Spartaco nell'antico Fight Club

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

E’ ormai ora di chiusura da Storix, gli amici vanno via ed io sono ancora al bancone a chiacchierare con Lloyd, quando, con me ancora dentro in stato confusionale, tira giù il bandone dicendo “Seguimi”. Andiamo sul retro, apre una porticina e scendiamo delle scale strette, avvolti da una luce gialla che rende romantico il lerciume delle pareti e dello stanzone che mi si para davanti. Al centro si trova un ring rudimentale. Lloyd mi sorride con una sinistra luce negli occhi, poi bussano ad un'altra porta in fondo alla stanza, e dice “Terminata è la semina ora è giunto il tempo della mietitura.” Un vocione risponde dall’altra parte “Cinquantamila morti coprono il campo di battaglia più felici dei seimila crocifissi lungo la via di Capua”. Apre, ed entra un omone tutto rincagnato per poter passare dalla porta, e infatti quando si distende in tutta la sua figura mi accorgo che è davvero enorme, mi ricorda Kenshiro. Rinsavisco all’istante, mentre si ripete la scena svariate volte e cominciano a entrare vari guerrieri, più o meno grossi, più o meno simpatici, ma tutti incazzati neri. Uno si avvicina “Non mi sembri molto convinto di combattere, ripigliati amico o non esci vivo stasera”. A-i-u-t-o. Sono paralizzato dal terrore. Lloyd, pezzo di merda, mi annuncia: “ Un nuovo guerriero stasera si unisce a noi, al glorioso SpartaClub, Gionni prendi posizione a centro ring” Vado. E chi sfido? Kenshiro. Ma vaffanculo! Mentre mi vestono e massaggiano ripenso al più grande guerriero dell’antichità, che è poi quello che dà il nome a sto club di schizzati, Spartaco.

Originario della Tracia, un’antica regione tra il Mar Nero e l’Egeo, Spartaco è un pastore molto povero, e proprio questa condizione di povertà lo spinge ad arruolarsi nell’esercito romano. Siamo intorno 90 a.C. e l’Impero Romano è nel pieno del suo potere. In questa breve esperienza apprende i rudimenti della strategia militare ed impara a combattere, ma la violenza e la disciplina non sono consoni al suo carattere, quindi scappa. Purtroppo la sua fuga dura pochissimo, ed essendo disertore diventa schiavo e successivamente gladiatore al servizio di Lentulo Batiato, un lanista di Capua, che lo fa combattere all’anfiteatro, appunto di Capua. Ricordiamoci che i gladiatori combattono uomo contro uomo, ma anche contro bestie feroci, solo per il gusto dello spettacolo; la vita del gladiatore è disumana, d’altronde è uno schiavo. La rabbia, la voglia di riscatto e di ribellione contro la schiavitù prendono il sopravvento, infatti, nel 73 a.C., organizza la prima fuga insieme ad una settantina di compagni di sventura muniti esclusivamente delle vesti e delle armi usate per l'allenamento da gladiatori; grazie all'intelligenza e alla creatività militare del Trace, sconfiggono un drappello di soldati mandati per catturarli, si impossessano delle loro armi e si rifugiano al Vesuvio. Tra i poveri e i sottomessi comincia a sentirsi aria di rivoluzione e altri disgraziati si uniscono ai ribelli.

Il senato Romano non può accettare questo sfregio e per arginare il problema vengono assunti un paio di pretori per organizzare la presa del Vesuvio, ma non solo vengono sterminati senza pietà, ma vengono privati di armi, cavalli e perfino dei fasci littori da pretore. L’aria di ribellione è ormai un vento di tempesta che colpisce tutta la Campania e la politica romana. Spartaco è ormai a capo di un esercito di sovvertitori, è temerario ma giusto; la truppa si mantiene grazie alle continue razzie, fabbrica armi, e la sete di vendetta spinge nuovi dissidenti ad unirsi alla causa. E’ proprio questa sete di vendetta comincia a dare dei problemi al nostro eroe, infatti le razzie seguenti, mentre conquistano il sud Italia, sono molto violente, in particolare i Galli ed i Germani sono brutali anche nei confronti di donne e bambini e radono al suolo villaggi interi. Spartaco rimane contrariato dal comportamento del suo esercito, ma non può nulla contro la ferocia dei barbari ed anzi comincia ad attirarsi antipatie tra la frangia più estrema del suo esercito. Comunque conquistano anche l’attuale Calabria e Basilicata. La semplice rivolta di 70 schiavi è ormai diventato un problema imbarazzante per Roma, che nonostante pretori e comandati illustri, vede cadere le proprie legioni una dopo l’altra. Inutile dire che ormai il mito di Spartaco echeggia nei peggiori incubi dei legionari romani e il terrore ha le sembianze della sua persona e del suo diabolico esercito. Il senato romano incarica il proconsole Crasso di reprimere la rivolta, e prende il comando di ben otto legioni per sconfiggere il nostro amico. Non voglio tediarvi con la dinamica della strategia e delle battaglie, ma Spartaco viene tradito prima dai pirati in Sicilia, poi dai capi Galli e Germani che subiscono una sconfitta pesante disobbedendo agli ordini. La battaglia finale si consuma in Lucania, dove ormai l’esercito allo sbando di Spartaco, viene sterminato e sconfitto definitivamente. Per umiliarli, i romani fanno 6000 prigionieri che vengono crocifissi sulla via Appia, che collega Capua a Roma. Il corpo di Spartaco non viene trovato, forse martoriato dalla battaglia.

Tante leggende sono nate intorno alla figura di Spartaco, ma a me piace ricordarlo come uno dei più grandi ribelli della storia, troppo avanti rispetto all’esercito gretto cui era al comando e che in fondo decretò la sua fine. Lunga vita a Spartaco, lunga vita ai ribelli.

 

Leave a reply

*