Spring Breaking Bad: Milano e la droga

Mentre in Italia quest’anno abbiamo festeggiato l’arrivo della primavera con la settimana di Pasqua, negli States migliaia di giovani si sono mossi verso la Florida e il Messico per l’ormai noto Spring Break. Tra festival, rave e party private sono state per tutti i teenager americani due settimane di puro sballo. Ma se credete che nel nostro Bel Paese la primavera non sia arrivata in questi termini, forse vi sbagliate. Tra festività e ferie, la scorsa settimana anche in Italia c’è stato un gran viavai di giovani in libera uscita. E se c’è chi si è limitato alla classica grigliata di pasquetta, non mancano ovviamente i casi di quelli che hanno “esagerato”. Cogliamo quindi l’occasione per tornare su un tema che è stato molto discusso da voi lettori, quello della droga e del suo utilizzo, soprattutto in giovane età. Ma questa volta non lo facciamo partendo da un fatto di cronaca, ma semplicemente facendo due chiacchiere al bar con un amico, che ci racconta la sua storia. Speriamo che, attraverso le sue parole, Nastorix possa essere ancora una volta fonte di informazione non solo libera, ma diretta e completa.

Giorgio, 28 anni, laureato in Chimica. Lavora e vive a Milano, dov’è nato.

Raccontami un po’ la tua storia: come sei cresciuto? Quando sei entrato a contatto con la droga per la prima volta?
Essendo cresciuto in periferia anche se in una famiglia normale, il contatto con la droga è avvenuto fin da subito, dai primi anni dell’adolescenza, avevo circa 15 anni quando ho iniziato a consumarla anche se ovviamente già da prima sapevo dell’esistenza attraverso coetanei, ragazzi più grandi o anche semplicemente girando per le strade. La prima sostanza è stata la cannabis (anche se sono un forte sostenitore della inesattezza della teoria che vuole la cannabis come droga di “passaggio”).

Con cannabis intendi fumo? Erba? Come la consumavi?
Sia hashish che marijuana, il consumo era fumandola: spinelli, bong, chiloom e anche mangiandola (space cookies, torte eccetera.)

Che vita avevi all’epoca?
La vita di un normale adolescente tra scuola, videogiochi amici e parchetto. La sera si stava al parchetto a bere birre, fumare oppure si andava al bar di quartiere a fare tendenzialmente le stesse cose.

Quando sei passato ad altre sostanze? Perché?
Intorno ai 18 anni quando ho cominciato a frequentare i club in centro. De Sade, Alcatraz, Codice a Barre, Magazzini e Amnesia. La prima cosa che ho provato sono state le paste (MDMA e anfetamine in pasticca n.d.a.) poi, in occasione di festival musicali o rave, ho iniziato anche con l’MDMA in cristalli, la ketamina e le anfetamine (speed). I motivi sembreranno banali e comuni ma curiosità, pressione dei coetanei, ma anche un mio interesse verso gli effetti delle varie droghe e la dissociazione dal mondo reale.

Sei mai stato male in seguito all’assunzione di queste sostanze? Se sì, perché hai continuato?
L’unica sostanza con cui io sia mai stato male è stata la ketamina. Durante un rave ne ho presa parecchia. Non ricordo neanche la quantità, sicuramente per l’età e l’inesperienza era “troppa”, ma ho cominciato a sentire il corpo che non rispondeva più ai miei stimoli mentre la mia mente era lucida. Insomma, ero vicino al k-hole - anche se all’epoca non sapevo cosa fosse - ed è stata la sensazione più brutta della mia vita. Ovviamente sono andato in panico, ma per fortuna grazie a un amico sono riuscito ad evitare il peggio: mi ha fatto sedere, mi ha dato dell’acqua, mi ha prima coperto, poi parlato per delle ore, in attesa che la situazione tornasse sotto controllo. Dopo questa esperienza per diversi anni ho smesso con la ketamina per poi riprenderla recentemente, ma da fonti sicure, in quantità controllate e con una coscienza, informazione ed esperienza maggiori.

Con che frequenza avveniva?
La marijuana è rimasta sempre la droga che ho usato maggiormente, quasi quotidianamente con un consumo notevole (anche 10g al giorno), il resto (MDMA, paste, speed e ketamina prima della sospensione) le prendevo quando appunto uscivo e andavo in locali, serate o feste, i tipici “luoghi” dove drogarsi era la normalità.
A queste va aggiunta una singola esperienza allucinogena con funghi allucinogeni (di tipo Psilocybe) quando avevo 21 anni insieme ai compagni di Università, ma perché era un periodo in cui tra noi si discuteva molto dell’argomento psiconauti, espansione mentale etc. e ovviamente anche per interesse dato dallo studio e dalla passione personale per e delle sostanze chimiche.

C’è mai stato un momento in cui, benché il consumo fosse saltuario, hai pensato di smettere con tutto?
Smettere totalmente tutto effettivamente mai perché sono sempre stato in grado di tenere sotto controllo l’utilizzo e gli effetti, quindi non l’ho mai visto come un problema in quanto non ha mai intaccato le mie abitudini di vita o i rapporti con gli altri. Anzi, ovunque mi muovessi, trovavo sempre nuove relazioni e motivazioni per continuare l’assunzione e mano mano che aumentava la mia esperienza, sempre più ero portato a frequentare solo persone che sapevano “come drogarsi”, evitando così spiacevoli esperienze o nottate in ospedale perché qualcuno non aveva idea di cosa stesse facendo.

