E intanto le sorelle Brönte si rivoltano nella tomba.

L’ultimo caso risale allo scorso 2 luglio, l’ennesimo tragico caso di stupro ai danni di una giovane ragazza. In questo caso, a subire violenza, è stata una sedicenne raggirata da un militare. L’uomo, vedendo che la ragazzina in compagnia di due amiche sulla via del ritorno  intorno alla mezzanotte buttavano delle bottiglie di birra le ha raggirate con la scusa che l’atto fosse illegale e, mostrando il distintivo, ha obbligato una delle tre all’atto sessuale, minacciandola con frasi sulla linea del “Stai ferma o ti ammazzo”.

Premessa: normalmente non mi piace scrivere di donne, di femminismo, di diritti, in primis perché non condivido personalmente alcun tipo di presa di posizione radicale, ma soprattutto perché assisto quotidianamente ad un inesorabile perpetuarsi della sindrome dell’impostore. Perché diciamocelo chiaramente, è vero che le nostre bisnonne hanno tanto lottato per l’eguaglianza dei diritti e compagnia bella, ma purtroppo ci troviamo ancora oggi nel 2015 dove certo ci sono casi di donne emancipate che fanno carriera e pure meglio di molti uomini, ma che, perlomeno nei paesi occidentali, lo stereotipo femminile agli occhi dell'uomo medio è rimasto quello della donna soubrette - donna madre - donna oggetto. Una frase molto significativa in merito, che mi piace riprendere perché spesso la sento ancora di frequente è:

se un uomo va a letto con tante donne è un figo, viceversa se è una ragazza a farlo, beh è una puttana.

Tornando allo stupro di Roma, che è un caso che ha avuto visibilità mediatica per l’assurdità del fatto, ma che purtroppo si colloca in una tragica stima di ben più vaste proporzioni. Da una indagine Istat 2014 risulta che in Italia 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Insomma, per chi non fosse bravo con i numeri sono circa 652 mila le donne che hanno subito stupri. Dall’analisi emergono altri dati inquietanti: non solo le donne che subiscono violenza raramente denunciano l’accaduto, ma quel che è peggio è che se parliamo di violenza abbiamo un 16% che coinvolge un ex partner (contro un 17,5% di uno sconosciuto) mentre per lo stupro il dato si fa ancora più agghiacchiante: se nel 34% dei casi il mentecatto è uno sconosciuto, il 67% è vittima del suo compagno.

Se non vi fosse venuta ancora la pelle d’oca c’è un ulteriore tassello da aggiungere. Vi specifico da subito che, essendo nata in un piccolo paese di provincia, sono abbastanza abituata alle malelingue e ai pettegolezzi però credo che leggere sui quotidiani e sui social (uno a caso, ilgiornale.it) commenti come

che ci faceva una ragazza di 16 anni a mezzanotte fuori di casa e con una birra in mano? Dire che se l'è cercata è dir poco”
“ è ovvio che i genitori dovrebbero essere più presenti”
“ ultimamente,sono tante le ragazze de affermano di essere state violentate anche se non è vero”

mi raggela il sangue e chiudo di scatto la pagina perché sento già arrivare i conati di vomito. Mi sembra di essere tornata negli anni Sessanta dove se indossavi una minigonna eri automaticamente una facile, quando un semplice indumento era visto da alcuni esponenti del genere maschile come un “via libera” per fare i propri porci comodi.

Parole come schifata, indignata, offesa, arrabbiata, umiliata non sono niente per descrivere ciò che mi sento adesso come donna. Una sola parola forse racchiude tutto ciò che ho dentro, sono una donna ferita.

Anzi siamo delle donne ferite. Siamo ferite perché uno stupro, una violenza ma anche semplicemente una discriminazione ci toglie a forza parte di quella identità che già a fatica riusciamo a costruirci nel caos che è la nostra vita divisa tra l'essere figlie, donne sole o compagne, lavoratrici, mogli, madri e chi più ne ha più ne metta.

Allo stato attuale la legge italiana, che sembra tanto muoversi per allinearsi all’Unione Europea nell’uguaglianza di genere e che per Costituzione dichiara che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3) e che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” (art. 37) sembra un attimo prenderci tutti per il culo. Parlando con alcune operatrici dei Centri antiviolenza ho sentito cose atroci, che farebbero davvero rivoltare le sorelle Brönte nella tomba che, nel 1850, si nascondevano dietro agli pseudonimi di Currel, Ellis e Acton Bell proprio a causa della discriminazione. Quindi ok, parità di diritti sulla carta e in tribunale, ma tutte le casistiche di violenza e stupro (soprattutto domestiche), tutti gli episodi di stalking e persecuzioni, tutti i problemi di mobbing, vengono presi dalle Forze dell’Ordine, dagli avvocati, dagli amici e dalle famiglie stesse come inezie di cui non hanno ne tempo ne voglia di occuparsi. O, nel peggiore dei casi, a cui non credono nemmeno.

Provate a chiedere a un avvocato che si occupa di cause di questo tipo (come ad esempio Associazione Diritto in Rosa) e vi risponderà che probabilmente è più semplice costruire il Colosseo in un mese che vincere un processo del genere.

E che poi ci sia realmente una perdita di valori per cui le dodicenni di oggi siano libere di agghindarsi, uscire, accedere a social network di dubbia moralità e che le famiglie abbiano perso forse il ruolo di controllo e formazione che fino a qualche decennio fa riusciva a resistere è innegabile. Tuttavia questo non giustifica ne giustificherà mai un atto di violenza o uno stupro. Perché se l’uomo non ha capacità di controllare i suoi impulsi, se è privo dei valori fondamentali come il rispetto del prossimo, il rispetto della donna e soprattutto il senso del limite, questo individuo resta abominevole e visto che di valori parliamo, di certo sono carenze ben più gravi della tanto criticata frivolezza delle ragazzine d’oggi.

E se, come dice qualcuno, la caccia alle streghe non si è mai chiusa, speriamo che queste streghe prima o poi prendano la scopa, comincino col bruciare al rogo chi, nascondendosi dietro a pc e scrivanie, perpetua una violenza psicologica rivoltante, concludendo poi l’opera in grande stile e, con un bidibi bodibi bu, rendendo questi depravati quel che meritano di essere: vermi striscianti.

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