"L'amante giapponese" di Isabel Allende

Se c’è una conclusione che possiamo trarre dalla letteratura di successo dell’ultimo periodo è questa: parlare d’amore non è di moda. O perlomeno, non è più ritenuto un argomento per romanzi cosiddetti “impegnati”. Il tema romantico rimane confinato ai romanzetti rosa o a tutta quella serie di libri usciti sulla scia del successo di Cinquanta Sfumature (dei quali sconsiglio caldamente la lettura, meglio, piuttosto, buttarsi sull’originale, se non altro per curiosità). In questo panorama abbastanza desolato, tuttavia, qualche caso riesce ad ergersi al di sopra della massa; anche perché, che ci piaccia o meno, il sentimento amoroso è alla base dell’essere umano, quindi saremo sempre naturalmente portati a parlarne o ad esprimerlo, nelle opere d’arte come nei romanzi. Tra questi casi isolati, mi sento di citare l’ultimo romanzo di una scrittrice che mi sta molto a cuore: L’amante giapponese di Isabel Allende.

Di per sé, la trama non risulta in realtà originalissima. L’Allende attinge infatti dalla classica storia d’amore impossibile, con la sola differenza che in questo caso risulta molto più duraturo del solito. La protagonista Alma Belasco, infatti, dopo aver lasciato la Polonia nazista, in fuga come molti bambini ebrei dallo sterminio che toccherà invece ai genitori, viene accolta dagli zii a San Francisco (ambientazione anche del precedente romanzo della Allende, Il gioco di Ripper, segno che la sua stagione di romanzi “latino-americani” è probabilmente finita). Qui incontra e si innamora immediatamente di Ichimei, il giovane giapponese figlio del giardiniere di famiglia. La loro storia d’amore supererà ogni difficoltà e distanza, da quando Ichimei viene internato con la sua famiglia in un campo di isolamento, destino che toccò ai nippoamericani dopo il bombardamento di Pearl Harbour (situazione di cui si parla troppo poco nei libri di storia a parer mio), a quando Alma lascia la costa californiana per andare a studiare arte a Boston, per poi però ritrovarsi sempre e amarsi in segreto,superando persino il fatto che entrambi siano sposati.

Credo, però, che la vera originalità di questo romanzo risieda nel suo descrivere l’amore in terza età, quindi tra anziani. La narrazione non è, infatti, altro che un grosso flash-back, di Alma in una casa di riposo che racconta al nipote Seth e alla sua badante/dama di compagnia/assistente Irina, il grande amore della sua vita. Amore che è durato appunto sino alla soglia della vecchiaia, fino alla sventurata morte di Ichimei. Solo un altro grande scrittore, caso vuole anch’egli ispano-americano, ovvero Gabriel Garcia Marquez nel suo capolavoro “L’amore ai tempi del colera”, riesce ad eguagliare la maestria dell’Allende nel descrivere un sentimento che, avendo perso molta della sua componente fisica, diventa totalmente puro e calmo, quasi etereo se vogliamo. In questa epoca di grande frenesia e confusione, forse quello che ci serve di più è proprio una lentezza maggiore nell’assaporare l’emozioni, in genere, ma soprattutto l’amore, imparando e traendo spunto in questa nuova attitudine, dalle persone un pochino più “adulte”. Questo libro rappresenta quindi un elogio non  tanto alla rassegnazione, come potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale, quanto alla resilienza, alla capacità di adattarsi a tutto quello che la vita ci mette davanti (un po’ come la filosofia della piuma al vento alla Forrest Gump), dote, anche questa, in cui probabilmente i nostri nonni eccellono più di noi, e dai quali noi abbiamo molto da imparare in tal senso. Concludo, come spesso mi capita, con una citazione, tratta dal già citato libro di Marquez, che ritengo particolarmente significativa per esprimere il concetto di amore di questo romanzo: “Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell'amore.” Ma proprio nella difficoltà, risiede la bellezza.

Isabel Allende, L’amante giapponese, 2015, Feltrinelli

Gabriel Garcia Marquez, L’amore ai tempi del colera, 1986, Mondadori

Isabel Allende, Il gioco di Ripper, 2013, Feltrinelli (giusto perché l’ho citato ed è un thriller niente male)

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