Trigun: l'amore ai tempi di Mad Max

Io sono uno di quelli cresciuti negli anni 90. Sì, sono uno di quei classici rompicoglioni che dice che quando ero bimbo io c’erano le cose più belle. Mica le cose che ci sono adesso che sono brutte. O meglio, sono normali, ma io non le capisco perché sono cresciuto negli anni 90 e quindi le reputo brutte perché è così che fanno i vecchi.
Tutto questo per dire che ai miei tempi, quando ancora guardavo la televisione, v’era una programmazione di cartoni giapponesi su Mtv. La famosa Anime Night. Non so se la facciano ancora, ma grazie a quella programmazione molti scoprirono nuove avventure grafiche nipponiche al di fuori del classico Dragon Ball. Uno di quei cartoni, forse quello che più mi aveva catturato per la sua storia e la sua ambientazione fu Trigun.

Sviluppato su un pianeta desertico, passeremo dall’inizio per le vicende che ruotano attorno al protagonista, Vash The Stampede. Un tizio con la giacca rossa, capello biondo tirato in piedi, pistoloni nel cinturone e con il classico atteggiamento alla Lupin III quando si ritrova di fronte una ragazza carina.

01assicuratriciSeguito da due assicuratrici assegnategli dall’azienda per tenerlo curato onde evitare ulteriori disastri, egli continuerà imperterrito a fare danni, venire coinvolto in sparatorie, rapimenti, attacchi da parte di pirati e mercenari coalizzati per un malvagio piano segreto portato avanti da quello che poi vedrete nel finale. Perché se c’è una cosa che è davvero bella di questo cartone (perché è dei miei tempi e quindi è bella) è la trama. Il venire pian piano a conoscenza della storia del pianeta, dei misteriosi marchingegni che l’umanità è riuscita a pervenire e grazie alla quale sopravvive su un pianeta arido.

02Taglia

Siccome Vash The Stampede assume il ruolo del classico coglione perditempo, nessuno pensa davvero che sia lui il vero tifone umanoide con la taglia sulla testa più alta di tutto il pianeta. Seppur le due assicuratrici siano altrettanto sospettose sulla sua vera identità, continueranno a seguirlo, di città in città, per ogni suo spostamento. Incontrando un sacco di altre persone. E preti.

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Forse il mio personaggio preferito nella storia: il reverendo Wolfwood. Un protettore degli orfani e al tempo stesso un preciso assassino. Sempre in giro con il suo crocefisso gigante, diventerà un grande amico di Vash, anche se si troveranno sempre a discutere su punti di vista differenti. Ad esempio Vash preme sul fatto che il reverendo non debba uccidere ma solo ferire durante una sparatoria.

Ma vi sto raccontando troppo, se non l’avete ancora visto dovete. Se l’avete già visto, spero di avervi fatto tornare ai ricordi un vero capolavoro di anime.

Beh, ovviamente il manga a cui si ispira ha una storia un po’ diversa e non ho mai ben capito perché non possano riportare esattamente la storia come è stata scritta in originale, comunque sia il risultato non cambia. Forse fatta meglio in cartaceo che in animazione, ma questo è piuttosto retorico.

Ora perdonatemi ma devo prendere la pillola che il dottore m’ha prescritto per i reumatismi e finire il mio brodino. Sapete, noi d’altri tempi.

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