Quando la nostra terra trema

24 agosto 2016, ore 3:36 della notte: la terra del Centro Italia inizia a tremare. La prima e vera scossa, con epicentro vicino Accumoli (Rieti) mette in ginocchio la cittadina laziale, si allarga senza pietà fino ad Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) portando con sé anche un'altro paese, a 15 chilometri di distanza: Amatrice, completamente rasa al suolo.
Ad oggi, a quasi sette giorni di distanza, continuano le scosse di assestamento, il bilancio del sisma, che ha colpito ben quattro regioni italiane (Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo) è di 290 vittime finora accertate e 10 dispersi, oltre 2500 persone sfollate, scuole, ospedali, chiese distrutte e, se non bastasse, l'incubo continua. Sì perché dal 24 agosto si sono registrati ben 121 scosse di assestamento di magnitudo compresa tra 3 e 4, 12 tra 4 e 5 ed uno di magnitudo maggiore di 5, avvenuto la stessa notte circa un'ora dopo 4:33 nella zona di Norcia, dove si concentrano la maggior parte dei moti dello sciame sismico.
Credo che ogni altro dettaglio in merito sia ridondante. Del resto giornali italiani e stranieri, tv e social network ci aggiornano in tempo reale sullo sviluppo della situazione.
Grazie ai mass media infatti, sapete già tutto sulle donazioni: dal "banale" sms per fare una donazione di 2€ (messaggio dal cellulare al 45500 oppure chiamare da rete fissa lo stesso numero) ai bonifici bancari (potete trovare tutti gli IBAN di riferimento in questo articolo de La Repubblica). Sicuramente conoscete anche l'intervento immediato del Dipartimento di Protezione Civile, del corpo dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana oltre che di centinaia di volontari che dalla tragica notte del 24 agosto lavorano senza sosta per cercare di ristabilire quel poco d'ordine possibile nelle zone devastate dal sisma.
Anche il Governo e il Premier Matteo Renzi si sono mossi da subito con varie conferenze stampa e dichiarazioni più o meno discusse in merito agli interventi statali di carattere economico ed organizzativo. E qui arriviamo al primo punto di questo reportage sulla catastrofe che ha segnato in modo forse indelebile tutti noi.

Ho detto forse non a caso: come vedremo, grazie all'intervista alla Dott.ssa Teresita Gravina e al Dott. Pablo Flores, i terremoti sono sì eventi imprevedibili, ma sappiamo anche che nel nostro Paese almeno 24 milioni di persone1 che vivono in zone ad elevato rischio sismico e gli edifici in cui abitano, studiano, lavorano sono per l'80% non sono edificati secondo le norme antisismiche vigenti2. Alla luce di ciò, andando più a fondo nell'analisi, si scopre anche che il Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri ha stilato un report basato sugli eventi precedenti al 2015, sui costi degli eventi sismici in Italia.
Se ciò non bastasse, provando a capire chi, come e quando dovrebbe elargire i fondi necessari per la messa in sicurezza degli edifici esistenti e per gli interventi successivi alla calamità, ci si ritrova in un ginepraio tutto "all'Italiana". Per gli edifici privati non esiste alcuna legge concreta che copra le spese di messa in sicurezza: le detrazioni fiscali per chi di propria iniziativa ristruttura gli edifici non sono neanche lontanamente sufficienti per gli interventi, soprattutto in zone già economicamente depresse come il Centro e Sud Italia. Per quanto riguarda le strutture pubbliche invece sarebbe lo Stato a dover finanziare gli interventi di messa in sicurezza, facendolo però in modo corretto e non superficiale. Non a caso il trend del momento è il crollo della scuola di Amatrice, restaurata nel 2012 grazie ai fondi del terremoto dell’Aquila e ad oggi completamente demolita. Il nostro Paese avrebbe quindi bisogno di un’opera di prevenzione mirata, con l'appoggio di una politica industriale nazionale vera e propria, totalmente assente in Italia, come denuncia già L'unità in questo articolo dello scorso aprile.
Passando poi all'analisi dei movimenti economici post-terremoto non posso che gettare la spugna: tra Banca centrale europea e Banca d’Italia c'è solo un grande casino. Spulciando online e leggendo l'indagine sui Costi dei Terremoti in Italia di wired.it, scopriamo che attualmente il Governo italiano non riesce ad intervenire in modo rapido3 poiché per farlo è richiesto l'intervento del  Ministero dell’economia e delle finanze, che dovrà emettere un decreto legge per gli interventi straordinari e di emergenza,  con il rischio di aumentare il debito pubblico, violando quindi alcune normative del Patto di bilancio europeo. Attualmente il Ministero dell’economia e delle finanze sta lavorando su un decreto d'emergenza simile a quello adottato nel 2012 in Emilia, per sospendere ogni pagamento tributario dovuto dai terremotati ed erogare 234 milioni di Euro presi dal Fondo per le emergenze nazionali. L'Unione Europea ha dichiarato di essere disposta a collaborare, escludendo persino dal Patto di Stabilità le spese per il terremoto, i singoli Stati membri stanno già versando delle cifre per aiutare nell'emergenza ma dev'essere l'Italia a muovere la richiesta al Fondo di solidarietà dell’Unione Europea (Fsue) dimostrando la gravità del sisma4. Il tutto entro 12 settimane dall'evento al fine di coprire i costi di prima assistenza agli sfollati.

