Diritti civili e odio razziale: Malcolm X

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Ormai il silenzio viene scandito dalle liriche in radio o da qualche cd che a caso interrompe il mio digiuno con la razza umana; per il resto, sono chiuso in casa. Capita che quando una forte delusione mi cuoce il petto, d’istinto, nel torbido turbinio della mia rabbia, miscelata col malessere, scopro di avere voglia di scrivere, esplode l’arte e la metto da parte, giusto per riscuoterne i peccaminosi frutti. Come tutti i solitari, anch’io ho i miei riti pagani, abitudini che scivolano via come un chupito, e seduto davanti al caffè mi imbatto nell’ennesimo post razzista su facebook: “In quanto cittadino italiano, cristiano e prete, scelgo di aiutare un italiano bisognoso” Cosa ne pensate? Recita il post, poi si vede la foto di due persone di origini africane e sotto il titolo dell’articolo: Don Angelo: ”La mia casa la darei agli italiani, non ai migranti”. Per onestà devo dirvi che io vado apposta su queste pagine, un po’ per peccato, in quanto ogni tanto amo pensarmi intelligente, un po’ per curiosità verso la cattiveria insita in molte persone, che emerge in tutta la violenza sui commenti di articoli di questo tipo o in risposta ai commenti di persone per bene che giustamente rabbrividiscono di fronte a cotanta becera e violenta ignoranza. Ed è proprio questo che mi fa paura, non tanto la propaganda di un certo credo politico o religioso; basti pensare che negli anni 50 venivano bruciati negli oratori i libri di Gianni Rodari, e che le conquiste civili sono state ottenute proprio dalle lotte di laici contro i pregiudizi e le repressioni cattoliche, infatti come non pensare ad esempio ai diritti delle donne e alle conquiste ottenute? Ma ragazzi, parliamo di conquiste avvenute dopo la prima metà del 900, e ancora oggi è di un' attualità disarmante la lotta contro la violenza sulle donne, figlia di retaggi che poi così tanto arcaici non sono. Avviene in Italia, avviene oggi, e mi fa paura. L’ignoranza nel 2015 è una colpa. In questo intreccio di potere e religioni all’apparenza opposte, mi chiedo come ci si possa schierare da una o dall’altra parte, e francamente non capisco.

Ormai da anni abbiamo trasferito il problema dei diritti civili in paesi lontani, ma piano piano, inesorabilmente, il villaggio globale si morde la coda, e quelli che abbiamo affamato, trucidato, bombardato, ora bussano alla porta. Ah le frontiere! Come non pensare al colonialismo europeo, alla tratta degli schiavi nelle Americhe? Alla successiva battaglia per la conquista dei diritti civili dei neri, alle tante oneste e lavoratrici famiglie bianche americane che per il bene dei propri figli e della comunità, erano schierate contro quegli uomini e quelle donne considerati come peggio non si potrebbe immaginare? Con i bus divisi tra bianchi e neri, giusto per citare Rosa Parks, arrestata per non aver ceduto il posto ad un bianco. Quando? Nel 1955, rendiamoci conto. Sono anni di grandi battaglie, violente e meno violente, in cui i maggiori esponenti della lotta per i diritti civili degli afroamericani sono Malcolm X e Martin Luther King.

Data la violenza verbale, ma anche fisica, di cui sono circondato, desidero parlare del più "violento", Malcolm X.

Malcolm Little nasce a Omaha il 19 maggio del 1925, e dopo l’uccisione del padre, la madre, probabilmente figlia di un abuso sessuale, si ammala di un forte esaurimento nervoso e viene rinchiusa in clinica psichiatrica. Il giovane Malcolm viene affidato ad alcuni parenti, ma è evidente il suo disagio, che si manifesta con lo scarso impegno scolastico e una condotta sbandata, che lo portano ad uno periodo di reclusione quando è ancora un ragazzino. Uscito di prigione se la cava facendo vari lavoretti, poi si trasferisce da Boston a New York e inizia la sua breve carriera criminale fatta di spaccio, prostituzione, rapine. A 20 finisce di nuovo in galera, ma stavolta la sua rabbia trova libero sfogo in un movimento organizzato: la NOI (Nation of Islam). In breve tempo entra nelle grazie del “capo” Elijah Muhammad attraverso una fitta corrispondenza, e inizia a predicare all’interno del penitenziario di Norfolk dove nel frattempo viene trasferito. Viene rilasciato il 7 agosto del 1957, e praticamente inizia la sua nuova vita politica, dedita alla conquista dei diritti civili negati ai neri, facendosi il principale portavoce della NOI che auspica il rientro dei neri nelle loro terre di origine per riabbracciare le proprie tradizioni pre coloniali, che le avevano strappate dall’islamismo; per giungere a questo scopo, è però necessario creare una forte comunità nera. E’ in questo periodo che Malcolm abbandona il cognome di derivazione bianca e, perciò schiavista, per sostituirlo con la X. Incontra finalmente il suo padre spirituale Elijah Muhammad e si trasferisce a casa sua a Chicago, subendone il fascino perverso. Tornato a Boston diventa ministro di un Tempio e comincia la sua predica che accoglie le numerose vittime di soprusi e omicidi, annoverando anche grandi personalità; i tempi sono prolifici per la lotta, anche violenta se necessaria, in risposta anche e soprattutto alle numerose sette di bianchi a stampo razzista che mietono numerose vittime. La sua fama si propaga a dismisura, grazie al suo carisma ed alla sua fervida attività "pastorale", diritti da conquistare ad ogni costo contro l’egemonia dei bianchi, e di pari passo cresce anche il numero di fedeli alla NOI. Il razzismo dei neri contro quello dei bianchi, violenza contro violenza. Ligio alle regole che lui stesso predica, vita sana e negazione di ogni vizio, si distacca dalla NOI dopo aver scoperto la condotta non proprio cristallina di Elijah e di altri ministri. Nel 1963 non partecipa alla famosa marcia di Washington, destando sconcerto anche nella comunità nera per alcune dichiarazioni forti. Fonda la Muslim Mosque, abbandonando di fatto la lotta religiosa come unica forma di coesione fra gli afro americani, e nel 1964 intraprende un viaggio nelle terre dell’Islam, che lo portano prima in Egitto e poi in Arabia Saudita, dove avviene la svolta pacifista. In queste terre infatti scopre l’origine e la natura dell’Islam, religione di pace e fratellanza, e tornato negli USA abbandona la via della classificazione arbitraria dei diritti e dei doveri tipici delle religioni, ma si batte in modo più universale nella lotta per i diritti civili, sbandierando comunque la sua fede che non fa distinzioni di razza, religione, o colore della pelle nei rapporti umani. La svolta pacifica lo rende vittima di numerosi attentati, fino a quello fatale che lo vede perire il 21 febbraio 1965, sparato durante uno dei tanti discorsi che tiene in pubblico.

La violenza genera violenza?

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