“Una nuova amica”

Claire, toccata nel profondo dalla morte della migliore amica, si presta, in accordo con il marito, come aiuto e come sostegno morale, sia alla figlioletta di pochi mesi, sia al giovane vedovo. Quando, però, scopre un segreto scabroso su quest’ultimo, la sua vita prende una piega strana ed inaspettata. Anzi, non solo la sua, ma quella di tutte le persone legate, direttamente o indirettamente, all’amica scomparsa.

Ancora una volta il regista francese Francois Ozon offre al pubblico un’ulteriore analisi delle possibili variabili della sessualità umana, su cui ha basato da sempre la sua cinematografia. Difatti, i segreti inconfessabili, le pulsioni represse, le doppie identità e le complicità liberatorie, costituiscono le travi sulle quali è costruita quest’ultima regia. Da grande, talentuoso e raffinato cineasta, egli elabora un racconto di Ruth Rendell e porta sullo schermo personaggi privi di confini chiari e netti, in quanto ritiene che ogni ruolo ed ogni genere sessuale possa essere scambiato, sia all’interno di un qualunque legame d’amore o d’amicizia, sia all’esterno, nella società borghese. Il risultato è sicuramente interessante, anche se arriva allo spettatore freddo e non proprio coinvolgente. Di certo, i precedenti nel cinema appaiono più riusciti, da “Victor Victoria” (1982) a “Ed Wood” (1994)! Probabilmente la frase pubblicitaria “Almodovar incontra Hitchcock” di “Variety” è fuorviante: Ozon, infatti, ha adottato uno stile e scelto alcune soluzioni registiche al fine di rendere omaggio non solo ad entrambi i registi, ma pure a quel cinema americano degli anni 50-60 in cui gli interni delle case erano così puliti e perfetti da apparire fasulli. Nulla di più! Molto bravo è Romain Duris nell’apparire naturale in entrambe le identità ed a suo agio nel sottoporsi a torture, come la depilazione, per apparire un’autentica donna. Bravo Raphael Personnaz, già candidato come Migliore Promessa Maschile al Premio César 2011 e vincitore del Premio Swann d’Oro 2011 come Migliore Rivelazione Maschile al Festival du Film de Cabourg. Un po’ legnosa, invece, Anais De Moustier. I 107 minuti del film scorrono fluidi.

Consigliato a: che ritiene che le persone siano delineabili in categorie precise. Voto: 6,5.

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