“Suffragette”

Maud Watts è una giovane lavandaia che vive nella Londra dell’inizio del XX secolo. Un giorno, al fine di effettuare una consegna, si ritrova nel mezzo di una violenta dimostrazione per il diritto femminile al voto: nonostante la confusione, vede la collega Violet, la quale, la incoraggia a prendere coscienza del diritto mancato, a partecipare attivamente alla lotta ed ad unirsi al movimento delle suffragiste. Inizia, così, una battaglia lunga ed impegnativa, da parte di Maud e di altre donne coraggiose, per ottenere il diritto al voto (concesso nel 1928 dal Parlamento britannico).

Suffragette” è un’affesco storico interessante, utile a comprendere alcuni importanti aspetti politici e sociali della società contemporanea. La ricostruzione risulta accurata ed il cast altrettanto adeguato alle esigenze di Sarah Gavron. Carey Mulligan (“Il grande Gatsby”, 2013) nel ruolo di Maud, insieme ad Helena Bonham Carter ed ad Anne-Marie Duff, conferma la propria bravura. Meryl Streep, in un ruolo apparentemente minore, ritrae la figura di Emmeline Pankhurst in modo talmente efficace, da rimanere davvero impressa nella memoria dello spettatore; è proprio il caso di ammettere che la sua grandezza di attrice non risulta inficiata dalla presenza ridotta sullo schermo. Tra gli uomini, è giusto menzionare: Ben Whishaw (“Skyfall”, 2013, “Spectre”, 2015), Brendan Gleeson (“Heart of the sea - La leggenda di Moby Dick”, 2015) e Samuel West (“A royal week-end”, 2012). Questo è il primo film ad essere stato girato nel Palazzo di Westminister, sede del Parlamento del Regno Unito; un evento mai accaduto prima nella storia.

La valida regia di Sarah Gavron riesce a prendere per mano lo spettatore ed a dare l’impressione di condurlo davvero non solo nella vicenda narrata, ma anche nelle strade londinesi sporche, grigie e nebbiose di circa cento anni fa. Inoltre, la mano femminile si avverte nel modo in cui vengono raffigurati i personaggi: se, da una parte, gli uomini appaiono più o meno favorevoli alla causa delle suffragette, dall’altra, rimangono immobili davanti alla necessità storica di passare concretamente all’azione. E se l’aspetto materno delle donne lavoratrici viene forse troppo spesso marcato, il risultato finale merita una promozione con buoni voti. I 145 minuti della pellicola di stampo drammatico scorrono via bene, nonostante un paio di rallentamenti nel ritmo.

Consigliato a: chi si interessa di diritti civili, della loro storia e del contesto in cui si è avvertita la loro esigenza; chi non ama la retorica spicciola, facile tranello per questo genere di pellicole. Voto: 6,5

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