“Marcello, come here!”

A pochissimi giorni dall’anniversario della nascita (28 settembre 1924) mi sembra doveroso dedicare attenzione a Marcello Mastroianni, il nostro divo per eccellenza della seconda metà del Novecento. Su colui che è stato tra gli attori italiani più conosciuti ed apprezzati nel mondo, perfetto nei ruoli, sia drammatici, sia comici, è stato già scritto di tutto e di più; per non cadere nella banalità, provo a soffermarmi su due aspetti del suo carattere che si evincono dalla biografia e dalla filmografia.

Dopo aver raggiunto l'affermazione definitiva ed il successo internazionale grazie a “La dolce vita” (1960) dell’amico Federico Fellini, arriva per lui l’etichetta universale di “latin lover”, con la quale giocherà, tentando anche di prenderne le distanze, per i successivi trent’anni. Non è casuale, infatti, che subito dopo il bagno nella Fontana di Trevi insieme ad Anita Ekberg abbia accettato di essere il giovane, ma impotente Antonio Magnano, ne “Il bell’Antonio” di Mauro Bolognini; sono convinto che il suo atteggiamento distaccato, a tratti sornione, nei confronti del cinema e della vita in generale, abbia contribuito ad una scelta del genere. Per comprendere al meglio la sua personalità, credo sia sufficiente leggere questa dichiarazione del 1976: “Non sopporto l’Actor’s Studio come istituzione, non capisco cosa voglia dire… Non capisco il Metodo Stanislavskij… Credo che se il personaggio esiste veramente, ha una sua vita e non è una larva, viene fuori da solo. A volte nel film uno si chiama Mario, ma non c’è mica un’anima, è una silhouette solamente, un manichino. Io credo che l’attore non fa altro che posarsi su questo personaggio assumendone le sembianze. E’ il personaggio stesso che si insinua in questo involucro che è l’attore, in questo ventre, direi quasi, pronto a riceverlo e poi a concepirlo… Non sono io che prendo possesso del personaggio, è lui che prende possesso di me. E io mi trovo ad assumere atteggiamenti, sguardi che forse gli somigliano... E’ come quando un attore deve fare il matto e va in una casa di cura a osservare e studiare i matti. Io non ci credo a queste cose, non mi piace, sono imitazioni.

In ogni fase della vita Marcello Mastroianni ha emanato grande fascino non solo per l’indubbia bellezza e per l’eccellente qualità delle interpretazioni, ma pure per la velata malinconia e per una forma di ritrosia o di timidezza, che era possibile cogliere dietro alle parole ed agli sguardi. Quando, ad esempio, il regista Mario Monicelli gli ha proposto il ruolo del Conte Mascetti nel film “Amici miei” (1975), ha ricevuto un garbato rifiuto, perché riteneva che nelle pellicole corali venisse messo in ombra dagli altri coprotagonisti. Incredibile, vero?

Consigliato a: chi non lo conosce o non lo ricorda bene; da “I soliti ignoti” (1958) a “Divorzio all’italiana” (1961), da “Fantasmi a Roma” (1961) a “8 ½” (1963), da “La moglie del prete” (1970) a “Dramma della gelosia” (1970), da “Todo Modo” (1976) a “Una giornata particolare” (1977), da “Verso sera” (1990) a “Sostiene Pereira” (1995). Voto: 2 (a chi non ha capito la citazione del titolo).

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