Paolo Saporiti, quando la musica ti guarda nell’anima

Nell’immensità delle mente umana innumerevoli sono i motivi che ci portano ad ascoltare musica e per quanto essa sia spesso legata allo svago, uno dei motivi, e forse il più importante, è che la musica ci permette di esorcizzare le nostre chimere. Ed è in questa catarsi musicale che troviamo Paolo Saporiti.

La musica di Paolo è triste, di quella tristezza che fa male, che sembra parlare di te, di tutti, insomma di una comunità. Non c’è nel modo, e neanche nei testi, quell’intento di parlare di un concetto triste, che spesso si racchiude nella grandissima schiera dei “cuori infranti”. Paolo supera il varco con la sua musica, raggiungendo la parte più profonda di sé stesso e anche dei suoi spettatori.

Siamo al Tambourine di Seregno, il cantautore milanese è solo sul palco, con una buona dose di effetti ai piedi e una chitarra acustica. Niente di più.

Ma la cosa davvero incredibile è l’atmosfera che in pochi secondi si riesce a creare: quando suona nessuno fiata e si parla sottovoce, ogni cenno per spostarsi anche solo per prendere una birra diventa difficile, perché lo spettacolo sembra che non debba essere minimamente interrotto, ed ogni rumore, risolino, porta che cigola, viene ammonito con un “shhhh” da parte degli spettatori. Perché tutta questa solennità davanti a un musicista? Forse perché il repertorio e lo stile di Paolo sono così unici da destare poeticamente stupore.

Paolo ha alle spalle ormai ben 6 album, l’ultimo dei quali uscito solo da pochi mesi: Bisognava dirlo a tuo padre che a fare un figlio con uno schizofrenico avremmo creato tutta questa sofferenza (2015), secondo album in lingua natia dopo i primi quattro cantati in inglese. Disco che vanta la collaborazione di Xabier Iriondo, un doppio cd che ripropone le stesse tracce in due versioni, quasi che per dar forza a questa idea di dualismo la cover art si sbilanci sempre tra gli opposti bianco e nero. All’interno di questa fatica, dal nome estremamente evocativo (il titolo nasce da una telefonata con la madre) troviamo anche lo spazio per un cover di De André "Hotel Supramonte".

Il live continua, possiamo ascoltare "Erica" e "Come Venire al Mondo" (Paolo Saporiti, 2014), la strana storia raccontata in "Ho Bisogno di Te", per poi finire in unplugged con "Tonight, Tonight" degli Smashing Pumpkins e la già citata "Hotel Supramonte".

In conclusione, Paolo fa della sua musica un’esperienza che riconduce alla psicanalisi: se con le parole racconta di sé e della sua vita, con la sua teatralità e sonorità (utilizzando in maniera forte ed evocativa la propria voce) ci “intrappola” nel suo mondo.

-Non sembra che ci sia altra scienza, se non la psicologia, per la cui comprensione occorra richiamarsi così direttamente alla vita, spesso drammatica, dei suoi protagonisti. (Luciano Mecacci)

Come artista lo possiamo trovare nel sottobosco milanese, ma è proprio nel sottobosco che si possono incontrare gli animali più rari e unici.

Leave a reply

*