"La Lunga Vita di Marianna Ucria" di Dacia Maraini

Il mese di marzo è sicuramente il periodo dell’anno più importante per le donne. per ben un giorno all’anno, l’8 Marzo appunto, si torna a parlare di tutti i problemi che ancora esistono e riguardano il sesso femminile: dalla disparità dei sessi alla maternità, dall’emancipazione alla lotta contro la violenza. Dopo che il sole è tramontato sulla festa della donna, tutto torna alla normalità, per così dire. Al di là dell’ovvio e abusato clichè, secondo cui le donne andrebbero festeggiate ogni giorno, questa settimana vorrei appunto che si parlasse ancora un po’ di queste questioni, che sono a mio parere fondamentali. Per questo motivo, ho scelto di recensire un romanzo che ritengo fondamentale per la letteratura al femminile italiana, e che offre degli spunti di riflessioni, più che mai attuali, pur trattandosi di un romanzo storico: “La Lunga Vita di Marianna Ucria” di Dacia Maraini.

Palermo, Prima Metà del Settecento. Mentre in Europa siamo in pieno secolo dei Lumi, con gli Illuministi, che diventano il baluardo di un nuovo modo di intendere la cultura, in Sicilia troviamo ancora impiccagioni, monacazioni forzate e matrimoni combinati. E’ qui che vive la nostra protagonista, Marianna, giovane figlia sordomuta di una nobile famiglia palermitana, con la quale l’unico modo che ha per comunicare è tramite dei bigliettini. L’unico che la tratta come un vero essere umano è il padre, mentre la madre e i fratelli sembrano provare una forte diffidenza nei suoi confronti. A causa del suo handicap per Marianna è difficile trovare l’elemento più importante nella vita di una donna del suo tempo: un marito. Per questo motivo viene costretta a 13 anni a sposare il fratello della madre, lo Zio Pietro, molto più vecchio di lei. Dopo cinque anni di matrimonio e quattro figli, Marianna decide di prendere in mano la sua vita: si trasferisce nella villa in campagna della famiglia, dove si dedica allo studio e alla lettura, appassionandosi alle nuove teorie illuministiche e filosofiche, incontrando tuttavia grande ostruzionismo da parte del marito e della famiglia. Nel frattempo, le viene anche rivelato dal fratello come lei non fosse in realtà sorda dalla nascita, ma che lo sia diventata dopo che lo Zio Pietro l’aveva violentata a sei anni: lo shock l’aveva resa infatti incapace di sentire e di parlare. Proprio per coprire questo “fattaccio”, i genitori l’avevano obbligata poi ad un matrimonio riparatore. Questa rivelazione non fa altro che aumentare il desiderio di emancipazione di Marianna. Alla morte del marito, si concede finalmente una vera relazione d’amore con il servo Saro, che però abbandona comunque perchè sposato. Criticata sempre di più dalla sua famiglia, per le sue idee rivoluzionarie, Marianna decide infine di andarsene dalla Sicilia insieme alla sua serva Fila, alla volta di un futuro migliore in cui possa finalmente essere sè stessa, senza più restrizioni.

 Di tutti i libri che avrei potuto scegliere per parlare di donne, ho scelto proprio questo perchè rappresenta, a mio parere, una vera pietra miliare della letteratura italiana. Oltre che una grandissima narratrice, Dacia Maraini è anche una ottima portavoce della causa femminile, e nel suo romanzo del 1990 è quanto mai evidente. Leggendolo troviamo una protagonista molto particolare, così normale eppure straordinaria, che nel suo mutismo rappresenta la voce che per tanti anni è stata tolta alle donne dalla società maschilista, e che forse ancora non abbiamo ripreso totalmente. In quanto ragazza, non posso fare altro che essere grata perchè sono esistite realmente delle donne così forti come Marianna, in grado di rompere gli stereotipi e di combattere perchè tutte avessimo delle possibilità uguali, e non fossimo semplicemente merce di scambio. E di questo fatto bisogna ricordarsene un po’ più spesso, di un solo giorno all’anno.


Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa, Milano, Rizzoli, 1990.

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