Su questo mi fermo, perché quando siamo colpiti emotivamente da una tragedia il primo pensiero è giusto che vada alle vittime. A coloro che sono morti nella tragedia, ai feriti ed anche a chi ha perso quasi tutto ciò che aveva. Ignorando volutamente le polemiche xenofobe, mi appello (anche se temo inutilmente) al mio Stato ed al mio Governo affinché trovino al più presto il modo di ridare una dignità a chi non ha più nulla5.

Lascio quindi la parola a Teresita Gravina (laureata in Scienze Geologiche e Dottore di Ricerca in Geofisica e Vulcanologia, attualmente docente a contratto di Geologia Ambientale presso l'Università Guglielmo Marconi) e al Dott. Pablo Flores (laureato in Geologia, ora in pensione, che si è occupato di prospezione geofisica e ricerca di idrocarburi per Eni): entrambi ci saranno d'aiuto per capire meglio, grazie all'approfondimento tecnico dei dettagli relativi al sisma del 24 agosto e della situazione italiana in materia, il quadro generale a livello geologico.

Dott.ssa Teresita Gravina
L'Italia è un Paese con un rischio idrogeologico abbastanza elevato. Sapresti spiegarci nel dettaglio il perché? Quanto questo rischio corrisponde ad una reale minaccia per gli italiani?

L'Italia dal punto di vista geologico è un paese giovane, tutti i fenomeni che portano alla costruzione del nostro territorio sono ancora in atto. Si chiamano fenomeni endogeni, ovvero di fenomeni che avvengono all'interno del pianeta terra, di cui vediamo gli effetti sulla superficie terrestre. Allo stesso tempo sono in atto anche dei fenomeni esogeni, dovuti all'azione degli agenti atmosferici che, con il passare del tempo, modellano la superficie terrestre. Visto che le nostre catene montuose si stanno ancora formando, e dunque allo stesso tempo siamo soggetti sia all'azione dei fenomeni endogeni che fenomeni esogeni, abbiamo aree che hanno un elevato rischio sismico ma anche aree che hanno un elevato rischio idrogeologico. Quando si parla di rischio va specificato che esso non dipende soltanto dal fenomeno in sé per sé, ma anche dal numero di persone che vivono nell'area interessata e da come queste persone sono esposte al rischio. Noi non possiamo fare nulla per ridurre la pericolosità, ovvero il fatto che i terremoti o le alluvioni accadano, però possiamo ridurre il numero di persone che vivono nell'area interessata, costruire in modalità antisismica, tenere conto delle fasce di rispetto dei fiumi, e preparare la popolazione a queste emergenze. Prendendo in considerazione questi aspetti non annulliamo la probabilità che accada un terremoto, ma riduciamo il rischio per la popolazione che vive nella zona. Il nostro territorio é sì un area a rischio sismico, ma moderato (rimando all'articolo dedicato del Centro di Pericolosità Sismica redatto dall'INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia): ci sono infatti altre regioni sulla superficie terrestre dove i terremoti possono essere molto più forti.

Mappa del livello di rischio sismico mondiale

Ad esempio nel settembre del 2015 c'è stato un terremoto in Cile di magnitudo 8.2, ovvero un'energia centinaia di volte maggiore rispetto alla terremoto di Amatrice. Anche le perdite in vite umane tra questi due terremoti non è confrontabile, in quanto il terremoto del Cile ha causato la morte all'incirca di 20 persone.

