Snarky Puppy - L'arte della musica (intervista)

Quando si parla male dei giovani, o meglio, della produzione artistica dei giovani, forse bisognerebbe soffermarsi ad ascoltare gli Snarky Puppy. Ma non è solo una questione di età, anche se la prima volta che vedete Michael League potrebbe sembrare il classico frontman di un nuovo ed ennesimo gruppo indie, qui si tratta di umanità e di rispetto per la musica.
Infatti gli Snarky Puppy sono giovani, cortesi, amichevoli e, soprattutto, talmente preparati e innovativi nel panorama musicale da lasciare a bocca aperta chiunque ha avuto la fortuna di poter godere di un loro concerto. Come già detto, per chi si approccia per la prima volta al loro nome, non stiamo parlando di un gruppo rock o indie, bensì di una big band (circa 40 elementi) che hanno rinnovato il jazz, il funky, il progressive e ancora tantissimi generi riuscendo a creare un nuovo prodotto genuino e incredibilmente coinvolgente. Innovativi, creativi, tecnicamente preparati; insomma gli Snarky Puppy sono giovani, talentuosi e terribilmente bravi, tanto da vincere ben due Grammy Awards.

Capitanati dal bassista Michael Legue, gli Snarky Puppy nascono in Texas nel 2004, e in 12 anni di carriera hanno sfornato già ben 11 album, di cui l'ultimo nel 2016 dal titolo Culcha Vulcha (Decca Records); ma la peculiarità della loro produzione è riuscire a creare dischi eccellenti, e molto diversi uno dall'altro, pur rimanendo coerenti con il loro sound. Un esempio lampante sono i due album Family Dinner vol.1 e 2 (Decca Records 2013/2016), album dove "abbandonano" la musica puramente strumentale, per collaborare con vari cantanti come Magda Giannikou, Shana Steele, Laura Mvula, Becca Stevens e molti altri.

In occasione dell'Estate Fiesolana 2016 (FI) abbiamo avuto l'occasione di conoscere la band dal vivo, sia sul palco che nel backstage, ospitati nel panorama toscano all'interno dell'anfiteatro romano di Fiesole. Nel tardo pomeriggio il tempo non è dei migliori, tanto che il gruppo non può permettersi di fare il soundcheck, ma, poco prima dello spettacolo, le nuvole si aprono e una grandissima quantità di fan riempie gli spalti; impossibile non notare due cose prima ancora che il concerto inizi, ovvero, la spropositata mole di persone che arriva da ogni angolo d'Italia per assistere al concerto, e la differenza generazionale del pubblico. Infatti a questo concerto sopraggiungono appassionati di ogni età e di ogni "ceto", dal giovane ragazzo scalzo che tanto ricorda gli hippie degli anni 60 a signori in giacca e cravatta che sembrano aver appena finito la loro giornata in borsa. Ma non mancano famiglie con bambini, e arzille vecchiette over 70 dai capelli bianco neve. Gli Snarky Puppy hanno centrato un altro punto fondamentale dell'arte musicale: proporre sonorità trasversali che non hanno età.

Il concerto inizia, Michael chiede scusa e spiega che non è stato fatto il soundcheck, eppure è tutto perfetto si sente alla perfezione ogni nota di ogni singolo strumento, il tutto straordinariamente bilanciato. Gli Snarky dal vivo sono emozionanti, passano in rassegna brani di Ground Up (Ropeadope, 2012), Tell Your Friends (Ropeadope, 2010), We Like It Here (Ropeadope, 2014) e, ovviamente, della loro ultima fatica Culcha Vulcha.

E' festa, gli spettatori faticano a stare fermi e seduti sulle gradinate, la maggior parte fa ballare le gambe o si scatena in una strana danza di braccia sulle note di Whitecap, altri rimangono congelati in un'espressione ebete tanto sono affascinati dallo spettacolo. Ad ogni canzone il pubblico freme per poter ballare e alzarsi in piedi. Ascoltiamo Binky, Thing of Gold, What About Me? e molte altre, e l'elettricità sale sempre di più trasformandosi in pelle d'oca e frenesia. Sarà per l'incredibile fascino della band, della sessione ritmica eccezionale, del percussionista Marcelo Woloski e del batterista Larnell Lewis che si agganciano ad unisono in assolo incredibili, sarà grazie alla sessione fiati potenti e squillanti, sarà grazie a Michael o dei fantastici fraseggi delle tastiera, o semplicemente di uno spettacolo più unico che raro, che arrivati al bis con Sleeper e Lingus i fan cedono all'estasi musicale e si catapultano nella piazzola a urlare e ballare. In vita mia non ho mai visto un'entusiasmo simile a un concerto jazz, è stata probabilmente una delle cose più grandiose e insolite a cui ho assistito a un live.
E mentre guardo questo strano spettacolo mi accorgo che a pochi metri da me le due arzille vecchiette ballano in piedi tenendosi per mano. Forse la vera musica è davvero un linguaggio universale.

Di seguito la video intervista ai simpaticissimi Michael League, Marcelo Woloski e Larnell Lewis prima del grande spettacolo di Fiesole.

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