Safer Internet Day 2.01.7

Forse non molti di voi lo sanno ma domani, 7 febbraio 2017, è dedicato al Safer Internet Day.  Per la giornata creata nel 2004 dall'Unione Europea e dedicata ai giovani per una maggior consapevolezza di essere online, in Italia vede la luce una campagna di sensibilizzazione. L'iniziativa, lanciata dalla Polizia di Stato, da alcune Università, siti web e associazioni, si colloca sotto l'ala di un progetto generale legato all'informazione sui rischi che corrono tutti i minori che navigano il web: Generazioni Connesse.

Il punto caldo di quest'anno è il cyberbullismo, che include (a quanto segnala l'associazione) sette sottocategorie, legate specialmente ai social network: c'è Chat Woman, una eroina che manda messaggi di continuo perdendo il confine tra reale e virtuale; Silver Selfie, il produttore seriale di selfie da condividere; L’Incredibile Url, che apre bufale e link senza sapere dove è diretto;  l’Uomo Taggo che ignora le più basilari regole sulla privacy, e tagga chiunque; la Ragazza Visibile che pubblica ogni cosa comprese foto compromettenti e nudi; Tempestata, la vittima di cyberbullismo per eccellenza coperta di commenti offensivi; il Postatore Nero, che posta di continuo, riempie tutti di like ma è la vittima preferita dei bulli online in quanto anch'esso molto visibile.
Insomma, un pot-pourri di supereroi sfigatissimi che usano Facebook, Instagram, Whatsapp, Snapchat e chi più ne ha ne metta, in modo scellerato. Ovviamente la campagna del Safer Internet Center italiano fornisce ai più giovani anche tre "antidoti" per questi problemi: la Super Intelligenza che ti suggerisce che, prima di fare qualsiasi cosa online, pensaci bene eh; le Parole a raffica, quelle di denuncia, di apertura quando sei vittima di un cyber bullo che devi dire alle autorità e a persone fidate nella vita reale; e infine lo Schermo Protettivo, una sorta di filtro mentale che ti impedisce di trasmettere a chi incontriamo online informazioni personali come le password, il nostro indirizzo, numero di telefono, le foto private. Previsti inoltre per domani a Roma, dibattiti, workshop e laboratori per i più giovani per renderli consapevoli del mezzo utilizzato e far sì che si avveri lo slogan di quest'anno: "protagonisti del cambiamento, uniti verso un Internet migliore".

Sembrerebbe quasi un fumetto per pre-adolescenti a lieto fine se ignorassimo il vero nemico in agguato: i dati reali relativi a giovani e web. Ricerche dell'anno passato rilevano che il 40% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni dichiara di trascorrere online tra le 5 e le 10 ore al giorno, quasi 2 su 5 di non poter fare a meno di Internet. Tra tutti almeno l’81% usa Whatsapp per scambiarsi messaggi, il 77% usa Facebook, e il 62% Instagram. In tutto ciò, se l'8,5% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni è vittima di cyberbullismo, lo stesso campione dichiara di condividere confidenze e messaggi intimi (sexting, più del 10%) e di approvare la violenza verbale online (l'11% approva gli insulti sui social, il 13% ha insultato un personaggio famoso online). Se non bastasse circa l'80% degli under 18 non sa riconoscere la veridicità di una notizia, cadendo in bufale & co.
Sono dati allarmanti che, a mio avviso, dovrebbero ricevere una analisi ben più approfondita che quella proposta da un fumetto, troppo infantile e con un impatto molto basso sulla coscienza degli adolescenti di oggi.

Lo Stato Italiano non ha ancora saputo dare una risposta concreta in termini legislativi al cyberbullismo, che si è stabilito laddove prima c'era il bullismo, prendendo di mira non solo le stesse categorie "deboli", ma amplificando grazie ad internet la portata, la visibilità ma anche gli effetti negativi. Abbiamo avuto infatti i primi casi di suicidio giovanile causati da violenza online e revenge porn anche nel nostro Paese: da un lato cavalchiamo anche noi un digital divide Made in Italy (nel 2015 il 28% degli italiani non aveva mai navigato sul web; a tutt'oggi abbiamo problemi notevoli con la velocità di connessione e l'accesso alla rete) per il quale il Ministero dello Sviluppo Economico si impegna ad investire oltre 1 miliardo di euro; dall'altro subiamo una "digitalizzazione negativa" tale per cui sono sempre di più i mezzi disponibili per gli adolescenti ma con un blocco sull'asse di conoscenza e competenza degli stessi.
Un ragazzo di oggi vive quindi in una vera e propria società liquida, come descritta dal compianto Zygmunt Bauman: sempre più sociale, grazie ai mezzi che il web e le tecnologie mettono a disposizione, ma sempre più solo, incentrato sul proprio "io" e incapace di comunicare con il mondo circostante se non in modo "virtuale".
Non a caso pochi giorni fa oltre 600 docenti hanno lanciato un appello al nostro Governo per la tutela della lingua italiana. Grazie alla tecnologia si scrive male, si copia moltissimo e si legge poco a causa dell’uso smodato di Whatsapp, dei social network e degli smartphone, mezzi  moderni di comunicazione con cui i ragazzi scrivono senza accenti, punteggiatura o apostrofi, e con parole abbreviate.

Forse, guardando la realtà italiana dall'alto e nel suo insieme, una giornata dedicata all'utilizzo sicuro di internet non è affatto sufficiente. É da almeno un decennio che il Governo, la legislatura e le istituzioni da un lato spingono verso l'allineamento digitale con il resto del mondo (fornendo ad esempio dei tablet in molti istituti per lo studio mirato) mentre dall'altro ignorano tutti quei lati negativi che lo sviluppo tecnologico e online portano con sé. E se il 2016 si è chiuso con una promessa (quella di attivare la legge n. 107, cosiddetta della Buona Scuola, che prevede al suo interno una serie di misure proprio a sostegno dello specifico disegno di legge Ferrara dedicato proprio al cyberbullismo) ora che la legge è stata approvata notiamo come essa sia passata solo in parte, tralasciando appunto tutta la normativa in merito alla violenza online. Le scuole, i genitori, le istituzioni non hanno forze sufficienti, parole adatte, competenze mirate per rallentare questo declino della cultura e dell'etica nei giovani. Dall'altro la maggior parte dei ragazzi non si spende di certo per limitare questi rischi perché si trova inserito in una società dove l'apparenza è tutto, tenere il passo tecnologico è quasi una mania e usare i nuovi mezzi di comunicazione un obbligo.

Non vi stupisca quindi la scoperta della Lucarelli della Bibbia 4.0 proclamata qualche giorno fa su il Fatto Quotidiano: sicuramente se chiedete ai vostri figli cos'è Welcome to FavelasDropbox o il Deep Web, ve lo sapranno certamente spiegare meglio di lei.

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