Com’è cambiata la tua relazione con le droghe una volta finita l’Università?
Per forza di cose crescendo le compagnie sono cambiate, le amicizie sono cambiate così come i giri e le abitudini, modificando notevolmente anche il consumo di sostanze. Pur avendo sempre avuto dei lavoretti durante l’Università, lo scontro con il mondo del lavoro mi ha portato a capire che dovevo ricalibrare le mie abitudini, ho infatti diminuito fortemente l’utilizzo di cannabis ed eliminato pasticche e speed, ma mantenuto sempre l’MDMA anche se con frequenza decisamente inferiore. Ho tuttavia iniziato a consumare cocaina ma anche qui la frequenza è variata: da ogni giorno per le canne e week-end per il resto, il tutto si è sempre limitato a qualche volta durante il mese.

Parlando di cocaina è impossibile negare che lavoro e soldi abbiano influenzato la tua “decisione” di cambiare tipo di droga. Sempre di denaro parlando, come facevi prima?
Devo precisarti che inizialmente il rapporto con la cocaina non è stato dei migliori, perché non riuscivo a fidarmi di quella droga avendo visto persone e amici finire in guai grossi proprio il costo e la dipendenza. Ti faccio un esempio: a 17 anni ero con un amico che al tempo già spacciava piccole quantità di coca: un pomeriggio, mentre lo accompagnavo a chiedere dei soldi a un debitore, nacque una discussione. Te la faccio breve: ad una certa è spuntato un coltello e il mio amico ha la cicatrice di un bel taglio sul braccio che glielo ricorda ancora. Questo non mi ha certo evitato di arrotondare a mia volta spacciando qualcosa ai tempi delle superiori, tuttavia mi limitavo a dare qualche canna ai compagni di scuola, quel tanto che bastava per permettermi di fumare gratis. Con l’Università e i lavoretti ho trovato altre fonti di guadagno e quindi ho smesso non passando mai allo spaccio vero e proprio. Con il lavoro appunto mi sono potuto permettere la cocaina e, superate le paure iniziali, ho capito perché c’è così tanto giro a Milano: se lavori con certi ritmi è impossibile o quasi che tu non faccia uso.

Com’è la tua situazione attuale?
Con il tempo non è cambiata poi molto rispetto alla fine dell’Università. Ho solo avuto accesso a sostanze di qualità superiore (ma sempre per via del fatto che lavorando ho i soldi per permettermele), quindi ho ripreso in parte anche con la cannabis. Principalmente comunque sono orientato sempre sulla cocaina e semmai le canne me le fumo per chillare dopo una serata o dopo il lavoro. C’è da dire che qualche volta mi è capitato anche di prendere ketamina o anfetamine ma sempre in contesti sicuri e da e con persone affidabili.

In conclusione, tu che appunto consumi sostanze da più di dieci anni, credi che sia così indispensabile la droga per vivere bene?
Assolutamente no, conosco moltissime persone che sono addirittura astemie che conducono una vita normalissima e felice, anche se più noiosa dal mio punto di vista. Tutto sta nel ricalibrare i propri ritmi di vita, di lavoro e di divertimento.
Senza contare che non abbiamo parlato di alcol e farmaci. Anche se per cultura e tradizione non ce ne accorgiamo, chimicamente l’alcol è una droga a tutti gli effetti anche più pericolosa di quasi tutte le droghe che ho citato, guardati la classifica Lancet a proposito, e il suo consumo continuo e sistematico non viene mai paragonato all’uso di qualsiasi altra sostanza, nemmeno dalla legge.
Per quanto riguarda i farmaci, c’è da fare una ulteriore distinzione. Anche se non sono un biochimico o un medico, è importantissimo riconoscere che alcuni farmaci diventano indispensabili al di fuori della reale necessità dell’organismo per condurre una vita serena, portando quindi lo stesso a una dipendenza e a dei danni irreversibili per l’organismo. Su come questo sia possibile non posso che ipotizzarlo, perché non ne faccio uso nemmeno a scopo ricreativo, ma credo sia un problema derivante da “falle" nel sistema sanitario nazionale e dall’incredibile facilità con cui i farmaci si possano reperire anche illegalmente. Anche qui ho un esempio concreto: mi sono più volte trovato nella situazione da “after” dove appunto per farti scendere la coca generalmente ti fumi un paio di canne. Ho amici che, non reggendo gli effetti, si pigliano benzodiazepine, Valium per essere precisi, pur di prendere sonno anche se sono le otto del mattino. Ovviamente non ho modo di sapere come e dove lo trovino, né mi sono mai informato, ma l’utilizzo c’è e non posso escludere che persone di altre compagnie utilizzino psicofarmaci a scopo ricreativo anche per tutta la serata.
Ci tengo in conclusione a dire che, se io ho avuto il coraggio di espormi anche se in forma anonima, sull’utilizzo di sostanze vietate dalla legge, è la stessa legge che dovrebbe intervenire su alcol e farmaci, poiché appunto in specifici casi non sono per nulla diversi dalle droghe che io utilizzo.

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