La festa più bella del mondo!

Che vita misera deve fare chi come me si trova a dover raggiungere un posto distante nel sud est asiatico nel minor tempo possibile.

Cinque ore di volo nel cuore della notte mi portano da Seoul a Bangkok, qui il mio treno per Chiang Mai mi aspetta e ho solo 4 ore per raggiungere la stazione centrale e solo 3 ore e mezza per andare a ritirare il mio biglietto dalla guardia notturna di una agenzia di viaggi prima che questa finisca il suo turno.

Una corsa rocambolesca mi aspetta, ma il dubbio e l’ansia ancora non si sono impossessate di me.

Ora posso tranquillamente affermare che 4 ore per percorrere un tragitto di un’ora e pratiche burocratiche da 20 minuti son un margine di sicurezza più che dignitoso, iniziano ad esserlo meno se al controllo passaporti arriva una vagonata di cinesi, se poi  2 soli sportelli per ottenere il visto d’ingresso  sono attivi la tragedia è praticamente servita.

Un’ora e mezza di coda (ma avrei avuto bisogno almeno del doppio se non mi fossi messo a pregare la miriade di gente di farmi passare perché ero in ritardo) e un’altra mezza per ritiro zaino più scambio soldi mi fanno sentire un po’ inquieto ma ancora fiducioso.

Tra questo momento e la fuga della guardia intercorrono 1 ora e 30 minuti e una idea veramente stupida.

Non posso dire esattamente quale dei miei neuroni abbia partorito lo schifosissimo pensiero di prendere un treno e non la metro per raggiungere la stazione centrale, il bigliettaio mi garantisce l’arrivo a destinazione in 1 ora esatta ma dimentico che questi mezzi in Thailandia non sono una scienza affidabile.

Salgo ignaro del disastro incombente.

Dopo un’ora e 10 minuti sono a 150 metri dalla stazione di Bangkok, sudo freddo ma sono ancora convinto di potercela fare... Fuori piove e mi rimangono solo 20 minuti.

A un tratto lo stramaledetto si ferma, inizio a smadonnare e pregare che riparta il prima possibile ma questo non accade e a 10 minuti dall’ora X vado dal controllore a chiedere spiegazioni.

Il cortese signore mi spiega che non potremo entrare in stazione prima di 20 minuti a causa di un non ben chiaro problema, il che significa che sono tecnicamente fottuto.

No! Non mi arrendo tanto facilmente! Mi faccio consegnare un sacco dell’immondizia dalla signora delle pulizie per proteggere lo zaino con computer e macchina fotografica, scendo dal treno e mi metto a correre sotto la pioggia e nelle pozzanghere sui binari dove le locomotive mi passano a fianco sfiorandomi.

Arrivo in stazione a 3 minuti dalle 8, sembro un pazzo bagnato fradicio, attraverso la zona d’attesa, la strada di fronte e raggiungo la guardia che stava allegramente chiacchierando con degli amici; alle 7 e 59 ho il biglietto nelle mie mani e ora nulla mi può più fermare!

Dopo sole 13 ore di treno (una bazeccola dopo una notte passata in volo) arrivo a Chiang Mai, sono le 7 di sera, sono in viaggio complessivamente da 26 ore e faccio olfattivamente e visivamente schifo, ma sono arrivato!

Dopo un paio di giorni di relax Songkran inizia: 3 giorni e mezzo di festival in cui la gente scende in strada armata di qualunque cosa sia adatta a lanciare o spruzzare acqua e si diverte senza distinzione di età, sesso, etnia o religione.

Grandi e piccini fianco a finco in una “guerra” senza quartiere in cui vince chi si diverte di più perché alla fine sono tutti stanchi e fradici allo stesso modo.

Turisti da tutto il mondo accorrono, le camicie a fiori diventano l’unico indumento concesso e ovunque una fiumana di persone colora ogni angolo della città.

Nessuno cerca di fregare nessuno, tutti sono cordiali e l’amicizia regna sovrana.

Sfilate in abiti tipici, musica e spettacoli si ripetono ogni pomeriggio, i bar si trasformano in roccaforti da prendere d’assalto e molti si spostano a bordo di pick-up e tuktuk utilizzandoli come fortezze mobili o carri armati, taniche gigantesche vengoni issate a bordo e il fiume che circonda il centro è il campo di battaglia ideale.

La sera si va tutti insieme a ballare fino a tarda notte nelle discoteche locali che sono (fin troppo) piene di ragazzi provenienti da ogni dove e vogliosi di spendere al meglio il loro tempo.

Holi è stata una festa bellissima ma non può reggere il confronto con qualcosa di tanto meraviglioso, se un giorno decideste di volervi sentire di nuovo bambini allora l’unico consiglio che vi posso dare è di partecipare al capodanno thailandese, io non mi sono mai divertito tanto in  vita mia e sfido chiunque a non provare le stesse emozioni.

Il tempo purtroppo è tiranno e un paio di amici sono già in viaggio verso Tokyo, il Giappone sarà l’ultimo palcoscenico di questa mia avventura e, per una volta, non sarò solo.

 

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