Ufomammut, la musica del pachiderma spaziale

Quando parliamo di un gruppo musicale made in Italy è difficile distaccarsi dal tipico sound nostrano. Spesso, per quanto vogliamo allontanarci dalle nostre origini, le radici della cultura italiana sono una stretta talmente forte che sembra impossibile sradicarle dal terreno.

Ma a volte può succedere che qualcuno riesce a creare qualcosa che non ha né tempo né origine, e gli Ufomammut sono riusciti in questa impresa.

Abbiamo avuto la possibilità di conoscerli e di assistere a un loro concerto al Bloom di Mezzago; per chi non lo conoscesse è un locale storico della Brianza, un vero “club” degli appassionati di musica underground, nato nel 1987. Possiamo definire il Bloom come un locale di estrema forza culturale che ha portato sul suo palco più di 200 artisti all’anno; particolarmente importante è da segnalare lo storico concerto dei Nirvana del 1991.

Il Bloom ci fornisce un’atmosfera incredibilmente suggestiva per ospitare gli Ufomammut, sembra davvero di essere in un altro mondo; il paese è tipicamente lombardo, quasi fosse narcotizzato, tanto che quando abbiamo chiesto indicazioni per una pizzeria la risposta è stata davvero impeccabile: “Qui? a Mezzago?”

Bene, nel mezzo di questa strana città troviamo il Bloom, un grosso locale formato da tre stanze: una libreria ricca di libri introvabili, il bar spazioso e luminoso ben fornito di ottime birre a prezzi onestissimi, e la sala live spaziosa e scura.

Il banchetto promozionale ci fa notare l’alta qualità del collettivo Malleus, progetto grafico artistico di cui fanno parte due dei componenti della band, che si occupa dei poster art e delle copertine del gruppo, ma anche di eventi e grafiche di altri musicisti. Caratterizzato dalla forte influenza Secessionista, Liberty e dell’Art Nouveau, con reminiscenze a Klimt, Schiele, Moser e Mucha.

Sono le 23.30, sul palco vediamo salire il trio che porta il nome del pachiderma spaziale: Ufomammut. Non ci sono presentazioni, il gruppo inizia a suonare subito, forte, potente, un vero spettacolo. Hanno alle spalle 16 anni di carriera, con tanti dischi sperimentali, come ad esempio Eve (SupernaturalCat, 2010), un disco di un’unica traccia lunga 45 minuti suddivisa in vari movimenti, fino ad arrivare alla loro ultima fatica Ecate (Neurot Recordings) uscito nel 2015. La vera difficoltà è capire cosa “fanno” gli Ufomammut, tanto che anche gli addetti ai lavori li descrivono con un mix di aggettivi e di generi: psichedelici, stoner, sludge, metal, rock, sperimentale e chi più ne ha più ne metta. La realtà è che dopo averli sentiti, ci si accorge che non sono catalogabili, l’unico modo per capire “chi sono” gli Ufomammut è andare ad un loro concerto.

La musica arriva alle nostre orecchie come un muro: violento e duro, un suono lontano che per alcuni versi sembra riportarci a strani riti pagani; la struttura musicale è complessa, dalle dinamiche lente e desertiche. Le vibrazioni del basso e della chitarra, arricchite da ottimi effetti (tra cui muff e echoes) comunicano perfettamente con il corpo degli spettatori; sembra che non stiamo ascoltando “musica”, i volumi e i suoni entrano nelle viscere, fanno vibrare la testa, come se stessero comunicando psichicamente con noi.

Un’esperienza unica nel suo genere, difficile da descrivere, ma incredibilmente appassionante e ipnotica.

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