Mr Pickles: quando il tuo animale domestico è un adepto di Satana

Innanzitutto consiglierei di non abbandonarlo in autostrada. Ma sono sicuro non lo farebbe mai il suo padroncino Tommy. Perché “Mr. Pickles is a good boy”.

Non sto farneticando. Sto parlando di Mr. Pickles.

È un cane, un border collie per l’esattezza. Ama i cetriolini (da cui il suo nome) ed è affiliato a Satana.
Hobby particolari: tirare scemo il nonno del padroncino perché è l’unico che si accorge di quanto Mr. Pickles sia malvagio.

Che poi io non lo trovo così malvagio. Fa di tutto per proteggere il suo padroncino, quindi è davvero un “good boy”.

https://www.youtube.com/watch?v=Ay0zqCi17N8

Penso che l’introduzione si spieghi per filo e per segno, ma vediamo perché dovrebbe meritare attenzione questo cartone animato prettamente indirizzato ad un pubblico in fasce.

Beh, per prima cosa Mr. Pickles è targato Adult Swim, la casa produttrice di cartoni e serie con un umorismo un po’ spinto e controverso. In ogni episodio si può trovare un misto di splatter e abomini che gli amanti del metallo e del gore apprezzeranno sicuramente.

Se Mr. Pickles tende a mutilare prostitute, comandare gli altri animali con messaggi satanici, sniffare benzina, fare sesso con qualunque animale / persona / testa decapitata gli capiti sotto zampa e possegga una tana con pentagrammi, ossa e fiumi di sangue non significa che lui non sia un bravo cagnolone.

Per esempio ha anche lui un animale domestico molto fedele.
Si chiama Steve e vive nel suo antro segreto

Steve è un umano che veste una completo in lattice per il bondage (gimp suit).
E non parla, ma abbaia.
Come avrete capito si tratta di un cartone serio, con una forte morale e degli ottimi insegnamenti.

Non è necessario essere satanisti o amanti dell’horror per apprezzarlo (è solo un plus). Lo spinto cinismo che contraddistingue il lato oscuro di Mr. Pickles ha comunque un certo humour non indifferente.
Basta vedere in faccia i due creatori per capire che le idee per i loro episodi nascono dai weekend spesi al bar del porto.

Will Carsola & Dave Stewart, scherzi a parte, sono due persone in gamba.
E con delle barbe da maestri. Non perché siano hipster, anzi. Probabilmente non hanno la minima idea di cosa sia un hipster (beati loro).

In quest'intervista spiegano che l’idea, nata più di 3 anni fa, è stata quella di ambientare il tutto in una cittadina di vecchio stampo (Old Town) che prende ispirazione dal luogo in cui sono cresciuti i due creatori.

La serie di Mr. Pickles ha del geniale nella sua comicità, che può essere spinta o meno, ma è piuttosto genuina. I due creatori non si basano su nulla che le loro esperienze personali e la loro fantasia. Non traggono spunti dalla televisione, quanto piuttosto da vecchi film horror anni ’80. Quando gli viene chiesto dove venissero fuori certe idee tipo il “shake-a-baby”, una bambola giocattolo da scuotere come quelle palle a cui fai una domanda e leggi la risposta dopo che le hai agitate, Will Carsola risponde ripensando al momento in cui hanno partorito la trovata: “Cioè, un bambino… ma lo agiti”.
Vanno avanti nell’intervista scherzando sarcasticamente sul fatto che per disegnare quel bambolotto si sono ispirati a reali modelli di bambini, presi da casting e selezionati.
Ditemi voi come non si può volere bene a due persone così?

I loro episodi dovrebbero essere di mezzora ma poi li comprimono a quei 10-11 minuti, velocizzando le sequenze e tagliando dove è necessario. Se non siete ferrati con l’inglese a queste velocità vi sarà difficile cogliere tutto per filo e per segno. Loro spiegano che questa cosa rende le sequenze più divertenti. Secondo me è comodo perché con queste tempistiche ristrette anche la vostra ragazza ossessionata dalle notifiche sul telefono (soprattutto durante la visione di un film) non farà in tempo a sbloccare la schermata che l’episodio sarà già concluso. Così non si distrae in altre puttanate chiedendo poi “Cos’è successo?” o “Chi è quello?”.

Vi lascio ora con il consiglio di vedervi la serie, composta per ora da una sola stagione di 11 episodi (10 + quello pilota).

Io intanto vado a dare un po’ di latte alla bambino, perché “BABY WANT MILKY!”

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