“Short Skin - I dolori del giovane Edo”

Presentato al Festival di Venezia 2014 ed al Festival di Berlino 2015, segnalo con piacere l’uscita nelle sale dell’opera prima di Duccio Chiarini, il quale si mostra già capace di ben utilizzare il cinema e di costruire una storia farcita di emozioni percepibili in ogni scena.

Il diciassettenne Edoardo, insieme alla famiglia, trascorre al mare l’estate, durante la quale inizia a soffrire i primi tormenti d'amore per Bianca, la vicina di casa. Il problema, però, è che egli soffre di fimosi al pene ed è impossibilitato non solo ad avere rapporti sessuali completi, ma anche a masturbarsi. Così, rinchiusosi in un suo mondo asessuato, vive con la sensazione di essere circondato da persone che trovano nel sesso il principale argomento di discussione: dall’amico Arturo, fermamente intenzionato a perdere la verginità prima della fine della stagione, ai genitori, insistenti affinché si dichiari alla vicina di casa, alla sorella più piccola, desiderosa di far accoppiare il cane. Il superamento dei suoi problemi sessuali, fisici ed emotivi, non avviene, però, grazie a queste pressioni esterne, ma all'incontro casuale con una ragazza e ad un'inattesa apertura di Bianca stessa. Il pubblico non potrà non trovare divertenti gli iniziali stratagemmi, alquanto goffi, di Edoardo nel tentativo di risolvere il suo problema, così come non potrà non apprezzare il garbo, l’ironia e la delicatezza con cui viene descritta la psicologia del giovane e la ricerca del coraggio necessario ad affrontare le proprie paure ed a sottoporsi ad un intervento di circoncisione.

Nel novanta minuti del film non trovano spazio, nè il facile umorismo legato alla condizione frustrante del protagonista, né volgarità o demenzialità. Anzi, Duccio Chiarini dimostra di avere due spalle robuste nel trattare un tema mai esplorato in Italia e nel far riflettere lo spettatore su cosa renda maschio un uomo. Infatti, Matteo Creatini, nei panni avviliti ed insicuri di Edoardo, altro non è che il mezzo con cui il regista assegna dignità vera solo a chi si mostra capace di rispettare sè e gli altri nelle rispettive fisicità. L’attore ricorda l’Edoardo Gabbriellini di “Ovosodo” (1997) ed appare bravo nel contribuire a far immedesimare il pubblico nelle paure e negli imbarazzi esistenziali del ragazzo. Il titolo che richiama il celebre romanzo di Johann Wolfgang Goethe è una sottile e divertente finezza.

Consigliato a: chi ama le nostre rare perle cinematografiche, pari tecnicamente e narrativamente ai film indipendenti americani o inglesi. Voto: 8.

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