La sublime Saffo da Lesbo

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

E’ ormai quasi ora di cena quando decido di fermarmi da Lloyd, ma una sorpresa mi coglie all’improvviso: una lieve musica dolcemente incomprensibile accompagna una luce soffusamente rossa; il bar è vuoto e trasformato, senza tavolini e sedie, ma con cuscini e drappi finemente ricamati, insomma, un luogo elegante. Terrorizzato rimango immobile, quando spunta la signorina Gradisca, in abito di pizzo rigorosamente rosso, con quelle labbra carnose e tutta la sua prorompenza mediterranea. “Tesoro stasera sei fuori tema”. Sta parlando con me. “Inauguro il mio Tiaso dedicato a Saffo”. Rimango sbalordito. Prendo il calice che tiene in mano e lo finisco in un sorso. Il connubio bellezza follia, unitamente all’atmosfera insolita per Storix, inducono pensieri ben lontani dalla castità. Sono in evidente stato confusionale, mentre impietrito osservo da vicino una dea dell’antica Grecia che seguita a parlare. ”…e questa volgarità moderna mi ha spinto a creare una scuola per giovani maggiorenni, un po’ come nell’antica Grecia, quando le fanciulle venivano educate prima del matrimonio. Il mio riferimento è la grandiosità di Saffo, donna elegantissima, sublime poetessa e fine sacerdotessa…”. Parliamo di Saffo. Siamo nell’antica Grecia, divisa tra città stato; sono ben lontane le religioni monoteistiche, nel pieno di miti e leggende legati agli Dei ed al loro rapporto con gli esseri umani. Insomma, morali e valori di altri tempi, di un altro mondo.

Nasce nel 630 a.C. circa a Ereso, una città dell’isola di Lesbo, ma trascorre la propria vita a Mitilene. Di lei e della sua opera rimane ben poco, anche a causa delle  continue distruzioni della biblioteca d’Alessandria, unica testimone dell’opera artistica dell’antica Grecia; abbiamo notizie tramandate tramite il Marmor Parium, scritti, odi, testimonianze di autori a lei contemporanei, poeti e storici che ne decantano la grandiosità d’animo e artistico. Per Saffo si scomoda anche il nostro erudita più illustre, Giacomo Leopardi, con il suo “Ultimo canto di Saffo”.

L’infanzia trascorre senza notizie in nostro possesso. Saffo adulta è una donna sposata, di marito ignoto, con una figlia. È maestra di un tiaso da lei fondato, in cui si celebra il culto di Afrodite, dea dell’amore, della bellezza e della fertilità; insegna a nobili fanciulle l’arte della seduzione, la poesia, il canto, insomma l’arte di essere donna. Ed è proprio il suo tiaso l’epicentro della propria storia. La poesia della nostra amica è incentrata sull’amore, dove le fanciulle ne sono spesso le protagoniste. L’amore assoluto.

Pare che i suoi versi siano sublimi, eleganti, innovativi, come del resto l’autrice stessa, uno degli apici più elevati della cultura greca.Il desiderio, le sue ripercussioni fisiche, la violenza dell’abbandono, le emozioni, la gelosia. Non solo dei, ma come abbiamo detto anche le “sue” fanciulle, capaci di risvegliare in lei profondi turbamenti quando lasciano il tiaso per diventare spose. Come detto qualche riga fa, miti e leggende vivono strettamente connessi con la realtà, quindi non sappiamo se effettivamente si è suicidata causa un'infatuazione non corrisposta con un giovane, o se invece è morta in età avanzata. Essendo tempi lontani, essendo Saffo una delle più grandi personalità dell’antichità e avendo poco materiale a disposizione, come spesso accade, la sua persona viene riassunta all’inverosimile; nel caso specifico, quella che forse è la più grande poetessa di tutti i tempi, viene identificata con un orientamento sessuale ben definito, il "fuoco" tra donne.

Chissà, forse è questa l’essenza stessa della sua vita, che la rende immortale.

Leave a reply

*