Casanova, spirito ribelle

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Devo parlare con Lloyd, i suoi chupiti sono buoni, ma azzerano la fantasia, infatti per colpa sua quello strano personaggio in rigor mortis, che da oggi chiamerò Dick (vi ricordate Dick Dastardly della Wacky Race?), si avvicina al bancone e con un rantolo di fogna, a pochi centimetri dalla faccia, mi dice “Sai che io so scrivere meglio in francese? Come Casanova”. Svuota il chupito, mi fa l’occhiolino e torna al suo tavolino all’angolo.

Dopo Jack il saltatore, Jack lo squartatore, oggi parlo di  Giacomo Casanova, Jack per Dick. Figlio di due attori, per voi che leggete avrebbe compiuto gli anni ieri (esattamente 290 anni), Giacomo nasce il 2 aprile del 1725 a Venezia. Sin dall’infanzia emerge il suo carattere forte, ribelle, poco incline alla disciplina, per questi motivi la sua formazione ecclesiastica viene abortita sul nascere e per questioni disciplinari viene cacciato dal seminario; non solo, viene anche rinchiuso nel forte di S. Andrea. Intraprende quindi la carriera militare, ma nonostante l’attitudine al rischio e alle imprese eroiche, abbandona e diventa violinista nel teatro S. Samuele. Per caso salva la vita al nobile Matteo Bragadin, che data la situazione familiare di Giacomo, orfano di padre e con la madre assente, lo adotta e alleva come un figlio. Alcuni fatti incresciosi però inducono Bragadin a suggerire al nostro amico di scappare in Francia, e in breve viene accolto dalla massoneria di Lione. Torna a Venezia dopo un breve giro europeo, ma la sua condotta poco ortodossa e fuori dai rigidi schemi dell’inquisizione settecentesca, donne, azzardo, intrighi massonici, viene condannato a quindici mesi di reclusione ai Piombi, dove evade cinque mesi dopo, rifugiandosi ancora una volta in Francia. Ormai è una celebrità. La sua fine intelligenza partorisce un’idea geniale per le casse dello stato, tuttora in voga: la lotteria.

Gli scandali si sprecano, così come le sue avventure, personali ed economiche, e infatti viene nuovamente arrestato per bancarotta, dopo aver fallito con un progetto imprenditoriale. E’ necessario sottolineare un aspetto importante, cioè che l’abile Giacomo godeva di grande cultura e fascino, e grazie a queste doti è riuscito ad entrare nelle grazie degli uomini, ma soprattutto delle donne più illustri e potenti, del momento; si spiega così come è riuscito sempre a cavarsela quasi impunemente. La sua è una vita da avventuriero, inusuale per i tempi, rischiosa e a luci rosse; la seduzione è la sua arma vincente, passa da una donna all'altra senza preferenza di rango, la stampa e il popolo non riescono a stare lontani dalla sua condotta morale. Un esempio ne è il duello con un conte polacco, tale Branicki, il quale per dissidi sentimentali lo apostrofa come “poltrone sentimentale”. Giacomo, seppur personaggio tanto amato quanto odiato, celebre, massone e protetto dalla nobiltà di mezza Europa, è di grado inferiore al conte, nonché in terra straniera. E cosa mai potrà fare un uomo tanto talentuoso e coraggioso? Sfidarlo ad un duello a fuoco. Ovvio. E seppur ferito, vince, ma è solo grazie alla cavalleria del suo sfidante se non ci lascia le penne a duello concluso. La sua stella è comunque in declino; viene cacciato da Vienna, riceve una lettre de cachet di Re Luigi XV e viene cacciato anche dalla Francia, si rifugia in Spagna ma qui viene arrestato. Torna in Italia, pellegrinando nelle maggiori città nostrane e finalmente ottiene la grazia per tornare a Venezia. Nonostante le amicizie è ormai un personaggio in regresso con gravi ristrettezze economiche.

L'acuto Giacomo si convince che è ancora troppo presto per vivere miseramente, e decide di far fruttare il suo acume e la sua cultura: pensa bene di sfruttare i suoi infiniti intrecci di amicizie illustri per diventare scrittore. Compone diversi libelli, ma il suo carattere focoso ancora una volta gli gioca un brutto scherzo, e dopo una discussione da salotto, compone “Né amori né donne, ovvero la stalla ripulita” dove "sputtana" la famiglia Grimani. Questo è il suo ultimo errore impertinente, tale prodezza lo costringe a rifugiarsi prima a Vienna e poi a Dux. Sono gli anni del crepuscolo, non solo personale, ma anche della bella vita dei salotti, della nobiltà e dell'alta società, alla quale non è mai appartenuto fino in fondo, spazzati via dalla Rivoluzione Francese e dal crollo della Repubblica di Venezia. Ma è proprio in questo fragile momento che ci regala un’opera di una straordinaria bellezza: "Histoire de ma vie". Questo componimento è forse la più importante autobiografia della letteratura, dove testimonia in prima persona uno dei passaggi più delicati e importanti della storia non solo europea, attraverso la sua vita ricca di avventure e di incontri illustri, Mozart, Voltaire, Rousseau, Madame de Pompadour, Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, solo per citare i più rappresentativi. La sua vita fatta di eccessi trova la sua fine il 4 giugno 1798, ma il suo stile, l’importanza storica e le trame amorose descritte splendono ancora oggi.

Quindi perché ricordarlo solo come abile seduttore?

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