Killswitch, la vita non ha realmente un finale

Nel 1989 è uscito un gioco dal gameplay particolare: il gioco è stato sviluppato come un misto tra il platform e l’avventura grafica. Infatti, per quanto lo sviluppo sia a scorrimento orizzontale con tutte le magagne stile Super Mario come, ad esempio: salti difficili da una piattaforma all’altra, ostacoli etc etc. c’è anche una componente di adventure dove con il mouse dobbiamo combinare determinati oggetti con altri, risolvere enigmi e altro.

Il gioco in questione è Killswitch, che alcuni definiscono come il precursore dei survival horror come Silent Hill (Konami, 1999) e gli enigmatici e inquietanti puzzle di Myst (Cyan Inc., 1993), insomma una vera perla per ogni appassionato di tali generi. Ma se fino ad ora sembra tutto abbastanza normale, adesso andiamo più nel profondo a scoprire la stranezza di questo gioco.

Killswitch è stato sviluppato dalla Karvina Corp’s, una casa di produzione Sovietica, che aveva come particolarità grafica il fatto che fosse completamente in bianco e nero, nonostante lo sviluppo grafico avesse già allora una vasta gamma di colori; probabilmente gli addetti ai lavori hanno deciso di mantenere più retrò lo stile visivo, solo alcune cose erano colorate di rosso, come determinati oggetti e il sangue.

Il giocatore può scegliere, nella schermata principale, se impersonare Porto, una giovane donna in gonna e camicia, o Ghast, un’entità demoniaca invisibile. Scelto il personaggio, inizia il gioco, ambientato in una miniera di carbone dove gli operai sono misteriosamente spariti. Se impersoniamo Porto la storia si evolve nel tentativo di capire cosa è successo, in quanto la nostra protagonista si sveglia nel fondo della grotta con i gomiti sbucciati senza ricordare nulla.

In molti dichiarano che già dai primi enigmi è praticamente impossibile trovare soluzioni, infatti tanti siti specializzati definiscono tali rompicapo “talmente difficili da essere ridicoli”. Oltretutto, la nostra eroina, muterà di grandezza senza possibilità di prevedere o di gestire tale strano cambiamento aumentando, o diminuendo, la difficoltà di portare a termine determinati movimenti.

La storia prosegue con Porto che deve ritornare in superficie e, tra i vari tunnel, inizia ad incontrare operai morti e seviziati (i morti presentano coltelli inseriti nelle giunture del corpo), macchine dalla grandezza assurda (talmente grandi che non stanno all’interno dello schermo del computer), capi non-morti, demoni e golem di carbone. Tutto questo rimane inspiegabile, finché non riusciamo a trovare un registratore che racconta la storia della miniera: I proprietari, in combutta con una società di nome Sovatik, hanno deciso di incrementare il lavoro per aver maggior guadagno; il modo migliore per farlo è stato falsificare i cartelli di malfunzionamento delle macchine o dei tunnel ad alto rischio. La Sovatik decide di mandare dei falsi ispettori per controllare il lavoro degli operai e, in caso di rifiuto, viene usata la tortura per convincerli. Ma tutto quello scavare ha risvegliato delle entità demoniache che, preoccupate per l’indennità della caverna e dei poveri operai, decidono di rendere senzienti le grosse macchine da lavoro per difendere la grotta e coloro che ci vivono dentro; purtroppo le macchine sono talmente enormi che non sono riuscite a fare a meno di investire anche i poveri minatori. Porto, probabilmente, è uno di questi lavoratori che, nel tentativo di schivare una macchina, è caduta perdendo i sensi e la memoria.

Tutto questo succede se giochiamo con Porto, ma prima di descrivere il finale, parliamo di Ghast l’altro personaggio giocabile. Come abbiamo già detto Ghast è un demone invisibile, non solo ai personaggi che possiamo incontrare nel gioco, ma anche a noi giocatori, il che ha reso impossibile poter superare anche solo il primo livello con lui. In compenso Ghast, a differenza di Porto, ha ben due attacchi, e proprio nel momento dell’attacco possiamo vederlo per una frazione di secondo; purtroppo la sua storia rimane nel mistero siccome nessuno è riuscito a portare avanti le sue vicende.

Se fino ad ora tutto questo non ci ha colpito più di tanto, vediamo i dettagli che portano Killswitch ad essere uno dei videogiochi più misteriosi del panorama videoludico: se riusciamo ad arrivare alla fine del gioco con Porto non succederà niente, nulla verrà svelato ma semplicemente la schermata diverrà bianca durante il percorso verso l’uscita della miniera e il gioco si autoeliminerà dal computer, non ci sarà più possibile installarlo nel hard disk e, ovviamente, il gioco non è nemmeno copiabile su altri supporti o dischi. Questo ha portato molti giocatori a contattare la casa produttrice, la cui risposta, avvenuta durante un comunicato stampa del 1990, non fu per nulla eloquente, anzi aumentò le domande e il mistero intorno a questo gioco:

