“The Fighters - Addestramento di vita”

Nella settimana successiva al Festival del Cinema di Cannes appare quanto mai coincidente parlare del film che esattamente un anno fa, sempre sulla Croisette, ha fatto gridare al miracolo la critica internazionale. Arrivato nelle sale italiane appena un mese fa, però, l’opera prima di Thomas Cailley lascia - a parere dello scrivente - qualche perplessità. Sicuramente si caratterizza per un taglio del tutto insolito e la storia d’amore, calata in un contesto militare-avventuroso, dovrebbe costituire una lezione per i nostri cineasti, i quali quasi non si muovono più dalle commedie a lieto fine. I due giovani protagonisti, infatti, sono ricchi di profondi sentimenti, di insoliti atteggiamenti per il cinema ed il loro iniziale conflitto diviene - forse attraverso un procedere un po’ lento -  una reciproca educazione sentimentale che non cancella le loro ansie, le stesse delle nuove generazioni di oggi.

Dopo la morte del padre, l’estate di Arnaud si annuncia tranquilla tra le uscite con gli amici ed il lavoro con il fratello. Il particolare incontro sulla spiaggia con Madeleine, però, stravolge ogni previsione. Lei è carina, sexy, dura in apparenza, fragile, appassionata di previsioni catastrofiche, amante di allenamenti estremi e intenzionata ad iscriversi ad un corso militare organizzato dall’esercito. Così, Arnaud decide di partire e di condividere la stessa esperienza con la ragazza.

Da un lato, è innegabile il merito di aver rinnovato il soggetto ultralogorato ragazzo-ragazza con grande capacità d’inventiva; dall’altro, la sceneggiatura presenta almeno due punti morti che avrebbero meritato un forte colpo di reni per evitare lo sbadiglio da parte dello spettatore. L’azzeccata contrapposizione tra sentimento amoroso ed energia fisica, così come l’ambientazione solare e netta, purtroppo, si perdono di vista nella seconda parte, a causa del bacio troppo lungo atteso e della vita un po’ banale nel bosco. Un vero peccato! I due attori principali, Kévin Azais e Adèle Haneal, creano un’alchimia perfetta, quasi palpabile; a tratti fanno tornare alla mente il conflitto tra i sessi di cui Cary Grant e Katharine Hepburn sono stati maestri in “Susanna” (1938) e in molte altre commedie americani degli anni Trenta. La fotografia di David Cailley rende con eleganza, sia i paesaggi, sia i personaggi. Non si comprende il motivo per cui la Distribuzione italiana abbia scelto di tradurre il titolo in inglese: di certo, l’ennesima forma inutile di provincialismo! Tra i riconoscimenti ricevuti, è giusto ricordare: Premio Label Europa Cinema, Premio SACD, Art Cinema Award, Premio FIPRESCI.

Consigliato a: chi non conosce le commedie francesi degli anni Cinquanta ed a chi ama le commedie militari romantiche. Voto: 6,5

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