Vendetta Olimpica

«Quando vi sarà finalmente pace forse noi potremo perdonare gli arabi per aver ucciso i nostri figli, ma difficilmente sarà possibile fare lo stesso per averci obbligati a uccidere i loro.» (Golda Meier)

I Giochi olimpici di Monaco di Baviera del 1972, fortemente volute come simbolo del riscatto del popolo tedesco dopo le Olimpiadi volute da Hitler nel 1936, sono ricordati invece come un evento di terrore e sangue. Alle prime luci del mattino del 5 settembre un commando di guerriglieri palestinesi, appartenenti ad uno dei gruppi di liberazione armata per la liberazione della Palestina tra i più in vista in quel periodo, “Settembre nero”, fece irruzione nella cittadella olimpica entrando nella palazzina ospitante la squadra olimpica israeliana. Alle 1.30 del 6 settembre, dopo varie negoziazioni (i terroristi volevano la liberazione di 243 palestinesi detenuti in Israele in cambio dell'incolumità dei sequestrati), il trasferimento in aeroporto dopo la richiesta dei sequestratori di avere pronto un volo per la Tunisia e lo scontro a fuoco con la polizia tedesca, era tutto finito: un poliziotto, un pilota, cinque degli otto attentatori e tutti e undici gli ostaggi erano morti.

Nel 2005 nelle sale cinematografiche uscì un film il cui prologo recitava: “Nel 1972 il mondo è testimone dell'assassinio di 11 atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco, questa è la storia di quanto accadde dopo..”. Munich, il film diretto da Steven Spielberg e tratto dal libro inchiesta Vendetta del giornalista George Jonas, racconta (in maniera romanzata) l'operazione segreta voluta dalla premier israeliana Golda Meir in risposta all'attacco compiuto a Monaco dal gruppo terroristico creato nel 1970 dai fedayyìn palestinesi.

I fatti di Monaco avevano macchiato i Giochi in maniera indelebile, e mentre continuavano a scorrere ininterrottamente le immagini dell'accaduto risprese dalle televisioni di tutto il mondo ed Israele piangeva ancora le sue vittime, Golda Meir riuniva i capi dell'intelligence israeliana per organizzare un'azione che sarebbe rimasta segreta per alcuni anni prima di essere portata alla luce: l'operazione “Collera di Dio”. La prima donna a guidare il governo del suo Paese infatti, dopo aver dato ordine di colpire con degli attacchi aerei diversi campi profughi palestinesi in Siria e Giordania, decise di creare una squadra top secret a cui affidò il compito di stanare ed uccidere chiunque fosse stato coinvolto nell'attacco di Monaco. Il Mossad iniziò così a raccogliere informazioni sul nucleo operativo responsabile della strage. Dopo neanche un mese dal massacro i servizi di sicurezza israeliani avevano già stilato una lista, “La lista di Golda”, con indicati i nomi di dodici uomini ritenuti gli organizzatori e i mandanti dell’attacco. Golda Meir diede il via alla formazione della squadra, denominata Comitato X, la quale avrebbe agito in modo del tutto autonomo ed indipendente, senza nessun collegamento ufficiale con il governo e senza preoccuparsi della legge e della sovranità internazionale. Gli uomini che ne avrebbero fatto parte avevano l'obbligo di dimettersi dal Mossad, rinunciare alla pensione e alla cittadinanza israeliana. A capo del gruppo la premier mise Michael Harari, veterano delle operazioni speciali dei servizi segreti israeliani, il quale, sotto falso nome, stabilì il suo quartier generale a Parigi ed iniziò a scegliere accuratamente i membri della sua squadra che avrebbero preso parte alla vendetta per il massacro di Monaco. Una volta formato il gruppo iniziarono le operazioni: tra l'ottobre e il dicembre del 1972 vennero uccisi Abdel Wael Zuaiter e Mahmud Hamchari, ritenuti rispettivamente rappresentanti dell'OLP in Italia ed in Francia. Il primo, amico di Moravia e Pasolini, venne crivellato con undici colpi di pistola a Roma, il secondo morì un mese dopo l'esplosione di una bomba piazzata sotto il telefono della sua abitazione a Parigi. Nel 1973 il rappresentante del Fatah a Cipro morì dopo l'esplosione di un ordigno piazzato sotto il letto della sua camera all'Olympic Hotel di Nicosia. Nell'aprile dello stesso anno a Parigi un professore di giurisprudenza, sospettato di aver fornito armi a Settembre Nero, fu ritrovato in strada, colpito a morte da undici proiettili. A questi omicidi fecero seguito diversi assalti da parte di un commando israeliano in Libano in cui morirono altri obbiettivi presenti nella lista. Dopo nuovi omicidi ad Atene, Parigi e Roma, riuscendo sempre a depistare le indagini, la squadra di killer iniziò a concentrare le ricerche su Ali Hassan Salameh, soprannominato il “Principe rosso”, l'operativo di Settembre Nero che avrebbe architettato il massacro di Monaco. Ritenendo di averlo localizzato in una cittadina norvegese, il Mossad si diresse sul luogo ma uccise erroneamente un cameriere marocchino, che somigliava a Salameh. La conseguente cattura di sei agenti del Mossad da parte delle autorità norvegesi, il fallimento di altre operazione in cui vennero coinvolti civili e lo sdegno internazionale per la morte di persone innocenti per mano del Mossad, condussero Golda Meir ad interrompere l'operazione.

Nonostante la morte di Golda Meir il Mossad non abbandonò mai l'obbiettivo di uccidere Salameh, che nel frattempo aveva stretto ottimi rapporti con gli Stati Uniti. Quando l'occasione si presentò, nel gennaio del '79 a Beirut, il Comitato X si fece trovare pronto e dopo anni di ricerche riuscì ad eliminare, con un attacco dinamitardo, quello che era stato il bersaglio più ambito della lista di Golda. L'operazione “Collera di Dio” tuttavia non venne mai considerata un completo successo dato che al Mossad sfuggì l'ultimo uomo della lista, Mohammad Oudeh, che sopravvisse ad un agguato del gruppo di Harari e che passò il resto della sua vita in esilio a domandarsi se in realtà la lista non fosse stata altro che un semplice pretesto per eliminare le personalità palestinesi più in vista, i politici e gli intellettuali, piuttosto che i reali organizzatori della strage delle olimpiadi. A chiedersi, insieme a molti altri, se più che per la vendetta, la lista non fosse stata stilata per fare terra bruciata attorno alla leadership dell'OLP.

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