Un viaggio di sola andata

Nel 1966 un giovane scrittore prese parte al concorso annuale di scrittura indetto dalla “Unión de Escritores e Artistas de Cuba” ottenendo la “primera mención” per i meriti artistici riconosciuti al suo romanzo, El Mundo Alucinante, ma non il primo premio.
“Chi produce arte è pericoloso per qualsiasi dittatura. Noi creiamo bellezza e la bellezza è il nemico; gli artisti evadono dalla realtà, gli artisti sono controrivoluzionari e quindi tu sei un controrivoluzionario, e sai perché? Perché c’è un uomo, che non potendo governare sulla bellezza, ha deciso di eliminarla”.
Siamo a Cuba, nella Cuba di Fidel Castro dove il sogno libertario della rivoluzione aveva lasciato il posto ad una sempre più opprimente dittatura di stampo socialista. La bellezza veniva oppressa e a farne le spese erano spesso coloro che della bellezza erano i maggiori promotori, ovvero gli artisti. Come in molti stati di regime, anche a Cuba appariva chiara la differenza di trattamento che intercorreva fra quegli scrittori che si uniformavano alle linee governative e quelli che invece utilizzavano la scrittura come mezzo di disapprovazione. Mentre per i primi si spalancavano spesso le porte a ruoli di rilievo all’interno della macchina statale, per i secondi le porte che si schiudevano erano quelle del carcere e, anche più di frequente, quelle dell’esilio. Furono molti i casi di esuli che, continuando la loro attività letteraria lontano dalla patria, divennero scrittori di fama mondiale. Ciò accadde ai cubani Carlos Alberto Montaner ed Heberto Padilla, così come ai cileni Pablo Neruda e Luis Sepúlveda.
Nel 2000 uscì “Before Night Falls”, film diretto da Julian Schnabel, il quale diede risalto alla particolare vicenda di quel giovane scrittore che ottenne la “primera mención”, ma non il premio dell’UNEAC. Il giovane, interpretato da uno straordinario Javier Bardem, era Reinaldo Arenas e la sua vicenda ha rappresentato una delle esperienze artistiche ed umane tra le più carnali, libertarie e ribelli del Novecento. A differenza dei tanti scrittori invisi al governo, la persecuzione nei confronti di Arenas fu dovuta essenzialmente all’intolleranza del regime verso l’omosessualità, e l’accanimento contro la sua opera ne fu la diretta conseguenza. Nato nella provincia rurale di Oriente in condizioni di estrema povertà, Arenas dimostrò fin da bambino la sua abilità nella scrittura. Ancora adolescente, abbracciò la causa castrista e grazie al suo sostegno al regime poté beneficiare di una borsa di studio ed ottenne un posto di lavoro alla Biblioteca Nacional. Fu con la fine degli anni ‘60, in concomitanza con la dura campagna contro l’omosessualità promossa dal regime, che cominciò il lungo e doloroso viaggio di sola andata di Arenas. La pubblicazione in Francia del suo romanzo El Mundo Alucinante gli fece ottenere il Premio Medici come miglior romanzo straniero, ma allo stesso tempo divenne il pretesto della sua persecuzione in patria. Alla pubblicazione fece seguito infatti un’escalation di soprusi nei suoi confronti che culminarono con la reclusione presso il carcere di El Morro. Imprigionato poiché ritenuto un disadattato sociale, Arenas venne sottoposto ad un programma di riabilitazione, fatto di lavaggi del cervello, “rieducazione sessuale” e lavori forzati. In quest’inferno a picco sul mare egli riuscì a sopravvivere grazie alla scrittura: infatti ottenne la protezione degli altri detenuti scrivendo per loro le lettere da inviare alle famiglie. L’ondata di repressione dei comportamenti considerati antisociali continuò ad investire Arenas anche fuori dal carcere. Dopo due anni di prigionia infatti si ritrovò senza casa, depredato dei suoi manoscritti e completamente spogliato della sua identità. Iniziò così una vita da vagabondo, continuamente braccato dalle autorità, e fu in questo periodo che egli cominciò a scrivere, nascosto sugli alberi, il libro autobiografico che avrebbe ispirato Schnabel. Rievocando anni dopo questa fase della sua vita durante un’intervista, egli affermò di essersi sentito una non-persona, alla stregua di un personaggio uscito da 1984 di Orwell. Fu in quel momento che Arenas capì che l’unico modo per vedere riconosciuti i propri diritti era quello di andarsene dall’isola. Ci provò in vari modi: prima su una camera d’aria, avventurandosi senza successo nell’oceano, poi tentò di raggiungere la base americana di Guantanamo nuotando in un fiume infestato dai caimani. Alla fine riuscì, modificando il proprio cognome nei documenti, ad imbarcarsi legalmente insieme alle decine di migliaia di avversari politici ed indesiderati di ogni genere che partirono dal porto di Mariel nel 1980.
Una volta negli Stati Uniti, Arenas si impegnò a far conoscere la sua personale esperienza finendo per farsi espressione di tutti quei cubani che non avevano potuto urlare la loro sofferenza. E l’arma che utilizzò fu quella che in patria era resa innocua dalla censura, ossia la scrittura. Una scrittura sottile e sensuale, che celebrava l’amore carnale e che abbracciava l’edonismo avversato dal regime di Fidel, manifestando in questo modo la sua opposizione alla politica cubana. La maniera provocatoria con cui lo scrittore mise in versi la sua diversità rappresentò il suo modo di contrapporsi a chi lo aveva rifiutato proprio per questi motivi. “La bellezza per la bellezza è pericolosa per ogni dittatura, perché essa implica un ambito che va oltre i limiti che la dittatura assegna agli esseri umani; il suo territorio sfugge al controllo della polizia di regime che non può, pertanto, regnarvi”. Tuttavia l’esperienza al di là del mare instaurò in Arenas la convinzione che coloro che non riuscivano o non volevano omologarsi venivano emarginati sotto qualsiasi bandiera. Sospeso così tra due coste, con i piedi ancorati alla sponda che non lo tollerava appieno e con lo sguardo rivolto verso la terra che amava, ma in cui non si riconosceva più, decise di fuggire un’ultima volta, intraprendendo l’unico viaggio che gli avrebbe garantito la libertà.

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