La differenza è da imputare alle modalità costruttive, al comportamento della popolazione e all'utilizzo di sistemi di early warning. Questi sistemi, registrano la scossa all’epicentro e avvisano la popolazione alcuni secondi prima dell’arrivo delle onde sismiche. In questo modo le persone possono mettersi in sicurezza cercando dei luoghi sicuri all'interno degli edifici in cui si trovano aspettare la scossa finisca. Attualmente è in corso una sperimentazione sul sistema di early warning per quanto riguarda l'Appennino meridionale, in altre nazioni invece questi sistemi sono già adottati. Ad esempio in Giappone e Stati Uniti sono disponibili delle applicazioni per smartphone che, in caso di scosse sismiche, mandano un segnale di allarme.
Inoltre, riguardo al terremoto di Amatrice e alla sua magnitudo, sta circolando sulla rete una bufala. Secondo queste persone l'INGV avrebbe volontariamente riportato un valore di magnitudo 6.0 contro il valore riportato dall’USGS (United States Geological Survey) di 6.2. Il tutto perché una legge del Governo italiano prevede il rimborso dei danni causati da un terremoto soltanto per valori a partire dal 6.1. In realtà si tratta di valori calcolati con algoritmi che, di conseguenza, possono fornire risultati leggermente diversi. Volendo essere precisi, il valore di cui parliamo é la magnitudo locale, che viene calcolata poco dopo il sisma per dare un'idea ai soccorritori dei danni che potrebbero trovare nell'aria interessata. Il valore reale della magnitudo del terremoto viene calcolato dopo qualche giorno, quando diventano disponibili tutti i dati e si può ricalcolare in modo preciso e puntuale la magnitudo dell'evento.

I terremoti, a differenza delle inondazioni, sono davvero così imprevedibili?

La stessa definizione di terremoto ci dice che non è un fenomeno prevedibile, infatti questo viene definito come "un rilascio improvviso di energia all'interno della crosta terrestre" quindi non si possono realizzare previsioni dei terremoti come invece è possibile fare per gli eventi meteorologici. Non possiamo quindi sapere quando ci sarà una scossa, ma sicuramente conosciamo le aree dove è maggiormente probabile che avverrà un sisma. Inoltre, possiamo presumere la massima energia che ci potremmo aspettare a seconda delle diverse aree della penisola italiana. Questa possibilità data dalla tecnologia attuale è molto importante in quanto permette di costruire edifici in grado di sopportare gli sforzi determinati da un terremoto. Costruire in modo antisismico vuol dire che gli edifici sono in grado di "sopportare" un terremoto e salvaguardano la vita delle persone che vivono all’interno.

In seguito a catastrofi naturali (alluvioni, frane ed eventi sismici) il terreno e l’ambiente in che misura ne risentono? Quanto ci vorrà perché nelle zone colpite i valori tornino nella norma?

Un terremoto può causare delle variazioni nei livelli delle falde acquifere e quindi anche nell'erogazione dell'acqua. Non è possibile generalizzare riguardo a questo aspetto, in quanto ogni situazione è diversa da un'altra e, a seconda di ciò, i tempi necessari per ritornare alla normalità possono essere molto diversi.

Potresti dare dei consigli utili ai cittadini che risiedono in zone sismiche?

Il primo consiglio per le persone che vivono in zona a rischi è di informarsi sulla classificazione sismica del luogo nel quale vivono. Questo gli permetterà di essere informati sulle caratteristiche che devono avere le loro abitazioni per essere sicure in caso di un terremoto. Inoltre conoscere la sismicità del luogo dove si risiede permette ai cittadini di fare pressione sulle autorità locali che sono tenute a garantire la sicurezza degli edifici pubblici, come scuole, ospedali ed edifici di pubblica sicurezza. Quest'ultime sono infatti le strutture che, in caso di evento calamitoso, la Protezione Civile, la Croce Rossa, le Forze dell'Ordine e i Vigili del Fuoco organizzano i punti di prima assistenza post emergenza. É inoltre molto importante inserire nei programmi scolastici delle attività di prevenzione e informazione sugli eventi sismici per aiutare i ragazzi per comprendere cos'è il fenomeno e come comportarsi in caso di scossa. Formare gli studenti di oggi riguardo i terremoti vuol dire avere dei futuri cittadini consapevoli della fenomeno che sapranno anche scegliere in modo accurato dove e in che tipo di casa vivere. Negli ultimi anni sono state organizzate delle campagne di informazione riguardo il rischio sismico ed alluvionale come "Io non rischio". Un'altra iniziativa a livello globale é The Great Shake-Out, che quest'anno si svolgerà nel mese di ottobre. Si tratta di una simulazione a livello mondiale di un terremoto. É possibile registrarsi al sito ed essere avvisati nel momento del terremoto virtuale, in modo da poter programmare e scegliere il luogo dove aspettare la scossa, sia al lavoro che a casa. Un'altra buona idea per persone che vivono in zona sismica è pianificare un piccolo piano di emergenza casalingo: niente di particolare, basta semplicemente individuare all'interno del proprio edificio quali sono i punti che si trovano in corrispondenza delle strutture portanti, e quindi quali sono i luoghi più sicuri dove attendere che passi una scossa.

