ALESSANDRO GASSMANN IN “SE DIO VUOLE”

Per trascorrere una serata feriale, o un pomeriggio del week-end, tra amici e quattro sane risate, il primo film di Edoardo Falcone è il suggerimento giusto. La solita commedia di casa nostra, infatti, offre, nonostante alcuni limiti, numerose occasioni per uscire dal cinema di buon umore. Probabilmente la storia tocca alcuni noti luoghi comuni (la moglie frustrata, la domestica filippina) per suscitare facili risate, ma il divertimento è dato per lo più da un racconto lineare, da una sceneggiatura spiritosa e dalla presenza di Marco Giallini e di Alessandro Gassmann. Il primo interpreta un cardiochirurgo cinico, sia nell’ambito professionale, sia in quello familiare, il quale è disposto ad accettare un figlio gay, ma non un figlio prete: inizia, così, una guerra personale contro il sacerdote “un po’ anomalo” che ha folgorato il giovane desideroso di rinunciare agli studi universitari e di prendere i voti. Il secondo, ovviamente nei panni del religioso, ha il merito di non cadere mai nel ridicolo e di rendere valida la psicologia del suo personaggio.

Dopo aver compiuto da poco i cinquant’anni, Alessandro Gassmann ci regala un’altra chicca cinematografica che risulta utile per comprendere in profondità la bravura di un grande attore del nostro teatro, del nostro cinema ed anche della nostra televisione. Chi non è più giovanissimo non può non ritrovare in lui gli stessi atteggiamenti cialtroneschi e le stesse caratteristiche arroganti, già portati sul grande schermo dal padre Vittorio, uno dei “mattatori” della Commedia all’Italiana dagli anni 50 in poi. Egli, infatti, senza scimmiottare nessuno, ha rielaborato e fatto proprio il tipico uomo dei tempi d’oggi cinico e scaltro, simpatico e mediocre, falsamente furbo e sconfitto dalla vita o in cerca di riscatto. Già nelle commedie degli anni 90, al fianco di Gianmarco Tognazzi, ha iniziato a delineare questa tipologia di personaggi che ha, poi, approfondito in produzioni più mature come “Il Bagno Turco” (1998), “Caos Calmo” (2008), “Basilicata coast to coast” (2010), “I nostri ragazzi” (2014), “Il nome del figlio” (2015). Non a caso, le sue interpretazioni gli hanno fruttato numerosi premi e riconoscimenti come il David di Donatello, il Ciak d’Oro, il Globo d’Oro ed il Nastro d’Argento. Inoltre, non si può tralasciare le sua importante attività teatrale che lo ha reso uno dei principali protagonisti del palcoscenico italiano. Tra i successi ricordo: “La Parola ai Giurati” (2008-2009) e “Riccardo III” (2014). Dal 2010 è Direttore del Teatro Stabile del Veneto. Anche in televisione ha ragalato al pubblico alcune belle fiction: tra queste, “La primavera di Michelangelo” (1991), “Ulisse e la balena bianca” (1992), “Piccolo Mondo Antico” (2001), “Dalida” (2005). In questi giorni è su RAI Uno con la terza stagione de “Una grande famiglia”. In questo caso, non sembra proprio banale affermare che “buon sangue non mente”, oppure che la bravura sia stata trasmessa “Di padre in figlio”.

Leave a reply

*