Se mi arresti non vale: Klaus Barbie

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Oggi è il grande giorno, l'attesa è finita e io mi preparo a suon di whisky e birra all'incontro di fine anno contro Klaus, il terrore del ring e di Storix, ma non solo; fa paura un po' a tutti insieme alla sua allegra combriccola. Klaus è un ragazzone tedesco, scolpito dalla nobile arte, che si fa chiamare Barbie; all'inizio non tutti colsero il macabro rimando storico, e lo guardavano con simpatica ironia. Inutile dire che presto l'ironia si trasformò in rabbia, anche in seguito ad episodi di spiacevole violenza urbana cui si rese protagonista insieme ai suoi cari. Ora tocca a me, io, la prossima vittima sacrificale sul ring dello SpartaClub. "Che ci fai ancora qui? Oh cazzo, sei ubriaco fradicio!" Lloyd improvvisamente si preoccupa della mia incolumità; è solo un attimo, infatti mi trascina via dal tavolo e in un lampo mi trovo seduto nel mio angolo, di fronte la morte. Jess si avvicina sussurrandomi qualcosa che non capisco, poi va a massaggiare il mio caro avversario, che si presenta in perfetta tenuta sportiva: calzoncini, scarpette e petto nudo. Fa sul serio il ragazzo. Mi spoglio alla meglio, rimango in boxer, anfibi, birra e sigaretta. Sarà la paura, sarà Jess, sarà la voglia di ammazzare sto crucco maledetto, ma sono eccitato. La folla scalpita, le donne si cimentano in un fragoroso "Oooohhh!!!". Si belli, ho le mutande impennate. Duro di fronte al macellaio di Lione, almeno l'uccello è già in rigor mortis prima del gong.

Klaus Barbie (quello "originale") nasce a Bad Godesberg il 25 ottobre del 1913, l'attuale Bonn, da una normale famiglia cattolica. Finiti gli studi si iscrive in seminario con la volontà di farsi prete, ma è una parentesi di un paio d'anni, infatti nel 1933 si iscrive alla Gioventù Hitleriana. Bah! Inizia una carriera folgorante e, un passo dietro l'altro, avanza nelle SS, grazie alla sua capacità di infiltrarsi tra i ribelli al regime. Siamo nella seconda metà degli anni 30, e nel 1940 diventa sottotenente delle SS, con conseguente trasferimento ad Amsterdam, dove inizia la sua opera di rastrellamento tra le fila delle organizzazioni dello spettacolo e dello sport, oltre che alla deportazione degli ebrei. Molteplici sono gli omicidi e le torture che compie ai danni dei poveracci più disparati, uccisi o torturati, anche per un suo semplice capriccio. Nel 1942 viene trasferito a Lione, dove si guadagna il soprannome per cui è noto: il Boia di Lione. Per una serie di sfortunate coincidenze diviene subito capo della Gestapo di Lione, e i crimini si sprecano; i suoi rastrellamenti sono il terrore oltre la più disumana concezione, con un accanimento particolare riservato ai bambini. Niente male per un prete mancato. Giusto per la cronaca, nel frattempo si è sposato e forma una famiglia tradizionale cristiana. I suoi metodi risultano efficaci, ma purtroppo per lui la guerra avanza, così come gli alleati, quindi brucia tutti i documenti, uccide ovviamente tutti coloro che lavoravano con lui, e sparisce letteralmente nel nulla.

Klaus viene inserito nella famosa lista di criminali di guerra da ricercare, e dopo una controversia tra diversi servizi segreti americani (tra chi lo vuole arrestare e chi no), viene assoldato dal CIC-Counter Intelligence Corps- per la lotta al comunismo. L'intrigo politico, ivi compresi quello dei servizi segreti, non solo è di difficile lettura, ma anche un po' misterioso, quindi risposte soddisfacenti ai tanti lati oscuri di questa vicenda non esistono. Inizia una delle tante lotte al presunto terrorismo, il comunismo in questo caso, servendosi di terroristi veri. Difendiamo le tradizioni, sono importanti. Collabora con gli americani, prima a Memmingem e successivamente ad Augsburg. Le pressioni politiche però sono molto forti, e ormai Klaus diventa scomodo, quindi viene fatto partire con il falso nome di Klaus Altmann, attraverso la nota Ratline, la rotta che metteva in salvo personalità controverse (diciamo così) in sud America. Sarebbe bello addentrarsi sulle radici e la storia di questa eccellenza politico-ecclesiastica, ma passiamo oltre. Sbarca con la famiglia in Bolivia nel 1957, e comincia a tessere la sua tela sin da subito. Dietro l'apparenza di uomo d'affari, il nostro Klaus Altmann collabora coi regimi dittatoriali che si alternano negli anni, fornendo un supporto decisivo nell'organizzazione: rastrellamenti, ordine gerarchico tra i narco trafficanti, spie, traffico d'armi; insomma il meglio del suo repertorio. Nel frattempo in Europa è ancora ricercato, dalle famiglie delle vittime in cerca di giustizia, ma nel 1971 il procuratore generale di Monaco di Baviera dichiara chiuso il caso per mancanza di prove. Per fortuna al mondo esistono persone che vivono aldilà del proprio benessere, come i coniugi Serge e Beate Klarsfeld, due cacciatori di nazisti, la cui storia è molto interessante; grazie alla sua tenacia, Beate riesce a far firmare un documento al procuratore che se riesce a trovare le prove lui riapre il caso. Le prove le trova eccome, una foto spedita dal Sud America; non ci sono dubbi, Klaus Altmann, stimato uomo d'affari, è in realtà Klaus Barbie. Parte la caccia di Beate, che madre di famiglia, rischia la propria vita in terre e politiche ostili, per la voglia di giustizia. ISembrerà strano, ma durante l'inseguimento avrebbero potuto uccidere Klaus in più di una occasione, ma la giustizia è un sentimento più elevato, nobile, rispetto al naturale odio, e Klaus deve essere processato. Per farlo Beate fa un gran chiasso mediatico e la sua caccia dura sedici anni, tra lotte politiche e battaglie a mezzo stampa. Nel 1982 cade definitivamente la dittatura di Garcia Meza, e grazie ai coniugi Klarsfeld, ma anche perché ormai serve a poco, Klaus viene finalmente estradato e processato. I crimini per cui nel 1987 viene condannato all'ergastolo sono atroci, così come è atroce il modo in cui vive il processo: ambiguo e crudele come la propria vita; prima finge di essere Altmann, poi confessa senza il benché minimo pentimento, anzi. Insomma, questo chupito è un bel concentrato di valori, tradizioni e idee sempre attuali per la politica di oggi e di domani. Tanto lo sappiamo, il classico non muore mai.

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