonisti del film sono clienti che, pagando una cospicua somma di denaro alla compagnia proprietaria del parco, possono simulare realmente la vita che c’era nelle 3 differenti epoche, scegliendo in questo caso il selvaggio West. Ma le proprietà fantascientifiche di questa idea non sono terminate, nei mondi simulati, il personale addetto a rendere l’epoca il più immersiva e verosimile è composto da androidi istruiti per recitare ruoli specifici di quell’ambiente storico. Le aree del parco dunque vengono popolate da centinaia di androidi/attori che alimentano l’interattività dell’esperienza proponendo intrecci narrativi e storie con cui poter interagire in piena libertà e senza nessun limite di arbitrio. Ogni cliente pagante può fare esattamente tutto quello che gli passa per la testa, uccidere lo sceriffo e rapinare una banca, spassarsela al bordello o andare in cerca di antichi tesori sepolti, potendo estremizzare ogni azione, passando per esempio da un omicidio ad una carneficina di androidi senza che restino uccisi o feriti i clienti del parco.
Lo scopo è quindi offrire la piena libertà a chiunque. Ed è situato in quest’ultima frase il nucleo del film, perché in un determinato momento un androide comincerà a ribellarsi, ottenendo con la forza la stessa libertà che possiedono gli esseri umani ospiti del parco, cominciando ad uccidere clienti e seminando il panico.

Il film di per sé ha avuto una produzione poco lineare e con qualche ostacolo, la sceneggiatura tende ad essere sbrigativa, ma nonostante ciò gli incassi sono stati notevoli e le lacune narrative vengono dimenticate grazie all’enorme potenziale del soggetto.

Potenziale che Christopher Nolan e J.J. Abrams hanno rispolverato, portando sul piccolo schermo un’opera d’arte di fantascienza, storia e filosofia senza precedenti: Westworld – Dove tutto è concesso, la serie tv basata sul film in questione.
Presentando un cast omogeneo e di grande calibro capitanato da un rivoluzionario Anthony Hopkins e messo a dura prova da Ed Harris nei panni del cattivo. Le vicende del parco seguono lo stesso disegno precedentemente creato dal film, ma l’eccezione presente nella serie tv riesce ad elevarla al di sopra della pellicola, sviluppando tematiche esistenziali da parte dei robot, esplorando tutta l’etica presente nell’uso di androidi che identificano la loro realtà come vera, diventando un tutt’uno con il personaggio che interpretano.

Nel parco ogni mattina tutti gli androidi vengono resettati e lasciati interagire liberamente fra loro e con i clienti. Durante la notte l’equipe di servizio ripulisce, ripara e cancella la memoria a tutti gli androidi che sono stati danneggiati nella giornata dai clienti, per rapine, omicidi e magari anche gesta eroiche.
La trama segue le conseguenze di un aggiornamento software applicato dal presidente della compagnia Robert Ford (Anthony Hopkins), il quale ha aggiunto le "ricordanze", cioè dei ponti emotivi che gli androidi possono sfruttare per simulare gesti e azioni che riescano a renderli il più umani e reali possibili.
L’imprevisto di questo aggiornamento è che riesce a far rievocare anche i ricordi delle stragi che hanno fatto i clienti e il trattamento da carne da macello che riservano agli androidi.
Questi ricordi inizieranno a creare problemi e sviluppare comportamenti imprevisti, così i programmatori cercheranno di contenere queste dissonanze, interrogando gli androidi e analizzando le risposte.

Il primo episodio è decisamente interessante ma un po’ confusionario, come se avessero cercato di concentrare tutte le informazioni necessarie in solo 1 ora di tempo, dal secondo episodio invece, si seguiranno 2 nuovi personaggi, clienti che entrano per la prima volta a Westworld e così tutto inizierà a prendere forma, dandoci finalmente una bussola che ci orienti in questa immensa ed invisibile matassa di link neurali, intenzioni, comportamenti e pensieri che strutturano un mondo narrativo fantascientifico al limite della perfezione.
La migliore caratteristica di questa serie è la cura nei dettagli, la precisione degli intrecci narrativi e delle tematiche psicologiche dei robot, senza dimenticare l’ambientazione e il contesto storico che vengono riprodotti fedelmente surclassando molte altre serie western.

La HBO ha iniziato la messa in onda il 2 ottobre negli USA e il 10 ottobre in Italia con la distribuzione gestita da Sky. Seguiranno 10 puntate per la prima stagione, purtroppo però non ci sono ancora conferme sul rinnovo ad una seconda ma gli ascolti e le critiche dovrebbero far riconoscere alla HBO la grande solidità che possiede questa serie.
Quindi se siete amanti del western e della fantascienza, o semplicemente cercate qualcosa di diverso in cui immergervi, Westworld farà al caso vostro, donandovi un’ampia esperienza etica, filosofica e umana senza precedenti.

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