Uno sbirro in America: Joe Petrosino

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

L'inverno porge valide ragioni per segregarsi nel calore, nelle sue più svariate forme: un focolare domestico, un buon chupito, un ventre femminile. Sono da Jess, sorseggiando un drink di fronte al camino di casa sua, o meglio, di suo marito. Il boss. In effetti non sono proprio a mio agio, e devo imparare ad ascoltare l'istinto anche di fronte ad una bella donna. Il rumore della serratura è inequivocabile, così come la loffa che esplode calorosa sul cuscino, coronata da un suadente fetore. Immobilizzato sulla poltrona da una lama in gola, circondato dai gorilla, ascolto la saggezza di strada, fissando il buco nero della pistola che mi sorride vicino vicino: " Sono cresciuto in mezzo a gente dura, e noi dicevamo che si ottiene di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola gentile". Mi chiedo cosa ci faccio qua, invoco tutti i super eroi che conosco, ma non arriva nessuno. Sono fottuto. Hanno ammazzato Paolo, Giovanni, Joe, figurati se mi salvo io.  Cazzo c'entra Joe Petrosino? Bah!

Giuseppe Petrosino nasce a Padula, Salerno, il 30 agosto del 1860 da una normale famiglia italiana, che nel 1873 emigra a New York, destinazione Little Italy. Non sono degli zoticoni, e Giuseppe, seppur facendo lavori umili, trova il tempo per studiare la lingua inglese per poter comprendere e vivere meglio nella nuova terra; la sua onestà viene premiata con la cittadinanza americana, che gli permette un lavoro ufficiale, il netturbino. Non proprio il lavoro dei sogni, ma per un giovane onesto e di poche pretese può bastare. Il flusso migratorio italiano comincia ad assumere proporzioni gigantesche, andando ad alimentare la precarietà di Little Italy, con conseguente disagio urbano. Il quartiere si popola di ogni figura immaginabile, compresi disperati disposti a tutto e veri e propri criminali pronti a razziare le ricchezze della terra promessa. Inutile dire che il fenomeno non viene compreso dal cittadino medio americano, che nel giro di pochi anni si vede preclusa una porzione di città da zoticoni che parlano e vestono in modo bizzarro. L'ordine pubblico a Little Italy è una chimera, omertà ed espedienti alimentano una società parallela, che piano piano, attraverso ramificazioni sempre più complesse, si infiltra nel modello americano. È l'inizio della Mano Nera. Per sopperire a questo enorme problema, il capo della polizia Theodore Roosvelt (proprio lui) nomina il nostro amico prima informatore, poi poliziotto, nonostante non abbia i requisiti fisici. Funziona. Il primo poliziotto italiano è un portento nei travestimenti, ha l'orecchio sempre attento e vede tutto, insomma, è uno sbirro. La sua non è una vita semplice, bistrattato dai compaesani, non solo dai delinquenti, ma anche dalle persone comuni, invise di quella tipica avversione verso le forze dell'ordine che ancora ci accompagna. È forse un male? Si mette all'opera inizialmente sulle tracce delle cellule anarchiche, seguendo la pista che porta a Gaetano Bresci, che riesce comunque a terminare il Re Umberto I. Joe, ormai si chiama così, riesce a far carriera nel dipartimento, grazie anche ai suoi metodi rudi, forte della sua voglia di essere un buon americano, simbolo ed esempio per i suoi compaesani. La vita per quelle persone non è semplice, ed essendo Joe una persona e mediamente colta, riesce a risolvere brillantemente diversi casi di cronaca di ordinaria delinquenza. La sua abnegazione viene ripagata, diciamo così, dall'entrata in servizio di altri italiani, che gli verranno affiancati durante le sue indagini ed alla lotta al racket, andando a formare il noto "Italian Branch" Insomma, per lui il sogno americano funziona: è sposato, ha una figlia, è conosciuto e rispettato nella sua condizione di italiano integerrimo, baluardo contro il crimine organizzato della Mano Nera, degna contrapposizione contro la discriminazione razziale. Insomma, quasi una mossa politica, o commerciale, ma che comunque premia sotto tutti i punti di vista. Joe intuisce che il vero potere, la Mano Nera, ha radici in Sicilia, è da qui che i fili dei pupi vengono mossi. Parte per l'isola nostrana in missione segreta, ma la notizia viene resa pubblica e il 12 marzo del 1909 viene ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola. Nessuno ha visto niente, nessuno vuole la ricompensa del governo, nessuno dice niente. La storia poi continua il suo corso, e nelle sue fitte intersezioni di segreti, furberie e falsi ideali, a noi rimane solo l'illusione della realtà che ci viene raccontata. I mandanti sono ancora ignoti.

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