Due leggende, un solo mito

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Seduto in quel caffè, io non pensavo a te. In effetti sto scrutando il vuoto in stato neurovegetativo, con una sola domanda a sbattere contro le pareti vuote della testa: “Cazzo mi bevo?” Vedo Dick che si avvicina, siede al mio tavolo, e con lo sguardo vitreo dice: “Secondo te, perché un asso dell’aviazione deve stare in una filastrocca?” Lo adoro. “In che senso?” “Sotto il ponte di Baracca c’è Pierin che fa la cacca. Poi scusa, casomai sta sotto l’aereo, che c’entra il ponte?” “Boh” rispondo, “Si sarà fermato col Ferrari in preda al cagotto”. Mi guarda stranito, si alza e se ne va. Bene, così ora so cosa fare, infatti oggi vi parlo di due uomini che non si sono mai conosciuti, ma che insieme, con le loro vite diverse ma straordinarie, hanno contribuito alla nascita di un mito che vive ancora oggi: Francesco Baracca ed Enzo Ferrari.

Non mi soffermo sulla brutalità della guerra, cause e contrasti storici, l’effimero mondo della Formula Uno moderna e dell’inutile senso del lusso. Vi anticipo però che se avete sete di giustizia, ci saranno puntate legate ai ribelli.

Francesco Baracca nasce a Lugo il 9 maggio del 1888 in una famiglia agiata, Enzo invece dieci anni più tardi a Modena, esattamente il 18 febbraio del 1898. Questi anni sono il crocevia di cambiamenti politici, culturali, tecnologici che vedranno lo sfociare di avvenimenti che segneranno tutto il novecento. L’ottocento è il secolo della scoperta del motore a scoppio, con l’esigenza di sostituire gli animali come mezzo di locomozione; tecnici ed esperti vari si divertono a sperimentare e costruire motori e macchine, alla ricerca di prestazioni sempre crescenti. Così, alla fine del secolo nascono le prime fabbriche di automobili e le prime gare automobilistiche. La prima auto ad abbattere il muro dei 100 km/h è spinta da un motore elettrico, si tratta della "La Jamaise Content" guidata da Camille Jenatz, una mega supposta poggiata su quattro ruote. Siamo nel 1898, la benzina ancora non convince i più audaci, ma purtroppo sappiamo com’è andata a finire. Poco dopo avviene un altro avvenimento importante: il 17 dicembre del 1903 i fratelli Wright inventano l’aereo; oddio, quel giorno fa un volo di dodici secondi a pochi metri da terra, però ci hanno preso! Nel giro di pochi anni l’aereo si evolve e l’Italia vanta un triste primato: siamo in Libia il primo novembre 1911 Giulio Gavotti lancia tre bombe a  mano dal suo Etrich su un accampamento turco ad Ain Zara, poi ne sgancia un’altra a Tripoli. E’ il primo bombardamento aereo della storia, aereo nel senso stretto etimologico del termine. Viene celebrato da D’Annunzio con la poesia "La canzone di Diana".

Francesco Baracca è di famiglia ricca, figlio di Enrico, facoltoso proprietario terriero, e della contessa Paolina de Biancoli. Opta per la carriera militare e si iscrive all’Accademia militare di Modena, diventa sottotenente del regio esercito e le sue qualità di cavaliere lo spingono al secondo Reggimento Cavalleria Piemonte Reale a Roma. Affascinato dalle nuove macchine volanti, va in Francia e prende il brevetto di pilota. La svolta della sua vita. Rientra in Italia nel 1911 ed inizia la carriera di aviatore. E’ in forza alla settantesima Squadriglia, ma i primi combattimenti gli servono per prendere dimestichezza, e diciamolo, non sono epici. La svolta avviene sopra il cielo di Gorizia nell’aprile del 1916, quando abbatte per la prima volta il nemico austro ungarico. La nascita di una leggenda. Infatti vince un duello dopo l’altro e dopo due mesi dalla sua prima vittoria diventa capitano; intelligente, abile, spericolato, ma mai spietato, tanto che quando può atterra per stringere la mano all’avversario. La regola vuole che dopo cinque duelli il pilota viene insignito del titolo di asso e può decorare il proprio mezzo, di solito col marchio dell’ultimo aereo abbattuto. Il mito si manifesta con le sembianze di un cavallino rampante. Il motivo di tale scelta non è dato saperlo, ci sono due teorie: una legata all’ultimo pilota abbattuto che pare fosse di Stoccarda, il cui stemma è appunto un cavallino rampante nero su fondo giallo; l’altra è legata allo stemma del secondo Reggimento cavalleria Reale di cui fa parte. Non lo sapremo mai.

