Xavier Rudd & The United Nations live a Carroponte

Xavier Rudd, cantautore e polistrumentista australiano, famoso non solo per la sua bravura come one man band, ma anche per il suo forte interesse ai diritti dei popoli, vegano, surfista, musicista, e vero e proprio sex symbol, arriva nel centro nevralgico della musica live dell’estate milanese: il Carroponte.

Sappiamo fin dall’inizio che non  porterà il suo classico show da one man band, (e quindi non ci sarà l'insolito macchinario che fonde batteria, batteria elettronica, campionatore, due didgeridoo e microfono), ma che è qui per presentare il suo ultimo album “Nanna” con la band United Nations che raccoglie vari strumentisti talentuosi di tutto il mondo.

Fa caldo in città, e spesso è difficile riuscire a scordarsi dell’afa e dello smog, ma come Xavier sale sul palco tutti sembrano dimenticare di essere in una metropoli. Colori, suoni, allegria e tanto tanto (inaspettato) reggae; ebbene si, perché il disco Nanna si stacca completamente dai vecchi lavori dell’artista, dove da solo portava una miscela di blues, rock, pop delicato e armonioso senza mai far mancare qualche “bizzaria” musicale. Abituato allo stile Rudd fatico un po’ ad adeguarmi, e posso subito notare che è un bravissimo frontman, e si vede che ha incorporato bene un genere che “non gli appartiene”, nulla da dire! Gli United Nations sono eccezionali, ogni volta che possiamo godere di un solo degli strumentisti ci rendiamo conto che Xavier sa scegliere bene con chi lavorare, basti pensare che per tutto il progetto Nanna ha collaborato con Errol Brown storico produttore discografico di Bob Marley.

Insomma, Sesto San Giovanni è in festa, Xavier non solo ci fa ascoltare la sua ultima fatica, ma (con il suo cilindro piumato) ci fa rivivere le perle più famose dei suoi dischi precedenti come: Let Me Be, Follow the Sun, Spirit Bird, Up in Flames e Lioness Eye troncata (ahimè) dopo pochissimi minuti.

Rudd ha portato una serata di felicità e allegria a Milano, dove il pubblico ha ballato, si è emozionato, ed ha anche cantato a occhi chiusi. Alla fine però, una sensazione un po’ agrodolce mi è rimasta nelle viscere: il concerto bellissimo ma, tirando le somme, quello che ho visto e sentito “non è Xavier Rudd” o, più precisamente, è Xavier Rudd che fa reggae. Nulla da dire al genere, neanche alla bravura, ma è come vedere Cristiano Ronaldo giocare bene a pallacanestro. Per mio gusto personale mi sarei visto volentierissimo due concerti bene separati: gli United Nations e, il giorno dopo, Xavier Rudd, in modo da potermi godere un gruppo dalle capacità musicali incredibile, e il bravissimo Xavier fare ciò che lo ha reso famoso: le sue geniali sperimentazioni.

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