Il tempo è denaro: Benjamin Franklin

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

In questo fine agosto, il sole si allevia grazie alla freschezza della pioggia, regalandomi una metafora del mio stato d’animo; le strade si riempiono di rumore, di persone e della puzza del nostro amato progresso. Bentornato smog, bentornata civiltà. Entro da Storix e vedo Lloyd abbraciato alla signorina Gradisca, gente che balla, beve, fuma e canta felice sulle note del buon vecchio rock di fine anni 60. Sono sobrio, eppure mi viene da vomitare; sarà la scena patetica, o forse l’odore di fumo, sarà che da sobrio non reggo ste cagate o perché nessuno mi versa da bere. Vedo che la Gradisca è ora avvinghiata a Lloyd e fa partire un limone, incorniciato da una confidenza degna del miglior angolo del prato di Woodstock. Ah ecco cos’è questo malessere. Incredulo rimango paralizzato come un ebete, quando vengo sommerso prima da un boccale di birra, poi distinguo la faccia “Dick! Non eri galera?" “Sono uscito, gliel' ho detto, il tempo è denaro ed io ho un sacco di soldi da spendere! Bevi quello che vuoi, è tutto offerto, oggi festeggiamo il mio rientro al bar”. Sono escluso da tutto questo entusiasmo, lei mi vede. E capisce. Il suo sguardo implora libertà, ferito dal suo stesso sentimento, ma non posso reggere ed esco in silenzio; mentre esco vedo che tenta di venirmi incontro, ma io le ho già voltato le spalle. La saggezza in una frase contestualizzata a proprio piacimento, rende Dick un vero genio. Sorrido mentre bevo una birra che mi sono rubato e mentre vago a caso ripenso a Benjamin Franklin e alle contraddizioni che ci ha donato suo malgrado.

Ricordo brevemente che Cristoforo Colombo, a voi tanto caro, regala il giorno più triste della storia dei nativi d’america, infatti il 12 ottobre del 1492 approda nell’attuale isola di San Salvador, dando inizio al massacro e al periodo coloniale che vede le principali potenze europee depredare quei luoghi ricchi e ancora vergini che le tradizioni dei cosiddetti Indiani erano riusciti a conservare, grazie alle loro tradizioni.

Le Americhe sono divise in colonie, e il nostro Benjamin nasce a Boston, e non a Filadelfia, nel 1706, sotto il regime puritano inglese. Nato da una famiglia non benestante, da ragazzo lavora presso la tipografia del fratello a Filadelfia, ma stanco delle botte e liberato dalla morsa del puritanesimo grazie alla lettura di autori illuministi, scappa a New York, compiendo un gesto nel suo piccolo rivoluzionario per l’epoca, rompendo di fatto il contratto di apprendistato che lo legava al fratello. Comincia la carriera di tipografo, che lo porta per un breve periodo anche a Londra, entra nella massoneria e comincia la sua opera di innovatore a Filadelfia, divenendo un riferimento di spicco nell’assemblea della Pensylvania. Diventa un tipografo di successo, e nel 1731 fonda una delle prime biblioteche d’America, dopo aver promosso la cultura attraverso le famose biblioteche circolanti, che arrivano a tutte le classi sociali. Convinto che il sapere deve avere anche benefici pratici, diventa il padre di numerose invenzioni, dedicandosi alla ricerca di soluzioni efficaci ai problemi quotidiani; ad esempio con l’invenzione delle lenti bifocali o della stufa che porta il suo nome, appunto stufa Franklin.

E’ soprattutto noto per i suoi esperimenti sull’energia elettrica, che lo portano a formulare teorie contradditorie per le conoscenze dell’epoca, culminati con l’invenzione del parafulmine nel 1752.

La sua naturale propensione alla risoluzione di problemi pratici arriva fino allo studio del nuoto e dei suoi stili, dopo la lettura de “L’arte di nuotare” di Melchissedéch Thévenot, favorendone la divulgazione e l’insegnamento anche nelle scuole.

Numerosi sono gli aneddoti che lo riguardano, che ci spiegano come il nostro amico non ami molto l’ozio, anzi lo trova una perdita di tempo, e di guadagno, e infatti a lui dobbiamo la famosa frase “Il tempo è denaro”. Sì, è anche un economo. Ha una notevole carica carismatica, è il borghese d’eccellenza, baluardo dei valori del fare, costruire e guadagnare, la cultura al servizio della patria. La sua patria ancora non esiste, ma lui ne è uno dei padri fondatori; gli Stati Uniti sono praticamente un’altra sua invenzione. Guida la resistenza delle colonie contro l’Inghilterra, allargando il pensiero anche alla classe media, compiendo passi importanti verso l’indipendenza, grazie al suo carisma e al successo in qualunque cosa faccia, alla sua ironia e al suo lungimirante pensiero politico che lo porta a stringere alleanze con la Prussia, la Francia e la Svezia. In Europa la sua stella brilla meravigliosamente, icona dell’uomo nuovo che si fa da sé, l’Illuminista d’oltreoceano. Il periodo storico è delicato e pregno di tanti passaggi intermedi, ma diciamo che dopo i due congressi continentali e grazie all’appoggio della Francia, il 4 luglio del 1776 nascono gli Stati Uniti d’America con la dichiarazione di indipendenza scritta da Thomas Jefferson, grazie anche al suo supporto. La strada per il totale compimento del suo sogno è lunga e lui muore a Filadelfia nel 1790 prima di vederlo compiuto appieno.

E’ stato una personalità innovativa e un maestro per come ha affrontato la vita in tutte le sue diramazioni teoriche e pratiche, politiche ed economiche, innovatore e sognatore “manovale”, però diciamolo, a me sembra un po’ invasato, e prenderlo come modello mi sembra eccessivo; insomma se un giorno voglio riposarmi, non devo avere l’angoscia di quanti soldi sto perdendo, la vita va vissuta in tutta la sua meravigliosa complessità. A proposito, a lui dobbiamo l’invenzione dell’ora legale. Sono riduttivo, lo so.

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