“Killswitch è stato progettato per essere un’esperienza unica di gioco; come la realtà il videogame è irripetibile, inspiegabile e illogico. Si potrebbe anche dire ineffabile. La morte è definitiva, completa. Il destino di Porto e del suo amato Ghast è inconoscibile come il nostro. Questo è il desiderio di Karvina Corporation: che il gioco non venga cambiato né spiegato, e chiediamo ai nostri clienti di rispettare questa scelta. Siate certi che Karvina continuerà a fornire la massima qualità dei giochi in Occidente, e che Killswitch è solo uno tra i nostri numerosi capolavori”

La cosa che sbigottì tutti fu la frase che faceva intendere il legame tra Porto e Ghast, in quanto nel gioco i due non si incontrano mai. A questo proposito sono nate varie teorie; la più plausibile è che nella caduta Porto riesce in qualche modo ad avere un legame con il demone (probabilmente inalando la sua presenza) il quale l’ha protetta salvandola dall’impatto. Questo spiegherebbe perché Ghast è invisibile e Porto cambia dimensione senza apparente motivo.

Killswitch venne distribuito in un numero limitatissimo di copie: circa 5000 esemplari; recuperarlo, insomma, è molto difficile. Nel 2005 un disco del gioco, ancora nella confezione originale, fu messo all’asta su eBay. Venne acquistato da un collezionista di nome Yamamoto Ryuchi, che riuscì ad aggiudicarselo per la somma di 773.000 dollari.

L’uomo promise di postare dei video di gameplay su YouTube, ma l’unico video che Ryuchi caricò sul social on line, fu una ripresa di lui seduto davanti allo schermo dove possiamo intravvedere la schermata di inizio gioco; mentre guarda il monitor, Yamamoto, sembra stanco ed emaciato, e il suo volto è imperlato di lacrime.

Queste sono tutte le vicende che ho deciso di trascrivere.

Alcuni forum riportano che il gioco fa impazzire chi riesce ad ottenerlo e finirlo, ma sono fonti per niente attendibili, tuttavia prima di concludere mi sembra giusto riportare alcune mie ricerche personali per andare a fondo alla questione: La Karvina Corp’s non ha né un sito ufficiale né una pagina Wikipedia, l’unica cosa che troviamo sull’enciclopedia online riguardo Karvina è l’omonima città in Repubblica Ceca che, guarda caso, ha una grande miniera di carbone che ha reso possibile l’ammodernamento della città. Nella “strana” risposta della società ai giocatori, la casa produttrice dichiara di fare e di aver fatto altri giochi destinati all’Occidente, ma in internet non c’è traccia di altri giochi prodotti da loro. Ho cercato ulteriori informazioni come ad esempio un profilo social di Ryuchi Yamamoto o un suo sito e non ho trovato nulla; ho cercato anche il suo profilo eBay e scansioni della fantomatica asta, e anche qui zero al quoto. Ma la cosa strana è che esistono alcuni video di gameplay su YouTube che, a differenza di molti fake creati per altri videogiochi fantasmi, questi risultano molto simili tra loro senza un’essenziale differenza che possa far credere a un’editing apposito per fare visualizzazioni. In più, a differenza di molti racconti creepypasta, questa storia non ha realmente nulla a che fare con il paranormale e quindi anche se fosse una leggenda mi è sembrato giusto riportare queste vicende perché, forse, grazie a questo racconto particolare, molte case produttrici (la Konami di Silent Hill) ha trovato in questo aneddoto un’ottimo spunto. Che questa vicenda sia reale, oppure no, lo lascio decidere a voi lettori.

2 comments

  1. Alice Camerlengo 10 Aprile, 2017 at 18:40 Rispondi

    “Killswitch” è un racconto della scrittrice statunitense Catherynne M. Valente, pubblicato nella raccolta “The Melancholy of Mechagirl” e sul suo archivio di racconti horror http://invisiblegames.net. NON è una creepypasta autentica, come non è autentico questo articolo.

    • Redazione di Nastorix 11 Aprile, 2017 at 08:32 Rispondi

      Killswitch è stato pubblicato nel gennaio 2013 nella raccolta “The Melancholy of Mechagirl”, mentre su invisibilegames è presente dal 2007, il fatto di per se è semplice: essendo apparso in un blog la natura del racconto è Creepypasta. Ai tempi, quando venne letto dal nostro autore girava ancora solo in internet e, come si può notare dalla pagina http://invisiblegames.net, non si sapeva chi era l’autrice dei racconti (anche se si sapeva che era donna). Per quanto può “sussistere” l’errore (forse l’unico è non citare l’autrice ma, come spiegato prima, l’autore ha trovato il racconto ben prima della pubblicazione del libro) in realtà non riusciamo a capire cosa ci sia di sbagliato nell’articolo, e perché non dovrebbe essere “autentico”.
      Per ogni domanda saremo lieti di risponderti anche in via privata tramite la nostra mail che puoi trovare nella sezione contatti, ti auguriamo una buona Pasqua

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