Donald Trump Presidente

Trump Presidente: siamo fottuti?

Lo scorso 8 Novembre il popolo americano ha eletto Donald Trump Presidente degli Stati Uniti d'America. La mia prima reazione è stata: "bella cazzata".

Mi è poi venuto in mente un film di qualche anno fa, Idiocracy, di Mike Judge, autore di un caposaldo della mia adolescenza come Beavis & Butthead. Nel film, un mediocre soldato statunitense si risveglia in un futuro distopico in cui il quoziente intellettivo della popolazione statunitense si è abbassato enormemente, portando alla presidenza un famoso wrestler interpretato dal mitico Terry Crews.

Poi, dopo giorni di bestemmie e richieste di spiegazione fatte ad un collega americano, ho messo da parte gli insulti agli yankee e mi sono messo a pensare per quali motivi gli USA abbiano dato a qualcuno del genere così tanto potere.

La cosa "divertente" è che Trump ha preso meno voti di Hillary. Si perché la canditata democratica ha ottenuto circa 700 mila voti in più rispetto a Donald Trump che a causa delle regole del gioco ha comunque vinto.
Negli States il capo del governo non viene eletto direttamente dagli elettori ma dai così detti Grandi elettori: 538 individui, suddivisi tra i 50 stati americani in base alla popolosità, che scelgono il futuro presidente. Qui emerge come l'importanza dei territori nelle campagne elettorali USA: il candidato che prende più voti in un stato ottiene TUTTI i grandi elettori di questo. Se la somma dei grandi elettori ottenuti raggiunge o supera i 270, abbiamo un vincitore.
Ecco perché, benché piu americani abbiano votato a favore della Clinton, Trump ha comunque vinto le elezioni.

Perché hanno eletto Trump?

Hillary Clinton, la candidata democratica alle presidenziali, ha incarnato la quintessenza della "politica lontana dalla pancia del paese". Non è stato lo scandalo delle email a farle perdere le elezioni, ma il suo interpretare il ruolo della politica di lungo corso. A differenza di Barack Obama non è riuscita a fare suo quell'elemento di rottura che è ormai fondamentale per chiunque voglia vincere un'elezione. Ha invece puntato tanto sulla sua esperienza politica per differenziarsi da Donald Trump, che invece di esperienza politica non ne ha nemmeno un grammo.

Facendo leva su ciò, Hillary ha allontanato da se quell'elettorato stanco dell'establishment che in questi anni non ha risolto il vero ed unico problema che preoccupa l'americano medio. Non i musulmani, non gli ispanici, non il riscaldamento globale o i diritti dei gay. Ma l'economia.

Questa stanchezza nei confronti dello status quo si è quindi combinata con le risposte facili fornite dall'outsider Trump. "L'economia va male? Colpa dei cinesi e delle leggi ecologiste che frenano l'industria." Risposte di questo tipo hanno di fatto convinto l'americano medio: le risposte fornite negli ultimi 8 anni di amministrazione Obama e nei mesi di campagna della Clinton, non sono state comprese.

L'esperienza per governare non serve a niente?

E' fuor dubbio che Trump non sa cosa fare col potere che ha per le mani. Qui verranno in aiuto le due componenti del Partito Repubblicano, quella affamata di sgravi fiscali e deregulation, e quella attaccata a valori cristiani ed ancora incazzata per le conquiste LGBT. Queste due correnti della destra guideranno le scelte di Trump, ma non vedremo catastrofi politiche peggiori di quelle già realizzate da Bush Junior.

Cosa succederà ora?

Tanti articoli e giornaloni americani hanno cercato di elaborare l'elezione di Trump e prevedere quello che farà nei prossimi 4 anni di governo. Qui trovate una summa delle sue promesse elettorali, spiegate e soppesate per bene.

Trump non scatenerà nessuna guerra mondiale, ne tanto meno trasformerà gli USA in un 4° Reich. Trump è il risultato di un voto di protesta, il bisogno periodico di un popolo di affidarsi a qualcuno di diverso, di fare il contrario di ciò che i professori e gli esperti di economia dicono di fare.

Dal canto loro anche i democratici stanno cedendo al fascino delle soluzioni facili. Qualcuno afferma che con Bernie Sanders i democratici avrebbero vinto, qualcun'altro guarda a Michelle Obama come possibile candidata per le elezioni del 2020.

E' il populismo bellezza: l'era in cui partiti, meccanismi politici e consuetudini democratiche vengono spazzate via dall"uomo nuovo" con le risposte facili. Silvio docet.

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