Francesco gode di grande fama e il primo maggio del 1917 viene creata la novantunesima Squadriglia, formata solo da assi scelti dallo stesso Francesco, l’asso degli assi. In totale disputa 66 duelli, vincendone 33. L’ultimo, quello fatale, avviene nel giugno del 1918 sul monte Montello, ma probabilmente viene abbattuto da una mitragliatrice di terra durante una delle tante feroci battaglie contro gli austro ungarici. Anche questo non lo sapremo mai.

Enzo Ferrari cresce a Modena, ma a differenza di Francesco, inizialmente non sono ben chiare le sue doti eccezionali, infatti a scuola non è certo un genio, e lui stesso non sembra ben deciso su quale strada intraprendere per la propria carriera lavorativa. Tra il 1915 e il 1916 perde il padre e il fratello, e lui stesso si ammala in guerra di pleurite. Non essendo ricco deve sudarsi il pane, e praticamente lavora in un’officina a Torino, dopo essere stato rifiutato dalla FIAT. Meno male. Diventa un abile pilota, e nel 1920 inizia a correre per l’Alfa Romeo con cui vince nel 23 il Circuito del Savio, in provincia di Ravenna, sotto gli occhi dell’ospite d’onore , il Conte Enrico Baracca, padre del nostro amico Francesco; non è ben chiaro quando, comunque, la moglie di Enrico lo esorta a usare il simbolo tanto caro a suo figlio, pronunciando le famose parole: "Vedrà, le porterà fortuna": Vince diverse gare e coppe, ha talento, e nel 29 fonda la sua prima scuderia, Ferrari, dove tra i piloti spiccano i nomi di Antonio Ascari e Tazio Nuvolari. Enzo corre per l’ultima volta il 9 agosto del 1931, preceduto proprio da Nuvolari, a cui cede il volante. Il rapporto tra i due non è idilliaco, sono due prime donne, e infatti la rottura clamorosa avviene nel 33, quando Nuvolari, per dissapori personali e di affari, passa alla Maserati. Fanno pace l’anno successivo e nel 35 sono ancora insieme a gommare l'asfalto. Dal 38 al 39 la scuderia Ferrari di Enzo viene assorbita dall’Alfa Romeo, ma il nostro amico fonda l’Auto Avio Costruzioni, in quanto non può usare il proprio nome causa una clausola contrattuale con Alfa Romeo, e nel 43 trasferisce la scuderia a Maranello. Sono i primi passi del mito. Infatti nel 47 nasce finalmente la Scuderia Ferrari che fa il suo ingresso ufficiale nel mondo della corse il 21 maggio del 1950 al Gran Premio di Monaco. Il nostro amico muore il 14 agosto del 1988 a Modena. Inutile elencare i tanti record e successi della Ferrari, ma mi piace l’idea di ripercorrere questa storia attraverso la e vite straordinarie di due pionieri; e forse è proprio il magico connubio tra Enzo e Franceso a creare la macchina perfetta, il fascino incontrastato, nobile, romantico, il sogno di ogni pilota. Insomma, la Ferrari.

 

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