"Non dirmi che hai paura" di Giuseppe Catozzella

L’attualità e la cronaca hanno giocato un ruolo fondamentale nella letteratura degli ultimi anni. Quotidiani e libri si sono influenzati a vicenda; gli articoli assumono sempre più dei toni narrativi, mentre sempre più spesso la fiction incontra la realtà dei reportage, raccontando fatti reali e situazioni attuali. Un celebre esempio di questa scelta stilistica è sicuramente lo scrittore Roberto Saviano, che con i suoi romanzi ha messo in luce alcuni degli aspetti più sordidi dell’Italia contemporanea. Tuttavia il romanzo che vi proporrò oggi  tratta di un’altra questione, la scottante tematica dell’immigrazione, visto anche l’interesse costante che l’argomento assume nei telegiornali e sulla carta stampata, aumentato anche dalla recente manifestazione “Insieme senza muri”, svoltasi a Milano il 20 maggio, a cui hanno partecipato moltissime persone. Evitando qualunque giudizio personale sul tema, ho deciso di proporre un’opera che può dare un visione unica e privilegiata: sto parlando di “Non dirmi che hai paura”, romanzo del 2014 di Giuseppe Catozzella.

Il romanzo tratta della storia vera di Samia Yusuf Omar, una ragazzina somala con un grande sogno, diventare una star della corsa. Purtroppo le condizioni in cui nasce non sono delle più favorevoli; in un paese devastato da guerre civili continue, dove gli estremisti islamici prendono il potere e decidono cosa è giusto e cosa no. La famiglia poverissima di Samia decide però di crescere le sue figlie con la convinzione che possano realizzare tutto nella vita, pur essendo donne dell’Islam, una scelta non sofferta che porterà molte tragedie nelle loro vite. Samia però sa che il suo unico modo per aiutare il suo paese è quello di vincere delle competizioni importanti. Partecipa nel 2008 alle Olimpiadi di Pechino, porta la bandiera della Somalia, ma capisce subito che il suo allenamento è inadeguato, per questo prende la sofferta decisione di intraprendere il famoso Viaggio, quello che porta migliaia di africani in fuga in Europa, lo stesso che aveva portato sua sorella in salvo, fino ad avere una famiglia ad Helsinki. Ma le sfide per la tredicenne non sono finite, ma appena iniziate.

Il grande pregio di Catozzella è stato sicuramente quello di non limitarsi a raccontare la storia di Samia, da bambina a giovane donna, ma quello di essersi completamente immerso nel suo punto di vista, parlando con la sua voce, ripercorrendo i suoi pensieri, immedesimandosi nei suoi sogni di gloria, correndo con lei ogni passo nello stadio di Mogadiscio, pieno di fori di proiettili. Mentre la Somalia cede all’integralismo e alla paura, Samia ci appare come un faro di speranza, un modo diverso dagli stereotipi di vedere una donna musulmana, ma non per questo meno decisa a realizzarsi. Non che lei sia cieca o ottusamente ottimista; perde il suo migliore amico nelle fila degli estremisti, subisce lutti in famiglia e assiste ad orrori ogni giorno,  ma sembra non perdere la speranza nella possibilità di una qualche forma di felicità. Forse è proprio questo che spinge così tante persone a rischiare la vita ogni giorno nel Viaggio; di sicuro, leggendo, non potrete fare a meno di rifletterci.

Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura, Feltrinelli, 2014

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