“Amici Miei”

A quarant’anni esatti dalla Prima nazionale (agosto 1975) si vuole rendere omaggio ad un film che ha segnato la storia del cinema italiano. Il disincanto successivo al boom economico, l'amarezza delle tensioni sociali e la fragilità dei rapporti umani-familiari, nella Firenze degli anni 70, costituiscono lo sfondo di una storia corale in cui le risate si contaminano con elementi malinconici ed amari. Quattro amici di mezza età esorcizzano la precarietà della condizione umana ed i loro personali disagi grazie a scherzi feroci ai danni del malcapitato di turno: alla fine, però, la comicità viene inesorabilmente sconfitta dalla vita, la quale trasforma gli stessi protagonisti in uomini patetici e tristi.

L’amicizia maschile torna di nuovo al centro delle attenzioni di Mario Monicelli: la vitalità, il disincanto, la complicità virile, vengono proposte come reazione agli squallori provenienti dal lavoro, dalla società umana e dai rapporti familiari. Il conte decaduto Mascetti (Ugo Tognazzi), l’Architetto Melandri (Gastone Moschin), il barista Necchi (Duilio Del Prete, poi sostituito da Renzo Montagnani), il giornalista Perozzi (Philipe Noiret) e il Professor Sassaroli (Adolfo Celi), desidererebbero una vita borghese normale, ma, grazie alle loro stesse dinamiche goliardiche, trovano una via di fuga solo in apparenza a lungo termine. La "zingarata" più celebre - che non può non essere menzionata - è ovviamente quella presso la Stazione di Santa Maria Novella, quando prendono a schiaffi i passeggeri affacciati ai finestrini dei treni in partenza. A differenza delle commedie contemporanee dove il lieto fine è obbligatorio, pur senza lasciare nello spettatore alcuno spunto di meditazione, ma solo qualche risata fine a se stessa, qui il finale ha l’effetto di un pugno nello stomaco: il Perozzi, colpito da infarto, muore sotto gli occhi degli amici, nell’indifferenza della moglie e del figlio.

Nei titoli di testa compare la dicitura “un film di Pietro Germi”, perché suo era il progetto originario che, però, non ebbe modo di realizzare a causa della malattia che lo condusse alla morte nel 1974. Gastone Moschin ha dichiarato che il titolo fa riferimento all'addio al cinema di Germi stesso: "Amici miei, ci vedremo, io me ne vado".

Al film sono seguiti: “Amici Miei - Atto II” (1982) e “Amici Miei - Atto III” (1985). La regia di Monicelli mantiene il livello qualitativo del secondo alla pari del primo; purtroppo, non si può affermare lo stesso con il terzo, diretto da Nanni Loy.  Sul fallimentare tentativo di resurrezione “Amici miei - Come tutto ebbe inizio” (2011) è preferibile stendere un velo di pietoso silenzio.

Consigliato a: le persone intelligenti che apprezzano le sceneggiature, i film e le risate non banali, nonché la “vis comica” di attori grandi o immensi. Voto: 9,00.

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