Il marchese de Sade

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Il tempo incerto di questa primavera che tarda a sbocciare, spinge i pigri a rinchiudersi dentro i bar. Lo ammetto, sono pigro. “Lloyd, voglio morire”. Inducono anche i depressi e i metereopatici a costruire tragedie mentali. “Le circostanze avverse rigenerano l’artista” e mi pone un chupito verde smeraldo. Lo calo d’un fiato. Ovvio. Lo sgabello diventa molle, mi aggrappo al bancone ma è molle anche lui, rimango aggrappato mentre il bar gira e si deforma; facce allungate mi guardano, non so dire come. Non so. Buio. Mi sveglio sul pavimento e percepisco i mugugni di qualche cliente perbenista. Ma io sono a casa, e dall’alto della sua carriera alcolica, ci pensa Dick a sopire ogni dubbio di sti poveri stronzi: “Non è il mio modo di pensare che ha fatto la mia rovina, ma il modo di pensare degli altri”. Ormai è chiaro, il protagonista di questa puntata è il Marchese de Sade.

Nasce a Parigi, il 2 giugno del 1740, da una nobile famiglia molto in auge e di antiche origini. L’infanzia trascorre nell’educazione classica dei nobili, con un istruzione variegata e molto ampia, lontano però dall’affetto dei suoi genitori. Come ogni nobile che si rispetti si avvia alla carriera militare e, ancora adolescente, partecipa alla guerra dei sette anni, in cui si distingue per il coraggio e il valore in battaglia che gli valgono la promozione a Capitano della cavalleria borgognese. Comincia la sua vita di vizi ed eccessi e, nel 1763, è costretto a sposare Renee de Montreuil. La sostanza non cambia, infatti è ormai chiara la via intrapresa, fatta di donne, eccessi, bordelli; ed è proprio questa condotta che lo fa arrestare per atti di libertinaggio. In realtà il Marchese non è il solo nobile a condurre una vita dissoluta e lontana dagli schemi imposti, semplicemente non dà importanza all’etichetta, diserta spesso inviti o cerimonie ufficiali, insomma il vero problema è la risonanza pubblica e non tanto la vita privata. Comunque trascorre 11 giorni nella prigione di Vincennes; sono solo i primi di oltre trent’anni di reclusione totale della sua vita. Il primo vero guaio avviene nel 1768 quando, Roose Keller, una mendicante prostituta, accusa il Marchese di averla imprigionata e seviziata. Tanto basta per farlo arrestare per qualche mese.

Uscito continua con le rappresentazioni teatrali ma, nel 1772 viene arrestato un’altra volta, per avvelenamento e sodomia; il nostro amico, che nel frattempo ha una appassionata relazione con la cognata, decide di fare un’orgia in compagnia del fidato domestico, con quattro prostitute, il cui esito è una tragicommedia stile cine panettone all’italiana. Infatti, prima di iniziare le estreme pratiche sessuali, fatte di frustate e sodomia, fa ingerire alle donne confetti afrodisiaci o non precisate droghe che però le fanno star molto male. Viene accusato di avvelenamento e sodomia e quindi arrestato nella fortezza di Miolans dove però evade con altri compagni di sventura dopo circa sei mesi. Indiavolato, ma pur sempre un signore, lascia una lettera in cui assolve il comandante da ogni responsabilità dell’evasione.

Lo scandalo attorno alla sua persona è ormai di dimensioni incontrollabili, il mito dell’eros e della perversione hanno i tratti somatici del Marchese, alimentato dal celebre “caso delle adolescenti”. Arrestato nuovamente, tra fughe e trasferimenti passano circa 7 anni, e nel 1784 viene rinchiuso nella Bastiglia, dove viene liberato nel 1790. Pochi giorni prima della “Presa della Bastiglia”. Che sfiga!

Nel frattempo scrive diverse opere teatrali, ma non solo, partorisce i due capolavori con cui viene riconosciuto come genio del più sfrenato naturalismo, al centro di una rivalutazione filosofica e politica avvenuta con l’avvento del surrealismo e della psicoanalisi: “Le 120 giornate di Sodoma” e “Le sfortune delle virtù”. Anche se nobile, collabora con il nuovo regime repubblicano, e i guai sembrano lontani; infatti scrive stabilmente opere teatrali, alcune scandalose, ed ha anche un discreto peso politico. Questa pausa, purtroppo, dura poco, con l’avvento del periodo di Terrore viene arrestato nel dicembre del 1793. Proseguono le relazioni amorose e le sventure del buon Marchese, che dopo la liberazione nel 1795, viene nuovamente arrestato nel 1801 perché in possesso di manoscritti e materiale vario pornografico. Tutta colpa di “Justine”. Gli ultimi anni scrive diverse opere, per lui vengono scomodati critici, politici, Napoleone in persona, tesi a rendere il suo crepuscolo solo lo spegnersi di un uomo vile. La storia però non sempre è scritta dai vincitori, infatti il Marchese rimane ben vivo dentro ognuno di noi, nei nostri sogni, nel nostro erotismo e nella nostra voglia di libertà e forse ha pagato in modo eccessivo le paure dei suoi contemporanei. Famolo strano, famolo sado.

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