Un vecchio sporcaccione: Charles Bukowski

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

La domenica, che giornata del cazzo, non so mai che fare. Oggi, svegliato con la solita calma, dopo la classica tripletta caffè-sigaretta-cagata, decido di andare da Lloyd per una sana colazione salata, pregustando la faccia che avrebbe fatto vedendomi; ma si sa, la domenica è viscida, e me lo sentivo che sarebbe stata anche di difficile digestione. Oh guarda, hanno finalmente riaperto la mia biblioteca preferita, un ex convento psichedelico e moderno, dove mi perdo sempre tra scale, piani e vite parallele. Decido di fare colazione qua, e mi siedo su un tavolino esterno. Il chiostro mi dà sempre un senso di pace: ragazzi che studiano o che fanno finta, ragazze che non saranno mai più così belle, la libertà a braccetto con le catene, libri e carriera, fame di vita e vite in costruzione. Un tizio siede  al mio tavolo: ”Sai che non possiamo parlare, siamo in biblioteca” Veramente siamo fuori nel chiostro, al bar” “SSSShhhh” dice lui. “Oh ma sei scemo?” “Zitto!” Lo guardo in silenzio, uno sguardo vitreo mi scruta dietro un paio di lenti quadrate e sudicie. Ecchecazzo! Si alza e si allontana in silenzio.

Ho freddo, decido di sedermi dentro. Mi accomodo in un tavolo appartato in fondo e la vedo arrivare, con la sua camminata da miciona e il corpo che ondeggia nello spazio, il tempo si ferma attorno a lei, l’umanità stessa contempla i propri vizi più proibiti. Siede con me, e dove altrimenti. “Cretinetto, volevo spiegarti la cosa già molto tempo fa, ma tu sei sparito, che altro potevo fare? Alla fine ho detto: beh, prima o poi arriverà e ci beccherà. Tesoro, Lloyd è mio marito, sono venuta con te solo per farlo ingelosire e alla fine siamo di nuovo insieme. Ti ho usato, mi dispiace” Mentre pronuncia queste parole, allunga la mano con la classica espressione  falsa, femminile, nelle sue pupille traspariva la commiserazione verso il prossimo. Le prendo la mano, guardandola negli occhi: “Non sei felice con tuo marito?” “Certo, felicissima” “E allora di cosa ti dispiaci scusa?” “Ah, sai, pensavo fossi rimasto male visto che sei uscito senza dire una parola l’altra sera”   “No, semplicemente odio essere preso in giro, per orgoglio più che altro e per l’eterna voglia di possedere le persone. In realtà, sei come una Ferrari, bellissima, ma consumi troppo per le prestazioni che offri. Per questo non mi facevo più vedere, mi ero stancato” La sua mano si discosta dalla mia e viene dritta verso la mia faccia, ma la fermo in tempo, e mi allontano mentre la signora in rosso (la Gradisca) inveisce ogni insulto possibile contro di me. Niente male per una che mi aveva solo usato. Le donne. Le domeniche. Più di un valent’ uomo è stato ridotto sul lastrico da una donna. Esatto, oggi parliamo del male, oggi parliamo male, oggi parliamo di Henry Chinaski, alias Charles Bukoski, o viceversa, credo sia lo stesso.

Di origine tedesca, nasce in Germania a Andernach il 16 agosto del 1920, ma nel 1923 la famiglia, quindi anche lui, si trasferisce negli Stati Uniti; prima a Baltimora, poi nella periferia di Los Angeles. Quella periferia diventa la sua scuola, i cortili sono le aule; deriso per la sua provenienza, per come si veste, capisce sin da ragazzino che il sogno americano non esiste per tutti, e in fondo è una bella fregatura: che tu lo vivi o che ne rimani escluso, sei comunque fottuto. Crescendo è affetto anche da un'acne violentissima, questa “malattia” lo porta sotto i ferri, l’intervento gli segna il volto in maniera permanente. La rabbia, le sconfitte, la pigrizia nella competizione fanno si che si perda nell’alcool fin da ragazzino; qualcuno di noi ancora può ricordare la leggerezza delle prime sbronze e quella sensazione di pace e controllo verso questo mondo di merda, sta gente di merda, sta vita di merda. Dopo il diploma si iscrive al College, seguendo corsi di giornalismo, arte, letteratura e comincia a nascere in lui la passione per la scrittura ed i grandi autori, Hemingway prima di tutti. Sono gli anni dei primi lavoretti, delle prime poesie, dei primi vagabondaggi e delle sbronze violente. Viene arrestato nel 1944 per renitenza alla leva, ma dopo le visite risulta comunque non idoneo. Nel 56 viene assunto come postino, e nel 57 sposa una poetessa direttrice di una rivista, dove Charles pubblica le sue opere. Divorziano dopo due anni, continua a bere, continua a lavorare, continua ad amare Jane Cooney Baker, che però muore nel 1962 a causa della depressione, dell’alcool, degli antidepressivi, ormai sconfitta dalla vita. Per Charles è un duro colpo, entra ed esce dagli ospedali e sembra volerla far finita anche lui. Però scrive, cazzo se scrive! E’ un genio dello squallore, l’unico che riesce a raccontare la realtà di coloro che non ce la fanno, di quelli che non vogliono farcela, degli sconfitti, dei pazzi, dei diseredati, che poi sono forse il lato malsano del sogno americano. I suoi scritti cominciano a circolare per riviste minori, e comincia a farsi un nome.

A cinquant’anni riceve un’offerta editoriale, molto bassa a dire il vero, dalla Black Sparrow, e decide di fare lo scrittore a tempo pieno. Diviene subito celebre con il primo romanzo “Post Office”, dove compare per la prima volta il celebre personaggio Henri Chinaski, che darà voce alla vita dell’artista. Infatti, dopo la morte di Jane, la sua vita prende una via ancora più violenta, che racconta, in modo romanzato, nella sua produzione. Diverse avventure lo terranno in vita, e chissà come riesce a superare la soglia dei settant’anni, forse grazie alle donne che riempiono la sua solitudine e che, nonostante tutto, lo strappano alla morte a piccole dosi di vita e qualche bicchiere di whisky. Muore a San Pedro colpito da leucemia, dopo essere stato malato di tubercolosi. Personalmente sono particolarmente legato a “Compagni di Sbronze”, “A sud di nessun nord”, “Donne” e “Pulp”. La sua biografia, dunque, risiede nei suoi libri: donne, avventure, botte, cavalli, alcool, alberghi a ore, è tutto là dentro. Quindi, se volete conoscere la vita di un uomo che inizia a cinquant’anni, una vita al limite della sopravvivenza urbana, dove potete distinguerne gli odori, i sapori, il gusto, la forma, insomma, se volete fare sto viaggio alle origini del peccato, leggete i titoli sopra citati. Potrà non piacere, lo odierete, lo disprezzerete, chi lo conosce dice che i suoi libri sono tutti uguali. Ma come cazzo scrive? Insomma, non fate le capre, Henry è per tutti.

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