Chiodo Bros: Piccoli geni del trash

Clowns alieni. Pop corn volanti. Ombre carnivore.

Da quando Yotobi ha portato al pubblico mainstream i “capolavori” targati Asylum, lo spettatore è portato a ricondurre ogni stravaganza narrativa ai “mockbuster” (termine statunitense per indicare film di serie B) alla casa di produzione low budget statunitense che ha allietato le seconde serate d’ogni cinefilo con anti-film quali “Mega Shark vs Giant Octopus” (dove la sequenza in cui il grande oviparo si prodiga in un salto chilometrico pur di divorare uno sventurato aereo di linea è entrata nella storia), “Snakes on a train” o “Sharknado” e i suoi famosissimi squali volanti.
Parlando di “Killer Klowns from Outher Space” non si sta però facendo riferimento al classico film direct-to-video dalla discutibile computer grafica, ma ad un piccolo gioiello trash targato “Chiodo bros.”, che insegna come l’uso di costumi articolati e una centellinata computer grafica possano rendere un’opera non pretenziosa, diretta alla popolazione maschile, un film divertente e strabiliante in ogni sua macabra idea, in piena estetica anni ’80.
I fratelli Chiodo sono tre registi e, soprattutto tecnici, che dalla metà degli eighties si sono specializzati nella produzione di effetti pirotecnici e minimali, e che, fino alla produzione del più famoso “Elf”, resteranno sconosciuti al grande pubblico. Dopo aver compiuto in gioventù scelte differenti in merito all’istruzione, si ricongiungeranno anni dopo per l’apertura di una propria compagnia di effetti speciali ed animazione; ingaggiati per la produzione di film come “Critters, gli extraroditori”, angosciante pellicola su dei castori spaziali con l’unico intento di sterminare la popolazione terrestre, e per la regia di alcuni episodi dei Simpson, resteranno fino agli anni più recenti ai margini della produzione indipendente (un po’ per scelta e un po’ per sottovalutazione), seppur artefici di alcuni dei charachter design più interessanti degli ultimi anni del cinema.
Il solo film da loro diretto, ed autoprodotto, resta, appunto, “Killer Klowns from Outher Space”, del quale da qualche anno si parla di un remake che possa avvalersi delle nuove tecnologie per gli effetti speciali.
Durante una tranquilla serata estiva due giovani appartati in un’ambientazione in stile “The Zodiac”, vedono cadere un meteorite non troppo lontano dal proprio posteggio. Si accorgeranno però presto della natura aliena del meteorite, in realtà un tendone da circo allucinogeno e psichedelico, colmo di morte ed oggetti extraterrestri.
Horror grottesco ed ironico, il film è diventato col tempo un vero oggetto di culto per gli appassionati del cinema spazzatura e non. Una pellicola venerata da chiunque sia rimasto allibito dalla pazza sceneggiatura e dagli elementi autoreferenziali sul mondo dei circo e dei clowns. Nell’atmosfera creata dai tre registi, appare infatti normale come dei pagliacci conservino le proprie vittime all’interno di bozzoli rosa di zucchero filato (come potrebbe non essere così, giusto?) e l’idea che le trombette di plastica possano strangolare un agente di polizia sembra possedere una sua inviolabile logica nel paradigma rovesciato di un clown dell’altro mondo.
Ma se le trovate esilaranti sono innumerevoli, altrettanto valida è la loro rappresentazione, perché i fratelli Chiodo dimostrano di avere una perfetta conoscenza della strumentazione e delle possibilità del design, riuscendo nel difficilissimo intento di donare una perfetta mimica facciale ai costumi plasticati dei protagonisti, in grado di esibirsi in inquietantissimi e cinici sorrisi, preludio alla triste fine di chiunque si possa imbattere sulla loro strada.
Sullo sfondo della minaccia, i due patetici protagonisti, dei laconici fidanzati giustamente non caratterizzati e interpretati ai limiti del ridicolo, porteranno le simpatie dello spettatore verso gli invasori alieni, celebrati dalla canzone dei “The Dickies” posta come chiusura dei titoli di coda.
Un film eccitante e divertente che può portare gli amanti del trash alla conoscenza dei piccoli disgustosi film dei fratelli Chiodo, personalità del cinema underground che meritavano, quantomeno, di essere citati in un articolo.

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