La (non) strana storia dell'Arci di Arcore

Provate a fare un piccolo esperimento. Prendete una persona qualsiasi, che sia un conoscente o un amico non conta, e ponetegli questa domanda “se dico Arcore dico...?”.
Sono pronto a scommettere, senza timore alcuno, che la risposta che riceverete dalle Alpi al Mediterraneo sarà composta da un nome ed un cognome: Silvio Berlusconi. Proprio Lui.

Per questo motivo e per ragioni legate all’affetto che provo per questo luogo, trovo romanticamente straordinario andare a parlarvi di un Arci che proprio ad Arcore sorge. Oggi vi parlo del Blob.
Nell’immaginario di chi non frequenta questo luogo potrebbe essere chiaro supporre che si tratti di una roccaforte ideologica, una specie di luogo dove una combriccola di comunisti scapestrati sopravvive alla pressione della destra berlusconiana.
Sarebbe tanto affascinante quanto anacronistico, ma sarebbe errato.

Ecco il mio racconto.

Per accedere al Blob è necessario attraversare un portone, tipico delle "corti lombarde", ed un piccolo cortile. La porticina sulla destra non permette di cogliere quasi nulla del locale e noto che nel cortile sono posizionati numerosi tavoloni di legno ed alcuni ragazzi stanno giocando a scacchi bevendo birra. Un ottimo biglietto da visita. Varco l’ingresso, ma non prima di osservare quanto l’insegna sia rovinata ed emetta una luce fioca ed opaca. Sembra essere stata colpita da un sasso.
Affascinante.
Il locale è più grande di quanto immaginassi, alla mia sinistra un angolo composto da divani ed alcuni giochi in scatola, totalmente a disposizione degli associati. Alcuni amici stanno discutendo semisdraiati e l’atmosfera appare particolarmente rilassata anche grazie ad una colonna sonora lounge di ottimo livello. Il bancone, imponente, si presenta di fronte a me. La luminosità derivante dai riflessi delle bottiglie è particolarmente suggestiva e la varietà delle bevande proposte è adeguata. Per mantenermi allo stesso alto livello del sound e per “darmi un tono” decido di ordinare qualcosa di ricercato e complesso: una birra Moretti da 66cl (3 Euro). Sulla mia destra alcuni tavoli alti, con sgabelli, ed un angolo biblioteca con fumetti e libri pronti alla consultazione. Un ragazzo sfoglia un Dylan Dog che manca alla mia collezione, gli sorrido e ricambia il gesto. Del covo segreto antiberlusconiano ancora nessuna traccia. Sorseggio la mia “morettona” gelata.
Mi metto a girare per il locale senza nessun obiettivo particolare. La colonna sonora continua a sorprendermi: potrei aspettarmi qualcosa di simile in un locale blues o lounge, ma in questo ambiente l’effetto è ancora più impattante. In un’altra sala sono presenti un calcetto , un ping pong ed altri tavoli disposti ordinatamente. Per essere un giorno qualunque di una settimana qualunque c’è parecchia gente.
In pochi minuti faccio conoscenza dei baristi e di alcuni clienti; tutti sembrano disponibili a discutere e nessuno di loro pare porsi quell’ostiosa domanda tipica della clientela brianzola media “e questo che gira da solo chi c..zo è?!”.
Si parla per circa un’ora e mi viene mostrato un programma che illustra corsi ed attività proposti nell’anno in corso. Si varia dal Tango, con una clientela tanto eterogenea quanto caratteristica, a corsi di lingua gestiti da insegnanti professionisti. Mi inoltro nella sala principale dove si svolgono corsi di ballo (e non solo) e concerti, soprattutto nel weekend. Vengo tartassato da una quantità di informazioni notevole, mi si descrivono corsi di teatro, corsi di lingua per immigrati e mi viene proposto l’aperitivo della domenica.
L’elemento che continua a colpirmi, mentre il livello della birra Moretti scende paurosamente, è l’eterogeneità della clientela. Non mi è possibile definire un target, perchè qui un target non esiste. Si passa dal liceale diciannovenne al ballerino di tango cinquantenne, dal musicista appena assunto in un’azienda brianzola e con tanta voglia di offrir da bere, all’universitario pronto a godersi una birra gratis.
Continuo a non trovare nessuna correlazione con il cittadino più noto di Arcore e, cosa ancora più bizzarra, a nessuno sembra venire in mente dove questo luogo sorga.
Vengo trascinato in dialoghi surreali, ma che denotano grande intelligenza e cultura dei miei interlocutori. Si spazia dalla musica allo sport, dal grande cinema d’autore ai film trash anni 90. Da Renzo Piano a Valeria Marini in un battito di ciglia, momenti di alto spessore.
Quando tutto sembra trascendere nella normalità più normale si arriva a discutere politica e mi sento pronto alla prova del nove. Ora sono sicuro che il lato oscuro di questo luogo emergerà con violenza e che verrò trascinato in dialoghi alimentati dalla vecchia ideologia. Si, sono convinto che qui dentro nessuno sia disposto a confrontarsi, circa la politica.
Ancora una volta mi sbaglio ed è solo colpa mia.

Certamente un Arci è, era e sarà sempre un luogo con basi di sinistra, ma qui i volti che mi trovo davanti hanno una capacità analitica ben distante da quel triste immaginario chiamato “italiano medio”. La critica verso gli avversari è feroce, i precetti sono ben fermi, ma questo non impedisce un sano dialogo evitando i luoghi comuni e le banalità. Qui dentro è presente la vera politica.
Nessuno si dimostra spietato quanto mi sarei potuto aspettare. La proattività sembra essere il motore del tutto, qui dentro.
Mi confronto, esprimo le mie opinioni, osservo ed ascolto affascinato.
Il tempo scorre fino a quando decido di osservare l’orologio del bar. Sono trascorse ben due ore, sono volate, e decido che si è fatto tardi,anche se vorrei fermarmi ancora. Saluto e ricevo sorrisi e strette di mano. Tanti “arrivederci” riempiono l’aria.
Prima di andarmene tento un’ultima carta citando direttamente Lui, il simbolo stesso di questa città: colui il quale ha governato l’Italia per quasi un ventennio e che ha rappresentato un lato della destra fino agli anni novanta sconosciuto. Nessuno sembra cogliere le mie provocazioni ed ancora una volta si torna a parlare di ben altro, con candore.

Ho fallito.
Mentre varco il portone rifletto. Ora è il tempo di farlo.
Nei miei primi passi che mi conducono alla macchina inizio a pensare ad alcuni elementi precisi.
Forse che si tratti di Arcore è solo un dettaglio.
Forse che si tratti della città dove vive Silvio Berlusconi è solo un altro dettaglio.
Mi avvicino alla macchina alla ricerca di qualche convinzione in più e di qualche “forse” in meno.
Sono venuto qui per cercare un paradosso e per descrivere una roccaforte di alternativi di sinistra pronti a difendersi da un assalto borghese. Quello che ho trovato è un luogo ospitale animato da personaggi e da attività stimolanti. Quello che ho trovato sono proattività e stimoli. Quello che ho trovato è positività.
Quello che ho trovato è il Blob.

1 comment

  1. Avatar
    valentina 6 Aprile, 2015 at 21:41 Rispondi

    ciao, ho 35 anni e vivo ad arcore dalla nascita. hai scritto un bellissimo articolo veritiero, che fa un pò di giustizia a noi arcoresi. solo una frase è falsa e non mi è piaciuta, cioè: “Lui, il simbolo stesso di questa città”.

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