Dott. Pablo Flores
Italia: esistono delle leggi specifiche che tutelano e prevedono delle misure di prevenzione e intervento nei luoghi soggetti a rischi sismici? 

C'è una normativa per la prevenzione di danni sismici, introdotta se non erro nel 1971, poi revisionata e rafforzata dopo il terremoto del Friuli del 1976. Questa normativa è stata poi aggiornata negli anni successivi. Riguarda sia gli immobili esistenti che quelli di nuova costruzione. Esistono anche degli incentivi per la messa in sicurezza dei fabbricati esistenti, sotto forma di sgravi fiscali. Per quanto mi risulta sono procedure che vengono largamente trascurate, senza contare che, a volte, vengono applicate solo sulla carta, lasciando poi che il costruttore speculi sui materiali e l’esecuzione, con la complicità voluta o la semplice negligenza di chi dovrebbe controllare.

In Birmania il giorno stesso, in Nepal lo scorso anno ma anche gli storici Giappone e California. Cosa cambia rispetto all’Italia?

Tutti i territori sismici sono abbastanza simili, essendo sede di convergenza di placche tettoniche con sollevamento di catene montuose, vulcanesimo etc. In realtà ci sono anche quelli in aree di distensione, ma sono meno diffusi. Le differenze negli effetti, a parità di intensità del terremoto, sono dovute alla natura delle costruzioni, degli edifici e della sensibilizzazione della popolazione. Ci sono poi fattori locali, come l’esistenza di terreni non consolidati ad esempio alluvionali e lacustri, che possono amplificare l’accelerazione del movimento del terreno e quindi il danno possibile, rispetto alle zone vicine in cui affiorano rocce consolidate. La magnitudo (scala Richter) misura l’energia sprigionata da un terremoto, nel suo punto focale (ipocentro). L’energia che arriva in superficie, a parità di magnitudo, può variare in base alla profondità dell’ipocentro e alla natura dei terreni attraversati. La vecchia scala Mercalli, non più utilizzata, era una scala empirica basata sugli effetti osservabili in superficie.

La costruzione o la ristrutturazione degli edifici antisismici è quindi quasi totalmente a carico del cittadino. Non sarebbe più semplice una legge in merito che magari aiuti di più i privati per prevenire piuttosto che per sistemare successivamente? Esiste un modo, soprattutto in Centro e Sud Italia, dove ci sono anche beni culturali da mantenere inalterati, per ristrutturare mantenendo la tipicità del luogo?

Come accennato prima, la prevenzione è utile e necessaria, così come l'intervento effettivo degli Enti preposti. La differenza tra l’Italia e i Paesi più sensibili al problema e quindi maggiormente evoluti in materia (Giappone, California, Cile) consiste proprio in questo: un terremoto come quello del 24 agosto in questi Paesi avrebbe causato pochi danni e forse nessuna vittima. Inoltre, anche i borghi antichi possono essere messi in sicurezza, e le norme esistono già ma sono sicuramente migliorabili. Si calcola che la spesa per mettere in sicurezza tutto il territorio italiano sia di gran lunga inferiore a quella utilizzata per gli interventi di soccorso e ricostruzione a seguito della calamità naturale.

In qualità di autrice mi sento di ringraziare apertamente tutti i volontari, gli operatori della Protezione Civile, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, della Croce Rossa Italiana, i donatori di sangue, i vari Nuclei Cinofili da Soccorso tra cui gli Alpini di Atessa prontamente intervenuti per ritrovare i dispersi.
Infine ringrazio voi tutti, che siete arrivati alla fine di questo lunghissimo reportage, ma che probabilmente d'ora in poi sarete più consapevoli e coscienti non solo del mondo che vi circonda, ma del nostro Paese e delle sue priorità.

1 Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.
2 Alessandro Martelli, ingegnere sismico e Presidente del “GLIS – Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica”, fondato dell'Associazione Nazionale Italiana di ingegneria sismica.
3 Si prenda come esempio la situazione dell'Aquila, in lenta risoluzione dal 2009, per il quale il Governo Berlusconi aveva emanato il decreto-legge n. 39 e stanziato 14,767 miliardi di euro per la ricostruzione, stimata in 10 anni, di cui 4.3 miliardi destinati alla ricostruzione di edifici privati e 10 miliardi per gli edifici pubblici.
4 Esistono infatti delle condizioni per il finanziamento Europeo: l'evento dev'essere considerato disastro maggiore (cioè nazionale), i danni diretti del terremoto devono superare i 3,3 miliardi di Euro e, se ritenuto regionale, i danni stessi devono eccedere l’1,5% del Pil regionale.
5 Articolo 3 della Costituzione Italiana: [...] "É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Immagine: © ANSA/CROCCHIONI

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