Zucchine, peperoncini e mais in quel di Ayr, Queensland

Eravamo stati in quell'ostello di Ayr per due settimane e ancora non lavoravamo. I motivi, o le scuse, erano sempre diversi: una fattoria era in ritardo col raccolto, un'altra non assumeva italiani perché aveva avuto grane con un italiano una volta, un'altra voleva solo ragazze asiatiche. Era inutile discutere: i discorsi morali non funzionavano da quelle parti. Loro erano pragmatici, e se il pragmatismo li portava alla discriminazione razziale e all'ingiustizia, così era la vita.  Alla fine Kenta si era stufato, aveva comprato una tenda e si era trasferito in un campeggio lì vicino dove si diceva avessero migliori contatti con i fattori. Io lo seguii dopo un paio di giorni e andai a vivere in tenda insieme a lui.
Kenta iniziò a lavorare quasi subito perché i maschi erano sempre richiesti nei campi. C'erano fattorie che assumevano quasi solo europei, perché dicevano che fossero più robusti. Altre preferivano gli asiatici, perché li consideravano più leali e obbedienti. Per le ragazze era più difficile. Una fattoria cominciò ad assumere asiatiche per l'imballaggio dei peperoni, ma io non avrei potuto essere scambiata per asiatica nemmeno da un cieco.
Mi chiamarono dopo dieci giorni per raccogliere zucchine in una fattoria per più di dieci ore di fila al giorno, sabato incluso, con un'unica pausa di venti minuti. Si passava la giornata chini, sotto il sole cocente del Queensland, ad ammassare zucchine su un braccio, mentre con l'altro, muniti di coltello, si recidevano i vegetali dalle loro piante e li si raccoglieva da terra. Non ci era concesso fermarci per più di qualche secondo: i supervisori ci osservavano e ci rimproveravano senza sosta. Molti si imbottivano di antidolorifici da settimane per sopportare gli inevitabili crampi alla schiena e alle spalle. Fui fortunata: venni licenziata in tronco il secondo giorno, come successe a molti altri, perché mi accusarono di aver lasciato indietro troppe zucchine. In realtà fui incolpata ingiustamente anche per le mancanze di un irlandese che lavorava sulla mia stessa fila, ma il mio senso morale mi impedì di tradirlo e così pagai anche per lui. 
Era difficile. Kenta lavorava come un pazzo, e quando tornava stanco dai campi fumava una canna dietro l'altra e diventava assente e intrattabile. Io odiavo non avere un lavoro e per evitare i suoi frequenti malumori andavo a ubriacarmi con gli inglesi e i tedeschi del campeggio. Bevevamo goon, vino australiano economicissimo e di pessima qualità, in cartoni da quattro litri che provocava dei postumi atroci, ma almeno ci faceva passare qualche ora di allegria. Una sera la situazione con Kenta degenerò. Non ricordo nemmeno come successe, ma dopo un litigio lui mi prese a calci, io tentai stupidamente di restituirglieli e me lo trovai in men che non si dica con le mani alla gola. Lo fermarono quando mi sentivo già soffocare. "Devi stare attenta con lui", mi consigliò l'amico che l'aveva fermato. "Era un cocainomane e faceva i lavori sporchi per la Yakusa, te l'ha detto, no?". Sì, certo, me l'aveva detto.
Decisi di andarmene provvisoriamente da un fijiano che avevo conosciuto una sera mentre facevo una passeggiata da sola per Ayr. Tornai qualche giorno dopo perché il campeggio mi aveva telefonato per dirmi che c'erano da raccogliere peperoncini per qualche giorno in una piccola fattoria. Kenta si inginocchiò davanti a me e mi chiese scusa alla maniera giapponese per i calci che mi aveva dato. Lo trovai patetico. Ma soprattutto mi faceva una pena infinita. Lo perdonai, ma cominciai a evitarlo più di prima: la sera lui andava a drogarsi con gli altri giapponesi, io socializzavo e bevevo goon con gli europei. Eravamo sempre esausti e doloranti. Alcuni avevano sviluppato reazioni cutanee ai pesticidi, altri erano stati aggrediti da campagnoli locali xenofobi che ci accusavano di rubare loro il lavoro.
Quando finirono i peperoncini mi mandarono a lavorare nei campi di mais del governo. Le condizioni di lavoro erano decisamente più umane: gli orari erano sostenibili, il supervisore si preoccupava che bevessimo abbastanza acqua e ci portava la crema solare da mettere durante le ore di lavoro. Mi insegnò a guidare una specie di trattore con delle braccia ai lati, sulle cui piattaforme stavano altre ragazze che pulivano le piante femmina, affinché venissero fecondate dal polline maschile. Guidare quel trattore in mezzo ai campi fu il mio lavoro fino alla fine della stagione della pulitura del mais.
A quel punto comprai un biglietto del bus e me ne andai su a Cairns, da sola. Rividi Kenta a Sydney un mese dopo. Lo avevano licenziato perché aveva preso a calci un suo collega senza motivo, ma non rimpiangeva il suo vecchio lavoro nei campi: la sua pelle era ancora segnata dall'allergia ed aveva già quasi finito tutti i suoi soldi comprando erba ed LSD a Nimbin. "Però alla fine siamo stati felici lì, è stato divertente non ti pare?", mi chiese una volta. Era stata dura. Ma non riuscii a dargli torto, nonostante tutto. Credo che in fondo sia stato divertente.

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