“Il Traditore Tipo”

Se non ricordo male, John Le Carrè è stato uno scrittore utilizzato dal cinema almeno una dozzina di volte  negli ultimi cinquant’anni. Difatti, il primo adattamento - “La Spia che venne dal freddo” - risale al 1965 e rimane ancora oggi un gran bel film. Sebbene non tutti abbiano avuto la stessa resa, tali pellicole testimoniano che, quando gli sceneggiatori si basano su un valido libro, la possibilità di sbagliare risulta di molto limitata. Questo è proprio il caso dell’ultima opera della regista Susanna White, basata sul romanzo “Il nostro traditore tipo”.

Nel corso di una vacanza, un professore ed un’avvocatessa stringono amicizia con Dima, un uomo d’affari russo. Nonostante sia un boss del riciclaggio di denaro ed appartenga alla mafia russa, la coppia inglese accetta di contattare i servizi segreti britannici, affinché possa fornire informazioni riservate su politici e manager corrotti in cambio di protezione per sé e per la sua famiglia. Così, il passo diviene breve per trovarsi coinvolti in un intrigo internazionale, in cui ha un ruolo pure uno spietato agente segreto dell’MI6.

Il frequente cambio di location (Alpi francesi, Marrakech, Parigi, Berna, Londra), accompagnato alla tensione narrativa, ricorda alcuni dei più celebri thriller del mai superato Alfred Hitchcock. Il cast di grandi nomi contribuisce a rendere plausibile la storia che, comunque, presenta almeno due punti deboli. I più grandi in intensità risultano Stellan Skarsgard e Damian Lewis: il primo rende il personaggio borioso, ma ugualmente alla ricerca di certezze, il secondo emotivo e lontano anni luce dal cliché di James Bond. Ewan McGregor e Naomie Harris sono bravi, anche se non al punto da velare le due debolezze della storia: perché, ad esempio, un professore ed un avvocato dovrebbero fornire un aiuto così rischioso ad un mafioso russo appena conosciuto? Il volto di McGregor, inoltre, riporta alla mente quello del protagonista de “L’Uomo nell’Ombra” (2010) di Roman Polanski, simile per alcuni versi. L’attore scozzese aveva già lavorato con la White in “Tata Matilda e il grande botto” (2010) e, forse, proprio per questo sembra essere ben diretto. Alla regista il merito di aver girato un buon film senza cadere nel facilissimo filone degli inseguimenti a folle velocità, delle lotte corpo a corpo, degli spari e delle esplosioni come se piovesse. Forse, però, avremmo potuto aspettarci anche qualcosa in più, nonostante alla sue spalle possa vantare un sola pellicola.

Consigliato: ai fans delle spy-stories, delle regole della suspense e delle storie strutturate. Voto: 6,5.

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