Kennedy_a_Dallas

Utile idiota

“Ma tu ci credi all’oroscopo?”.

Vi hanno mai fatto questa domanda? Avete mai definito la vostra giornata in base all’oroscopo letto prima di uscire di casa?

In questi giorni di fine anno, tutto preso a tirare le somme degli ultimi dodici mesi, mi è capitato in mano un libro che risponde proprio a questa domanda: Libra, best seller del 1988, scritto da Don DeLillo.

L’autore, italo-americano nato nel ’36 da genitori molisani, ha raccontato qui i motivi ed i piani che stanno dietro all’omicidio Kennedy, alternando date, nomi e documenti con capitoli dedicati alla figura bistrattata, plagiata e più volte analizzata del presunto assassino, Lee Harvey Oswald.

Se non sapete di cosa sto parlando andate su Wikipedia alla voce Assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Vi aspettano ore di letture, nomi, pseudonimi, traiettorie di proiettili, false piste ed un generico senso di frustrazione causato dall’enigma irrisolto.

Se invece avete idea di quale sia l’evento storico che ha segnato l’America ed il suo subconscio sociale, politico e culturale, il romanzo di DeLillo sarà un’interessantissima lettura ed anche un ottima idea regalo last minute.

Il 22 novembre 1963, durante una visita a Dallas, Texas, il 35° Presidente degli Stati Uniti d’America viene ucciso. Mentre sta attraversando la città con un corteo di macchine, vengono sparati 3 colpi di fucile dal terzo piano di un deposito di libri. Mentre il primo colpo va a vuoto, il secondo attraversa la schiena del Presidente uscendo dalla trachea. Pochi secondi dopo un terzo colpo ne centra il cranio, nebulizzando ossa e materia grigia sul baule della limousine presidenziale: una Lincoln Continental blu.

Se finisce qui la mia esposizione dei dettagli sull'accaduto, ammetto di provare un piacere morboso nel raccontarvi momenti e ricostruzioni, non è affatto breve la descrizione che DeLillo fa di questi eventi. Il romanzo va infatti ben oltre quella fatidica data del 1963. È con l’infanzia di Oswald, l’Assassino Americano con le A maiuscole, che inizia la storia.

Il piccolo Oswald perde il padre ancor prima di nascere e gira gli States con la madre, alla perenne ricerca di lavoro. Come se la povertà non bastasse, il piccolo Oswald è anche dislessico e condannato a risultati scolastici negativi e altalenanti.

Se questi vi sembrano i presupposti perfetti per un sogno americano spezzato avete ragione, ma non è finita qui. Oswald infatti cresce, si avvicina al marxismo, entra nei marine a 17 anni e viene assegnato ad una base USA in Giappone, vola in URSS affascinato dal socialismo reale, poi si sposa, torna in America ed inizia a guardare a Cuba come prossima tappa del suo eterno girovagare. La sua vita è caratterizzata da una continua ricerca di qualcosa. Una patria, un’idea in cui credere e prima ancora una figura paterna che ciclicamente si materializza sottoforma di agenti del KGB, investigatori privati, falsi amici, agenti dell’FBI, tutti interessati a plasmare e sfruttare il piccolo debole uomo che si trovano davanti.

Libra non è un autobiografia ma un romanzo che parla della vita di Oswald. Come una sorta di big bang al contrario il romanzo è un vortice di capitoli, in cui si alterna il racconto di una vita con pagine dedicate all’organizzazione dell’omicidio Kennedy per volontà di esponenti della mala e di agenti CIA deviati e rancorosi.

Proprio il rancore funge da punto di contatto tra le due strutture narrative che si articolano nel libro. Se da una parte Oswald è intriso del rancore dovuto ad un sogno americano non realizzato da una vita incerta ed insignificante, dall’altra, anche le eminenze grigie che organizzano l’omicidio sono mosse dal rancore causato dal tradimento della Causa.

La Causa è quella cubana: la liberazione dell’isola caraibica da Castro e dal Socialismo. Gli interessi economici frustrati dalla rivoluzione si sommano qui alla volontà di alcuni esiliati cubani e di agenti CIA di scrivere la storia.

Kennedy però tradisce entrambi questi aspetti: non combatte Castro come dovrebbe, non crede abbastanza nelle operazioni nella Baia dei Porci e non fornisce supporto alla liberazione dell’isola da parte dei gruppi paramilitari addestrati dalla CIA.

Uccidere il Presidente, darne la colpa a Castro, liberare Cuba. Sono tre modi diversi per dire la stessa cosa. Scrivere la Storia.

Uomini delusi, sogni infranti, ideali traditi, rancori: migliaia di schegge magnetiche che si attraggono a vicenda disegnando nelle pagine uno schema perfetto fatto di coincidenze, collusioni e convergenze. Al centro di questo schema Lee Harvey Oswald, utile idiota manovrato, ingannato, posizionato come una pedina nel luogo giusto al momento giusto e col fucile dal calibro giusto.

La cosa più inquietante qui non è l’organizzazione perfetta di un complotto ai danni di una Nazione. Nemmeno la circonvenzione di un uomo mentalmente debole al fine di soddisfare le aspirazioni di loschi manovratori occulti. DeLillo, narrandoci la storia dell’omicidio Kennedy e di Harvey Lee Oswald, ci sputa addosso la consapevolezza che non saremo mai completamente artefici della nostra vita.

Anche se le nostre scelte e le nostre azioni possono metterci su un determinato sentiero, saremo sempre in balia di meccanismi e schemi a noi estranei, disegnati da manovratori occulti o nella maggioranza dei casi dalla terrificante casualità.

Oppure, peggio ancora, da un oroscopo letto prima di uscire.


Libra, Einaudi, Torino, 2008.

Leave a reply

*